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Il meridione o i meridionali

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Pensavo che la Mafai fosse una persona seria. In questo caso dimostra di non esserlo.

Sarebbe meglio che  i commentatori commentassero solo quello checonoscono, o almeno solo dopo essersi informati. Il fatto che la mozione a Vicenza è stata votata anche dal pd, tradizionalmente refrattario a certe ammissioni, avrebbe dovuto indurla a prudenza, invece il furore ideologico ha avuto il sopravvento.

La delirante Mafai di fronte a una vicenda che, in realtà, si commenta da sola nella sua evidenza oggettiva, e che sembra quasi il vessillo dell’iniquità, attestatasi  su una posizione aprioristica, cieca di fronte ai fatti e sorda al buon senso,  ha avuto la faccia tosta di chiamare in causa l’apartheid !

Prendendo le mosse da una posizione preconcetta, non si è data la pena di  appurare il fatto che i meridionali che hanno fatto il concorso al sud (diverso il discorso per i meridionali che hanno fatto il concorso al nord) non sono affatto vittime di apartheid (grottesca ed enorme baggianata), ma indebitamente protetti e avvantaggiati. Il nord, invece, è rewalmente discriminato e penalizzato.

È  penosa e fastidiosa la deriva melodrammatica nel partecipato compianto  dei furboni raccomandati (la vicenda in oggetto non è che l’incarnazione di una delle forme di sussidiarizzazione estorte in modo fraudolento dal sud), che, a dispetto della civilissima protesta, si insedieranno in posti che non hanno affatto meritato di occupare, e nel preconizzare improbabili scenari futuribili (esiste soltanto nella testa della Mafai la cacciata dei meridionali).

Sarebbe bastato informarsi per evitare di prendere un simile abbaglio ed esporsi al ridicolo.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/24/apartheid-della-scuola.html L' APARTHEID DELLA SCUOLA

Repubblica — 24 luglio 2009

Niente presidi che, pur risultati idonei (davvero? con quali criteri? i numeri non dicono nulla?)in un regolare (???) concorso, abbiano avuto la ventura, o meglio la colpa, di essere nati a Bari, Messina o Caltanissetta ( a guardare le cose in faccia, invece, per chi vuole lavorare a scuola al di sopra del Po, sembra una colpa essere nati al di sopra, non al di sotto, del Po) . Una mozione approvata due giorni fa dal Consiglio provinciale di Vicenza, e sostenuta dal senatore Paolo Franco, segretario della Lega Nord della stessa provincia, vuole che vengano esclusi da un eventuale incarico a Vicenza quei dirigenti scolastici che, nati in altre province italiane, abbiano partecipato lì a un regolare concorso e lo abbiano vinto. Quel titolo non dovrebbe avere, secondo il voto espresso dai consiglieri provinciali di Vicenza, nessun valore fuori della provincia nella quale il concorso si è svolto. Ognuno resti, dunque, a casa propria (falso: al concorso nelle regioni settentrionali, svoltosi davvero in modo regolare, hanno potuto partecipare tutti gli aventi diritto,  nessuno è stato escluso in base alla nascita o alla provenienza o alla residenza ) il certificato di nascita o il certificato di residenza). E a Vicenza entrino in servizio solo presidi veneti o, ancora meglio, solo vicentini (la contestazione non si fonda su questa pretesa). Chiamiamolo, se volete, razzismo o apartheid. E la cosa a dir poco sorprendente è che la mozione, proposta dall' assessore del Pdl, sia stata votata anche dai consiglieri del Partito Democratico, suscitando finora solo la protesta di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd del Senato. Chiamiamolo, se volete, razzismo o apartheid (!!!). E' possibile che, seguendo questo esempio, altre province del Nord chiedano, da domani, la esclusione o - perché no? l' allontanamento solo dei presidi, ma anche degli insegnanti o dei dipendenti pubblici nati al di sotto sopra della linea del Po. Prepariamoci al peggio, dunque. In un paese che si accinge, sia pure senza entusiasmo, a celebrare l' anniversario della sua raggiunta unità, da Vicenza viene un segnale diverso, ma da non sottovalutare. La Lega (un partito che governa una parte importante del Paese ed al quale appartiene il nostro ministro degli Interni) ha fatto scuola. E ci dà la sua lezione di storia patria: gli italiani non sono tutti uguali, non hanno tutti gli stessi diritti, come ci aveva insegnato a suo tempo il De Amicis del libro "Cuore" o, più recentemente e solennemente, la nostra Costituzione. No, gli italiani non sono tutti uguali. O, forse, secondo la Lega, ognuno potrà godere degli stessi diritti ma solo finché starà a casa sua, dove è nato: napoletani con napoletani, siciliani con siciliani e così via. Una linea che suona tanto più grottesca in un' epoca come la nostra contrassegnata dalla vicinanza e dallo scambio con altre culture, europee e non solo, dal moltiplicarsi degli scambi (non solo sul web), e dal diffondersi dell' idea di diritti umani validi per tutti, sempre e dovunque. E tuttavia, sarebbe un errore considerare la mozione approvata a Vicenza alla stregua di un caso isolato e un po' bizzarro di "leghismo". Quella mozione non è, purtroppo, che l' ultimo esempio di una cultura dell' apartheid o del razzismo. Pochi giorni fa, a Treviso, un bambino napoletano è stato prima irriso e isolato e poi di fatto obbligato a cambiare scuola. Sempre a Milano un autorevolissimo esponente della Lega ha proposto di riserbare alcuni vagoni della metropolitana ai soli milanesi. E come si farà, di grazia? Dovremo esibire una carta d' identità per entrare nel vagone? E potremo entrare in quel vagone anche se si scoprirà che siamo di Napoli o di Roma? Sembra, ahimé, che la Lega faccia scuola anche al di sotto del Po. Una consigliera comunale di Firenze del Pdl, che non sopporta, ha detto, la «puzza degli zingari e dei cinesi» ha infatti avanzato una analoga richiesta - vetture separate - al presidente dell' Ataf, l' azienda locale dei trasporti pubblici. Il presidente si è riservato di dare una risposta. (Ma a questo proposito vale forse la pena di ricordare che negli USA la battaglia per i diritti civili cominciò proprio il giorno in cui una donna nera, Rosa Parker, rifiutò di alzarsi dal posto che aveva occupato in un autobus, un posto che, all' epoca della segregazione razziale, era riservato ai bianchi.) Il razzismo, lo dimostrano questi ultimi episodi, è una malattia che rischia di diffondersi pericolosamente. Non si manifesta più soltanto contro lo straniero, contro chi ha una pelle diversa dalla nostra. Rischia ora di metterci, anche nel nostro paese, gli uni contro gli altri, a seconda del luogo nel quale siamo nati e cresciuti, nel quale abbiamo studiato o vinto un concorso. Una malattia da curare, fin dai primi sintomi. La mozione approvata a Vicenza, che vuole riserbati i posti di dirigente scolastico solo a coloro che sono nati in quella provincia  è un sintomo, non trascurabile di questa malattia che, se non combattuta a tempo può mettere a rischio qualcosa di molto prezioso: quel naturale riconoscerci tutti, in quanto italiani, appartenenti allo stesso paese e votati allo stesso destino (che pomposa e stucchevole retorica  salottiera calata dall’alto!). - MIRIAM MAFAI

 

 

Ecco un altro fanfarone che, sprolquiando, dà fiato al trombone.

L'ideologia mistificatrice e proterva anteposta ai fatti. Pare che gli unici accecati dai pregiudizi siano proprio quei commentatori salottieri che li imputano a sproposito ad altri

 

Dal blog di Gad Lerner

http://www.gadlerner.it/2009/07/23/vicenza-e-i-presidi-meridionali-che-vergogna.html

Vicenza e i presidi meridionali: vergogna

Giovedì, 23 Luglio 2009

Attendo di sapere che provvedimenti assumerà il Partito Democratico a livello nazionale contro i suoi consiglieri provinciali che a Vicenza hanno appoggiato la mozione del Pdl, per limitare la presenza di presidi delle regioni del sud negli istituti scolastici.
Mi auguro che giunga tempestivamente una sanzione, e nel frattempo vi faccio notare i guasti culturali profondi che sta causando la “presa di potere” nazionale della Lega Nord. Perchè un sentimento campanilistico e antimeridionale è sempre esistito nel settentrione, dai tempi dell’unità d’Italia. Ma prima della metà degli anni Ottanta, nessuna forza politica ha mai osato farne il proprio cavallo di battaglia. E ciò nonostante diffusi comportamenti sociali e pregiudizi culturali rendessero vantaggioso assumersi in carico tale detestabile “causa”. Vigeva una proibizione morale, prima che politica. Quella pulsione antimeridionale poteva anche essere redditizia, in termini di voti, ma nessun partito politico ha osato cavalcarla perchè esisteva una “costituzione materiale” della nazione che, semplicemente, lo proibiva.
Violato il tabù, il degrado ideologico si rivela contagioso e ora “sporca” anche il Pd. Urge un’azione di pulizia.


Dovrà attendere a lungo provvedimenti contro i consiglieri provinciali del pd, visto che la senatrice del Pd Marilena Adamo ha appena dichiarato:  «l’eliminazione delle disparità regionali nell’accesso alla carriera, nella scuola e in altri ambiti del pubblico impiego, è una priorità."

 

Anxia, par forza te vien l'ansia! Ma ti ga altre trojae da lexar? Ea Mafai, Lerner ... mancan soeo Magris e ZuConi, e dopo te ghe fato el pieno!

Non e' bene leggere tutto, soprattutto, non e' bene leggere cio' che i pennivendoli scrivono per guadagnarsi il pane, siano essi di destra che di sinistra, si chiamino Feltri o Mafai, Zucconi o BelPietro, sempre pennivendoli sono. Lezi Tex Willer, che xe mejo!

nomen omen o omen nomen ;-)

Ecco, Magris, appunto. 

La sua lettera aperta alla Gelmini è un altro urtante intervento trombonesco e grondante retorica patriottica fascista (nel senso storico)- come quello della Mafai del resto -  a cui ha dato adito la Lega. E' artificio retorico modestissimo quello che consiste nel replicare a posizioni non espresse dalla controparte o nell'amplificare ridicolizzandole o nel deformare posizioni accennate. Il sarcasmo che  intride la lettera elude, non sfiorandoli neppure, i nodi da cui ha avuto origine la questione. Forse, al pari di Mafai e Lerner, li ignora. Sarebbe stato meglio (nell’interesse del nord discriminato) spiegarli, anziché permettere che venissero sparati sui giornali titoli equivoci e mistificatori.

Certo che le sparate della Lega a giorni alterni affossano il nord: prestandosi alla strumentalizzazione, offrono il destro ai detrattori  di girare la frittata e accusare il nord foraggiatore del sud attraverso diversi canali (diretto, indiretto, trasversale, inverso). Oltre al danno la beffa.

Così ogni volta che si intavola questa spinosa discussione, anche chi è lontanissimo, addirittura agli antipodi rispetto a certe becere posizioni razziste e scioviniste della Lega (alcune manifestazioni che puntano alla pancia degli strati più bassi sono disgustose), quando punta il dito sulle magagne reali,  si trova a doverne prendere le distanze (senza avervi mai aderito!) e a doversi difendere dall’accusa implicita o esplicita di essere razzista, quando invece è discriminato negativamente e ben più aperto culturalmente degli accusatori rapaci.

Non ci sarebbe nessun bisogno di far teatro per aggregare intorno a supposti simboli identitari. Pragmatismo nell’affrontare problemi reali, non folklore!

Intanto che la Lega si esibisce in numeri circensi (strepita e occupa le pagine dei giornali), si compie quest’ultimo  scempio dei presidi.

La sua lettera aperta alla Gelmini è un altro urtante intervento trombonesco e grondante retorica patriottica fascista (nel senso storico)- come quello della Mafai del resto -

Concordo.  Comunque per essere equi e' corretto confermare che questo genere di ridicola e trombonesca retorica patriottarda si trova spesso anche negli articoli di Panebianco e Galli Della Loggia, e non oso immaginare cosa si trovi nei giornali di centro-destra e su Repubblica, che non leggo se non molto raramente.  Si tratta della crema della Casta che cerca di difendere il suo potere e i suoi lussi, giustificabili solo con insani e ridicoli ideali di uno Stato italiano fine a se' stesso (leggi: della sua Casta) piuttosto che strumento al servizio dei cittadini e unicamente fondato e possibile grazie al loro implicito consenso.

Certo che le sparate della Lega a giorni alterni affossano il nord: prestandosi alla strumentalizzazione

Non e' certo questo cio' che produce la carica dei 101 presidi della Magna Grecia in Lombardia, stai sicura.  La carica dei 101 viene dalla democrazia clientelare interna allo Stato italiano: porta piu' voti assumere come impiegati pubblici 101 presidi meridionali di quanti se ne perdono per qualche brontolio dei muli lombardi. E come bonus si ottiene anche l'applauso degli intellettuali tromboni di sinistra.

Stai pur sicura che anche se fai le proposte piu' ragionevoli moderate e utili del mondo non otterrai nulla in Parlamento se vai contro gli interessi elettorali di compravendita del consenso con i soldi dello Stato.  Gli unici progressi contro la logica della democrazia clientelare vigente nello Stato italiano sono possibili sono in tre modi:

  • sotto il ricatto di una minimamente credibile secessione del Nord (anche solo la Lombardia)
  • in situazione di emergenza per fallimento finanziario dello Stato centrale
  • come concessione ad un partito (oggi la LN) al solo fine di acquisire o mantenere una maggioranza al potere a Roma

 

I tromboni parlano di discriminazione del sud, ma la realtà è un’altra.

Oltre alla provenienza e alla destinazione dei presidi, interessante la distribuzione geografica degli  insegnanti di sostegno:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374981

 

Trasferimenti ottenuti con metodi truffaldini:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374711

 

L’importo delle pensioni di invalidità per chi ne ha reale bisogno è vergognosamente inadeguato e il sostegno a scuola è un sacrosanto diritto di cui deve godere l’allievo in difficoltà

Ma è inaccettabile che in una parte d'Italia pensioni di invalidità e sostegno scolastico prendano il posto dei sussidi di disoccupazione.