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Il meridione o i meridionali

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Come ho già osservato, (e immagino con qualche eccezione come il Veneto) i dialetti sono estremamente frammentati e relativamente poco conosciuti,

Obiezione tipica e conosciuta e gia' rispedita al mittente in un passato commento: questa e' la tipica situazione delle lingue reali in ogni luogo e tempo, eccettuati i casi di una lingua nazionale imposta da uno Stato nazionale.

Hai ragione, riformulo: i catalani hanno creato la lingua catalana ex post, e mi sembra realistico che il Veneto faccia qualcosa di simile.Quello che mi sembra impossibile e neppure desiderabile è che in parallelo si faccia lo stesso sforzo per Lombardo orientale ed occidentale, romagnolo, emiliano, piemontese, friulano e ligure (scommetto che ne ho pure dimenticata qualcuna).

Bossi non c'entra molto, la LN non ha (che io sappia) una concreta politica sulle lingue locali. Tutto dipende dalle preferenze dei cittadini che possono decidere sulla lingua anche se su altre questioni votano partiti diversi. In Veneto mi sembra che altre forze politiche (es PNV) siano piu' attive della LN nel chiedere il Veneto come lingua ufficiale.

I cittadini posson votare quando una lingua esiste.Per crare un lombardo orientale da insegnare nelle scuole ci vorrebbe qualcuno che codificasse quale variante insegnare (immagino ci siano già vari tentativi più o meno discordanti).Può essere un gruppo di intellettuali piuttosto di un partito, ma al momento non vedo proprio nulla.

Inoltre mi pare che il difetto peggiore dell' Italiano sia la scarsa diffusione, come altri ritengo più utile migliorare lo studio dell' inglese.

L'Italiano ha sia il difetto della troppo scarsa diffusione internazionale sia il difetto di essere lingua ufficiale per un numero troppo elevato di persone (gli italiani) che quindi crescono in un contesto di dannoso monolinguismo e centralismo linguistico, contesto che obnubila le capacita' intellettive, li rende piu' intolleranti e meno versatili nel comprendere le posizioni altrui, nuoce all'apprendimento di altre lingue.  Per questo motivo sarebbe utile - anche per la diffusione dell'apprendimento delle lingue straniere e dell'inglese - promuovere le lingue locali.

Mi sa che sono io a non spiegarmi bene.A me sembra che le due questioni (lingue locali ed inglese) siano sostanzialmente ortogonali: parlare due lingue aiuta un po' ad imparare la terza, ma è un' effetto secondario.E' chiaro che le mie preferenze son diverse dalle tue, ma per i miei eventuali figli preferirei 5 ore di inglese piuttiosto che 3 di inglese e 2 di lombardo orientale.

Non ho mai detto che la lingua locale sarebbe nociva, ma francamente mi sembra inutile.Se poi i miei concittadini optaranno diversamente pazienza, non è la prima volta che faccio il bastian contrario.

mi sembra realistico che il Veneto faccia qualcosa di simile. Quello che mi sembra impossibile e neppure desiderabile è che in parallelo si faccia lo stesso sforzo per Lombardo orientale ed occidentale, romagnolo, emiliano, piemontese, friulano e ligure (scommetto che ne ho pure dimenticata qualcuna).

Il friulano e' una lingua minoritaria perfino anche per la legge italiana, e in Regione stanno discutendo se insegnarla obbligatoriamente a Scuola e usarla ufficialmente per ogni attivita' pubblica.

Per quanto riguarda le altre lingue, non vi sarebbe alcun ostacolo sostanziale al loro riconoscimento e uso, se i residenti delle rispettive Regioni lo desiderasero: gli unici intralci verrebbero dallo Stato italiano la cui Casta ha una spiccata preferenza per l'italiano...  Per esempio, il meneghino (lombardo occidentale) e il piemontese hanno una grafia ufficiale, e con google puoi facilmente verificare che esistono siti wikipedia in lombardo, piemontese, veneto, ligure, friulano e anche emiliano-romagnolo.

Non mi risulta esistente una koine' lombarda orientale, ma sarebbe facilmente realizzabile.  Probabilmente a Timor Est hanno impiegato 1-2 anni a istituzionalizzare la loro lingua locale ufficiale, il Tetun. Vedo che esistono vocabolari, traduzioni e letteratura per il bergamasco che puo' essere considerato un dialetto del lombardo orientale.

Non dico che sia realistico o sicuramente utile nel breve periodo avere tutte queste come lingue ufficiali, tuttavia, avendo approfondito l'argomento dilettantescamente, personalmente sono favorevole all'uso e insegnamento di tutte queste lingue per i residenti che lo desiderano, e sono anche convinto che nel medio-lungo periodo sarebbe un grande vantaggio per tutte le Regioni indicate.

Mi sa che sono io a non spiegarmi bene.A me sembra che le due questioni (lingue locali ed inglese) siano sostanzialmente ortogonali: parlare due lingue aiuta un po' ad imparare la terza, ma è un' effetto secondario.E' chiaro che le mie preferenze son diverse dalle tue, ma per i miei eventuali figli preferirei 5 ore di inglese piuttiosto che 3 di inglese e 2 di lombardo orientale.

Le mie preferenze sono diverse dalle tue.  Io lavoro abitualmente comunicando in inglese, ma le conoscenze acquisite a scuola sono state minime (se ricordo bene 2-3 ore alla settimana privatamente nei tre anni delle medie e ultimi delle elementari e basta).  Quello che conta e' la pratica sia orale che scritta per il lavoro: in quel modo ho imparato una lingua che la scuola ha solo abbozzato.  Alla scuola statale ho imparato il tedesco, in cui sapevo molti anni fa anche fare una minima conversazione: oggi non ne sono piu' capace per assenza di pratica, e conosco meglio il francese che non ho mai imparato a Scuola ma solo praticato come residente in Francia e Svizzera. E probabilmente parlerei peggio tutte le lingue che conosco, incluso l'italiano, se non avessi studiato greco e latino a scuola.

Sono convinto da esperienza personale e dagli studi che conosco che la strada migliore per imparare bene nuove lingue non e' limitarsi all'italiano (ed eventualmente ad italiano ed inglese) ma coltivare piu' lingue.

per i residenti che lo desiderano

perfetto. io avevo capito, evidentemente male, che tu proponessi l'insegnamento obbligatorio. a questo punto dove sta il problema? io non lo vedo. magari si tratterebbe di decidere non a livello personale ma di scuola.

state parlando di una cosa in cui manca la domanda (mai sentito di richiesta di corsi di bitontino o alessandrino), non c'e' l'offerta (chi sarebbero i depositari di questo "colore locale"?) e pure il bene o servizio non c'e' o e' ancora nella fase di prototipo. Comunque sono curioso di vedere gli sviluppi di questo esperanto col segno meno davanti e moltiplicato per n.

Per quanto riguarda il bi- o tri-dialettismo, usual disclaimers apply: parlo 3 dialetti italiani e tutti da schifo, ne capisco qualcuno di piu', ma il piu' delle volte faccio finta :-)

Io lavoro abitualmente comunicando in inglese, ma le conoscenze acquisite a scuola sono state minime (se ricordo bene 2-3 ore alla settimana privatamente nei tre anni delle medie e ultimi delle elementari e basta). 

Io ho fatto 2/3 ore la settimana alle medie e i primi anni di superiori, ed alla fine ero in grado di conversare, con tutti gli strafalcioni del caso, anche se molti miei compagni non erano in grado di fare altrettanto.Credo che il problema fosse più nella qualità e durata dell' insegnamento (insegnanti discreti, ma ambiente terribile alle medie) che nel non insegnamento diuna terza lingua.

Quello che conta e' la pratica sia orale che scritta per il lavoro: in quel modo ho imparato una lingua che la scuola ha solo abbozzato. 

Credo sia inevitabilmente così per tutti.

Sono convinto da esperienza personale e dagli studi che conosco che la strada migliore per imparare bene nuove lingue non e' limitarsi all'italiano (ed eventualmente ad italiano ed inglese) ma coltivare piu' lingue.

Se il tuo obiettivo è il poliglottismo sono d'accordo, se vuoi migliorare l' inglese meno.

La mia esperienza è che il vero stimolo a migliorare le competenze linguistiche è la TV.

In Belgio tutti studiano due lingue a scuola, ma mentre i fiamminghi parlano un francese (mi pare) passabile ed un' ottimo inglese, i valloni parlano inglese poco meglio degli italiani ed hanno solo qualche rudimento di olandese.Invece gli olandesi monolingui parlano inglese come i fiamminghi.

Il motivo è semplice: la lingua è (era?) troppo poco diffusa per sostenere un' industria del doppiaggio, per cui nelle fiandre (ed in olanda) il grosso degli spettacoli sono in inglese o in francese con sottotitoli olandesi (a volte addirittura olandese con sottotitoli olandesi, che certi dialetti li capiscono solo i locali).Negli anni l' effetto è equivalente alla pratica.In Vallonia è tutto doppiato in francese.

Il motivo è semplice: la lingua è (era?) troppo poco diffusa per sostenere un' industria del doppiaggio, per cui nelle fiandre (ed in olanda) il grosso degli spettacoli sono in inglese o in francese con sottotitoli olandesi (a volte addirittura olandese con sottotitoli olandesi, che certi dialetti li capiscono solo i locali).Negli anni l' effetto è equivalente alla pratica.In Vallonia è tutto doppiato in francese.

Quindi se l'importanza dell'italiano venisse de-enfatizzata, per esempio istituendo bilinguismo ufficiale ovunque desiderato, ci sarebbero meno film doppiati in italiano, maggiore poliglottismo, e migliore conoscenza dell'inglese.  L'uso delle lingue locali comporta il duplice vantaggio di rendere gli scolari piu' versatili sia linguisticamente sia in generale, sia il vantaggio di de-enfatizzare l'italiano rendendo piu' semplice l'acquisizione di una buona conoscenza dell'inglese. Scommetto che se andiamo a verificare sul campo, sanno l'inglese meglio gli altoatesini ripetto ai toscani e agli italiani in genere.

Quello che mi sembra impossibile e neppure desiderabile è che in parallelo si faccia lo stesso sforzo per Lombardo orientale ed occidentale, romagnolo, emiliano, piemontese, friulano e ligure (scommetto che ne ho pure dimenticata qualcuna).

Per tua informazione Marcello: sul Corriere della Sera di oggi, supplemento del Veneto, c'e' la notizia che nei sette comuni cimbri dell'altopiano di Asiago sara' possibile imparare il Cimbro nelle scuole elementari, facoltativamente.

Nulla in contrario.Mi sembra difficile orgnizzarci intorno qualcosa che somigli al movimento catalano, utile o meno che sia.

mi sembra realistico che il Veneto faccia qualcosa di simile. Quello che mi sembra impossibile e neppure desiderabile è che in parallelo si faccia lo stesso sforzo per Lombardo orientale ed occidentale, romagnolo, emiliano, piemontese, friulano e ligure (scommetto che ne ho pure dimenticata qualcuna).

Caro Marcello, aggiungo un ulteriore commento a conferma della assoluta realizzabilita' dell'insegnamento delle lingue locali diverse dal veneto, in questo caso il ligure, dal Corriere della Sera di ieri:

Il governatore ligure

Burlando: corsi di dialetto nelle scuole

GENOVA - «Le lingue del territorio sono una ricchezza ed è sbagliato fare del loro uso una querelle politica». Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, da sempre è un sostenitore del dialetto. [...] io sono favorevole all' insegnamento del genovese a scuola. [...] Io sono orgoglioso del mio genovese e lo parlo appena posso. Con il console dei portuali Paride Batini non ci siamo mai scambiati una sola parola in italiano». Burlando difende poi la tradizione del teatro dialettale che ha avuto in Gilberto Govi un interprete di caratura nazionale: «Sarebbe assurdo - dice - che le nuove generazioni non fossero più in grado di capire i testi di Govi. Ma anche la bellissima "Creuza de ma" di Fabrizio De André nel tempo richiederebbe la traduzione a fronte».