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Il meridione o i meridionali

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Interessante come venga usata da ex PC o nuovi PD: ma non era una volta la sinistra per le minoranze, i popoli e le lingue dialettali?

In Italia la sinistra e' stata prevalentemente massimalista e contro le diversita', come si lamentava E.Lussu durante i lavori della Costituente. Alla sinistra italiana piacciono apparentemente solo le minoranze atomizzate e facilmente comperabili e imbrigliabili dallo Stato centrale, come gli immigrati clandestini o le micro-comunita' pastorali albanesi e greche di qualche sperduta vallata. Piu' la sinistra e' massimalista e/o Casta, come in Italia, e piu' e' a favore dello statalismo centralista.  In Paesi relativamente all'Italia piu' progrediti e civili, come ad es. Francia, Catalogna e Scozia, la sinistra invece e' programmaticamente e operativamente a favore delle diversita', delle autonomie e anche delle lingue locali.

Sulla questione delle lingua, progo leggersi questo articolo dalla Gazzetta del Mezzogiorno, per capire quale sia la giustificazione dei fondi che il Nord deve dare al Sud: siamo nazione e lingua (finchè ne avremmo bisogno)

Ma come si fa, mi chiedo? Quanto si vuole procedere su questa strada ridicola delle rivendicazioni italiote, al solo fine di garantire la cassa piena?

Sulla questione delle lingua, progo leggersi questo articolo dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Grazie per il link.  Il pezzo contiene il solito retorico pastone meridionalistico e una falsita' storica tipica di tali pastoni:

A cominciare dalla guerra doganale del 1886, che per favorire con tariffe protezionistiche la produzione industriale del Nord, contro la Francia, finì in un vero disastro per la nostra agricoltura. E fuggirono nelle Americhe non solo i contadini pugliesi e calabresi, ma anche i piemontesi e i veneti altrettanto poveri. Quella grande emigrazione, un vero esodo biblico, fu una silenziosa rivoluzione di classe, partorita dalla disunità d’Italia.

Complessivamente la politica doganale dell'Regno d'Italia a fine '800 e' consistita in una serie di misure protezionistiche tra cui quella sicuramente di maggior impatto economico e' stato  il dazio sul grano che ha protetto l'agricoltura italiana e particolarmente ha protetto l'inefficiente agricoltura estensiva meridionale dalla concorrenza del grano proveniente dall'Europa dell'Est.

La politica protezionistica comprendeva anche dazi sui prodotti industriali per proteggere la nascente industria del triangolo industriale e di aree del Veneto, ma la misura piu' importante era proprio il dazio sul grano su cui hanno trovato convergenza gli interessi degli agrari del Sud e anche degli agrari del Nord.  A causa della massiccia evasione fiscale delle imposte catastali nel Sud Italia (nel regno delle due Sicilie non esisteva nemneno il catasto analitico, il catasto agricolo italiano e' stato completato solo nel 1956 superando una guerra pluri-decennale degli agrari meridionali contro cui F.Turati ha scritto parole di fuoco), gli agrari del Nord che pure avevano agricoltura in via avanzata di meccanizzazione e produttiva erano oberati di tasse di livello molto superiori rispetto ai Paesi oltre le Alpi e avevano necessita' anche loro - causa le tasse - di quella protezione di cui gli agrari meridionali avevano bisogno per la loro arretratezza e inefficienza, non compensate da massiccia evasione fiscale.  Quella non e' altro che l'Italia di oggi trasposta 100 anni fa.