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Il meridione o i meridionali

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quelli proposti dalla Lega sono degli obblighi che tendono a favorire alcuni a scapito degli altri, al solo scopo di riequilibrare una presunta distorsione registrata, a quanto si dice, nel fatto che moltissimi meridionali insegnino al nord

Quanto scrivi non rappresenta correttamente le argomentazioni della LN. Cota "virgolettato" dal corriere della sera dice piuttosto:

Quella che bisogna eliminare è la sperequazione che si crea dando esclusivo peso alla valutazione dei titoli scolastici, perché come sappiamo ci sono università più "generose" e università più "rigorose".

Riguardo a

Poi vorrei sapere se questo irredentismo linguistico è davvero sentito dalla popolazione locale o se non sia invece una proposta della Lega che finirà per imporsi, se ciò avverrà, solamente grazie al ricatto contro la maggioranza stessa di cui fa parte la Lega.

Le elites anche delle regioni padane sono schierate in netta maggioranza per l'italiano e contro le lingue locali.  Esiste tuttavia una piccola minoranza che va controcorrente ed e' a favore delle lingue locali. Le masse specie in alcune regioni usano le lingue locali e non amano l'imposizione del monolinguismo italiano, tuttavia sono per il momento imbrigliate da elites e anche gruppi di potere con influenza mediatica che esaltano l'italiano e trattano con disprezzo o al massimo paternalistica condiscendenza le lingue locali. In alcune regioni (Veneto, Friuli, anche Piemonte fuori Torino) non si puo' escludere che si affermi con il consenso democratico un bilinguismo come in Catalogna e Fiandre. Oggi la situazione e' molto arretrata, ma le precondizioni esistono. Resta invece totalmente implausibile ed escluso che la LN possa imporre qualcosa senza consenso democratico reale e massiccio. Se c'e' un pericolo autoritario questo viene unicamente dallo Stato italiano e dai fautori dell'italiano, come l'evidenza storica ampiamente documenta.