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Il meridione o i meridionali

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A me francamente l'idea che l'italiano sarebbe una imposizione della monarchia sabuda o del fascismo lascia assai perplesso .dal punto di vista storico

La mia impressione  è che non c'è stata una contrapposizione tra italiano e lingue locali che avrebbe visto l'oppressione del dialetto o un divieto del suo studio o, addirittura un'epoca d'oro in cui il dialetto sarebbe stato insegnato, prima che arrivassero le liberticide leggi italiane ad impedirlo
Molto più banalmente, c'è stata una convivenza, protrattasi per secoli,  basata sui reciproci ambiti di uso e applicazione: il dialetto soprattutto nella lingua parlata, l'italiano in quella scritta, senza grossi dubbi circa il fatto che era l'italiano la lingua da insegnare ed apprendere, perchè lo studio era necessario alla scrittura.

Se è infatti verissimo che tra un veneziano ed un napoletano sino all'arrivo di Carosello c'era un abisso di differenze linguistiche e culturali, è altrettanto vero che - nonostante ciò - erano (e sono) entrambi "italiani", legati da una cultura comune e da una tradizione comune fondate essenzialmente sulla lingua "italiana" e su ciò che in tale lingua è stato scritto: non solo le poesie di Dante e Petrarca, ma anche e soprattuto gli atti dei cancellieri, dei notai, gli editti, le leggi e così via: tutta roba scritta in latino sino a tutto il medio-evo, ma dal '500 in poi sempre più in italiano, a Venezia, come a Genova, Milano o Napoli.

A riprova di quanto affermo invito a leggere gli atti ufficiali della repubblica veneta, come per esempio le relazioni che gli ambasciatori della Serenissima dovevano fare al Senato, qui il link, che venivano redatte in italiano o a considerare il fatto che che ben prima dei Savoia o del fascismo, ma sotto gli Asburgo, nell'avanzato  lombardo-veneto preunitario, l'istruzione elementare era basata sull'apprendere a leggere e scrivere in italiano e non certo nelle parlate locali 

Dal punto di vista storico, la diffusione ed il "successo" dell'italiano hanno molto in comune con quanto è successo in Germania.
Anche la Germania non ha avuto nessuna unità politica sino a Bismark, ha fortissime tradizioni locali ed un'ampia diffusioni di dialetti/lingue, con un dialetto prevalente che solo col passare del tempo è diventato lo standard linguistico comune.
Copio/incollo da Wikipedia
"Normalmente viene considerato propriamente tedesco la lingua parlata nelle regioni settentrionali, in particolare nella città di Hannover. Quelle regioni, una volta da ascrivere al basso tedesco, hanno adottato una pronuncia molto vicina allo scritto. Questa parlata è anche il tedesco che viene normalmente studiato all'estero. Risulta quindi più difficile per uno straniero che studia il tedesco comprendere i dialetti dell'intero sud, specie il vocalismo e non pochi particolari del lessico dei bavaresi e degli svevi ed anzitutto degli svizzeri. Nonostante ciò, la conoscenza dello standard è frequente a tal punto da poter essere considerata perfetta e la forza dei dialetti regredisce già da molti decenni e di generazione in generazione. Una vera e propria situazione di diglossia" persiste solo nelle parlate svizzere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_tedesca
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetti_della_lingua_tedesca

Anche i tedeschi, come gli italiani, sono stati a lungo divisi in vari stati e staterelli, si sono spesso ammazzati a vicenda ed hanno avuto (oggi un po' meno) forti forze centrifughe anche dopo l'unificazione prussiana, basti pensare alla Baviera Freistaat indipendente e secessionista dopo la prima guerra mondiale e sino ad Hitler
Eppure, nonostante ciò, nessuno ha mai messo in dubbio l'esistenza di una "nazione" tedesca, per secoli divisa in tutto, ma unificata dalla lingua e dalla cultura, al di là del fatto che i suoi appartententi si sentissero anche (e magari soprattutto) bavaresi o svevi o prussiani o non sapessero scrivere o parlassero il dialetto di Monaco o di Berlino.

 

A parte il fatto che invece l'unificazione linguistica sia sempre stata tra le priorità dello stato unitario, a cominciare dal Manzoni, che ebbe l'incarico di occuparsi della cosa. E ci mancherebbe! Gli stessi sabaudi e Cavour in testa sapevano che era prioritario creare una lingua comune, per cementare il nuovo soggetto.

Tu porti esempi di diffusione della lingua italiana, che guarda caso, sono emblematici perchè rispecchiano l'uso dell'italiano (o del latino) proprio delle elites: ma quanti esempi, dalla letteratura al cinema, fino ai racconti diretti di nonni e padri potremmo portare per giustificare che, invece, la stragrande maggioranza dei nuovi italiani, proprio non si capiva una con l'altra allora fin'anche a pochi decenni fa? Se non altro perchè non esisteva un sistema di istruzione di massa e l'analfabetismo era la regola.

Quindi, per concludere, le motivazioni che porti mi sembrano le verità dei vincenti; allo stesso modo, se per esempio, mai si fosse fatta l'unità, oggi ti potrei dire che era ovvio! erano troppo divisi, la gente non parlava neanche la stessa lingua...