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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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Il tuo articolo mi sembra sostenere l'ipotesi che la compressione dei salari sia strettamente legata (generi la) alla compressione dei prezzi al consumatore finale. E' così? E se la compressione dei salari generasse solo e semplicemente minore potere d'acquisto dei sudisti e quindi più disoccupazione lasciando invariati i prezzi? Mi viene in mente, fonte TV, il prezzo della verdura. I prezzi a livello del contadino sono diminuiti del 15% mentre al mercato sono rimasti invariati.

Gente con meno soldi significa magazzini che tendono a non svuotarsi come in precedenza. Ed è tutto da dimostrare che l'eventuale aumento dell'occupazione superi, in effetti positivi, la sicura ed immediata diminuzione dei consumi. In realtà non credo all'automatismo né dell'una né dell'altra cosa ma visto che stiamo parlando attraverso modelli provo a buttarne là uno pure io. E poi come si può essere sicuri che a salari minori debba corrispondere una maggiore occupazione? In linea teorica potrebbe già essere ma come avere la sicurezza che al sud non ci sia già, per quando riguarda domanda e offerta di lavoro, un equilibrio sostanziale e che i fattori discriminanti non siano, ad esempio, mafia, camorra, corruzione, mentalità ecc?

Dai salari dipendono i prezzi, altrimenti basterebbe alzare i salari per aumentare il potere d'acquisto... se diminuisce la disoccupazione aumenta il prodotto, il reddito disponibile per consumi e risparmi.

Dai salari dipendono i prezzi

Perchè i prezzi sono determinati solo e unicamente dai salari? Magari per gli avvocati è più o meno così, per un operaio fiat, ad esempio, assolutamente no. Come si comprimono i salari così si possono comprimere anche i profitti ed i prezzi rimanere stabili.

Sì, in gran parte sono determinati dai salari. Circa tre quarti dei redditi percepiti vanno al fattore lavoro. Inoltre, senza introdurre ulteriori complicazioni (a volte necessarie), nei mercati concorrenziali il profitto è già al minimo indispensabile (aziende che producono gli stessi prodotti con strutture di costo analoghe non hanno molto margine di manovra in questo senso).

Quindi si propone di farsi concorrenza comprimendo i salari. Soluzione davvero smart, è questo che vogliamo per l'Itaglia.

In sostanza si, almeno per il sud. Non dimenticare però che questo porterebbe maggiore occupazione, e per i neo occupati il salario (da 0) aumenterebbe.Inoltre alcuni lavoratori sarebbero comunque in grado di mantenere i salari attuali.Gli effetti sul reddito pro capite medio potrebbero essere sia positivi che negativi.

Rispondendo al tuo post di iniziale, è impossibile che la disoccupazione aumenti abbassando i salari: sarebbe come a dire che un datore di lavoro disposto ad assumere qualcuno per 1000€ non lo assumerebbe per 900!

Quanto ai prezzi di beni e servizi, Sandro prima semplificava: un minore costo della manodopera produce un minore costo dei beni, il prezzo dipende dall' incontro tra domanda ed offerta. un minor costo consente un minor prezzo, lo determina davvero solo in regime concorrenziale.Nel tuo esempio, i prezzi al mercato diminuiscono se i mercanti hanno un margine sufficiente e hanno concorrenza nella fornitura.

Infine, giusto per essere chiari, sono convinto che una riduzione dei salari minimi al sud avrebbe effetti positivi già nel breve termine finchè parliamo di dipendenti privati, ma se come auspico venisse accompagnata da riduzione numero e salario di quelli pubblici il discorso cambia: mi aspetto lacrime e sangue subito e miglioramento dell' economia negli anni.

Primo, mi scuso perché sono in partenza e starò via per circa una settimana, non potrò quindi partecipare pienamente al dibattito. Vedo comunque che la mia presenza non è strettamente necessaria. Marcello ha spiegato bene i termini del problema.

A quelli a cui fa tanto orrore una strategia di sviluppo che sfrutta la maggiore disponibilità del fattore lavoro e quindi la possibilità di usarlo a prezzo più basso, va ricordato che:

1) questa è stata una importante componente della strategia di sviluppo italiana (ai tempi del miracolo economico) e di tanti altri paesi; la strategia sembra funzionare abbastanza bene, man mano che procede l'industrializzazione e lo sviluppo i salari crescono in modo che è economicamente sostenibile.

2) Non sono affatto contento di suggerire un abbassamento dei salari, sarei molto più contento se fosse possibile raggiungere la piena occupazione al Sud mantenendo i salari al livello di quelli del Nord (anzi, tanto che ci siamo, perché non al livello di quelli tedeschi?). Però non è possibile, perché la domanda di lavoro al Sud è più bassa. Quindi, se non piace una strategia che permette ai salari di raggiungere il livello di equilibrio, bisogna accettare il fatto che quello che proporre il mantenimento di salari fuori equilibrio al Sud ha come conseguenza il mantenimento di una situazione permanente di disoccupazione e pervasività di precariato e lavoro nero. Questo mi piace ancora meno e non conduce ad alcuna dinamica di sviluppo. Se poi qualcuno ha brillanti idee per far spostare a destra la curva di domanda di lavoro, che le dica.

3) Se si ritiene che la riduzione dei salari al Sud genererebbe problemi drammatici di povertà e disuguaglianza, ci sono vari strumenti che possono essere usati per alleviare il problema. Tagli delle tasse per i redditi più bassi, sussidi al consumo di beni essenziali quali istruzione e sanità etc.  Imporre per legge salari più alti è un modo molto inefficiente per affrontare problemi distributivi e di povertà; il maggiore reddito che va agli occupati è ottenuto di fatto riducendo i livelli occupazionali, il ché rappresenta una perdita secca per la società.

Siccome si parla di settore privato mi viene da chiedervi una semplice cosa: ok, se si adottassero salari di equilibrio si avrebbe maggiore occupazione (tutti più contenti..), tuttavia è giusto omettere il livello di produzione? Mi spiego meglio, il modello è chiarissimo senza dubbio, però c'è una variabile da valutare attentamente, ossia la produzione aziendale. Semplifico: se un'azienda A produce 100 beni al mese sfruttando 100 impiegati (ognuno produce 1 bene al mese) pagati ognuno 1€ al mese, non è detto che produrrà di più qualora ci fosse una riduzione del salario per impiegato (ad esempio 0.9€/m). Probabilmente ci sarà una riduzione del prezzo finale di vendita del bene prodotto, ma non è automatico che l'azienda assuma più personale. Un adetto produce sempre la stessa quantità, altrimenti viene licenziato, o sbaglio? Questo vale per tutte le aziende presenti nel territorio.

Sono d'accordo sul fatto che qualora si riducesse il costo del lavoro si ridurrebbe anche il prezzo finale di vendita dei beni, tuttavia non è automatico l'aumento della produzione... di conseguenza riterrei che l'aumento dell'occupazione non è sempre verificabile.

Chiaramente a livello di singola azienda è azzardato fare previsioni, ma a livello aggregato troverei molto strano che ad una riduzione del costo del lavoro non corrisponda un' aumento dell' ocupazione.E che a questo non corrisponda un'aumento della produzione: i nuovi impiegati avrano una resa inferiore all'attuale salario minimo ma pur sempre positiva.

Un adetto produce sempre la stessa quantità, altrimenti viene licenziato, o sbaglio? Questo vale per tutte le aziende presenti nel territorio.

No, qui c'è un errore fondamentale: l' addetto pagato 1 deve produrre più di 1 per tenersi il posto, quello pagato 0,9 basta che produca più di 0,9.Per questo diventa possibile abbassare i prezzi.O assumere il 101esimo lavoratore che rende 0,91.

Tra l'altro confondi la diminuzione dei prezzi al consumo ed alla produzione.Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Infine, anche l'andamento dei prezzi al dettaglio non sarebbe così scontato: se chi si trova lo stipendio decurtato dovrà spender meno (soprattutto in beni "di lusso"), chi era disoccupato potrà spendere di più (soprattutto in beni di prima necessità).E non è escluso che l' effetto medio sia un' aumento dei prezzi.Ricorda che parliamo solo del privato: decurtare stipendi ed organici pubblici significa tagliare i trasferimenti dal nord ed è una perdita secca per le regioni beneficiarie (e viceversa per i contribuenti).

La riduzione dei prezzi di vendita è probabile come ho specificato nel primo post, e accompagnato da una logica di microeconomia. In un mercato concorrenziale mi aspetto che chi produce ad un costo inferiore rispetto ai competitors debba vendere il prodotto ad un prezzo relativamente più basso, altrimenti si rinuncia esplicitamente ad una fetta di mercato. La questione è che se l'azienda si ritrova con minori costi di produzione, è quasi normale attendersi una riduzione dei prezzi di vendita...in questo modo, probabilmente, avrà un trend di vendita in rialzo...e quindi, probabilmente, un aumento di produttività che giustifica l'assunzione di più dipendenti.

Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Mi stai dicendo che il sud diventerà la cina dell'italia? Costi più bassi di produzione al sud che incentiverebbero nuovi investimenti delle aziende del nord nel meridione?

 

Sulla prima parte sono d'accordo.

Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Mi stai dicendo che il sud diventerà la cina dell'italia? Costi più bassi di produzione al sud che incentiverebbero nuovi investimenti delle aziende del nord nel meridione?

Volevo dire che alcune aziende già oggi (ad esempio certi produttori di vino) vendono il grosso del prodotto altrove, e se la loro quota di mercato è relativamente piccola non mi aspetto grandi variazioni di prezzo per piccoli aumenti di produzione.Mi aspetto anche un'aumento degli investimenti (locali, nordici e stranieri) alla diminuzione del costo del lavoro, certo, ma non certo a livelli "cinesi".

Scusa se faccio un po' di confusione, sono informatico, non economista.