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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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Vorrei farti i complimenti per questo articolo, secondo me molto utile. Prendendo in esame solo il modello basilare, si permette di capire bene il discorso anche a chi è ignorante in economia e matematica. D'altra parte viene chiaramente e correttamente segnalato che, appunto, l'analisi parte da un modello molto semplificato e che quindi una buona spiegazione della realtà empirica potrebbe richiedere un approfondimento o un'integrazione del modello. A me farebbe piacere vedere più articoli di questo genere sia su NFA che nell'informazione in generale (lo so, not going to happen). Credo che per porre le basi di un cambiamento della qualità, al momento scarsissima, del dibattito pubblico in Italia, sarebbero necessari interventi come questo che spiegano le basi a chi non se ne intende, consentendo poi di sviluppare e complicare il discorso. Altrimenti si rimane bloccati fra gli slogan immotivati e propagandistici dei vari giornali/tg, e discussioni magari serissime ma incomprensibili ai più. Gli elettori, in media, non possono aver accesso a un dibattito di livello universitario (spesso, nemmeno a livello di economia trattata in una scuola superiore decente), quindi è ovvio che si lascino convincere dalle sparate della lega, o del sindacato, o del primo che passa.
 Altra cosa che ho apprezzato è il non nascondere che le soluzioni proposte non sono vantaggiose per tutti, e sul breve periodo potrebbero anche essere svantaggiose per la maggioranza. Discorsi del genere ormai non si vedono più nei mass media, ogni politico o commentatore vuole far credere che la sua soluzione sia magicamente vantaggiosa per tutti (o quasi) e subito. Al momento nessuna forza politica in Italia sembra avere la forza (o il coraggio) per proporre le "lacrime e sangue" sul breve/medio periodo, e non solo su temi economici; IMO così non si va da nessuna parte.

Entrando nel merito dell' articolo, a me sembra che il problema della scarsa offerta di lavoro al sud sia causato dalla classe dirigente marcia *ma anche :)* dal minore capitale fisico rispetto al nord. Che fare quindi? Chiudere i rubinetti, "resettare" la classe dirigente, e poi riaprirli almeno parzialmente? La mia preoccupazione è che una politica del genere potrebbe cementare il consenso attorno ai poli clientelari, invece di spazzarli via. Io non vedo una forza politica capace di affrontare l'inevitabile dissenso che i tagli creerebbero a sud, e ho paura che l'elettorato comincerebbe a rivolgersi in massa a chi promette di riaprire subito i rubinetti (vedi i recenti consensi di Lombardo e compagnia). Se la popolazione del sud italia sta beneficiando (o comunque lo crede) dallo status quo, la spinta al cambiamento non può che venire dall'esterno. Ma la Lega non ha abbastanza consensi, nè sembra intenzionata ad andare oltre gli slogan demenziali, ora che si è ritagliata il suo angolino al calduccio. Inoltre, vista la qualità della sua classe dirigente, non sono nemmeno tanto sicuro che al nord converrebbe una radicale autonomia, se gestita da quella gente. Più ci penso più la situazione mi sembra di stallo perenne. Magari uno shock tipo la bancarotta, o l'esclusione dall'Euro... d'altra parte, in un altro post si parlava di clima da birrerie berlinesi anni 20, e una recessione catastrofica chissà che effetto farebbe.