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Il meridione o i meridionali

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Questo periodo non lo capisco e non me lo aspettavo, da una persona intelligente e capace di intendere e di volere come te:

i "titoli" garantiscono una pesante distorsione a favore di chi studia al Sud (e la situazione è comune a tutto l'impiego pubblico). Essi sono, infatti, sostanzialmente taroccati, dal momento che le valutazioni date ai propri allievi - a qualunque livello del percorso formativo - si caratterizzano per una particolare generosità da parte degli insegnanti che operano nel meridione, a fronte di una preparazione media decisamente inferiore, come - è ormai persino inutile ricordarlo -  certificano i tests OECD-PISA.

Mi dici che c'entrano i test OECD-PISA (che, tutt'al più certificano il livello di preparazione medio fino alle scuole superiori) con i "titoli di studio"? Premetto che anche io sono per l'abolizione del valore legale del titolo di studio , che certifica il piacere tutto italiano per le "carte": se le "carte" sono a posto puoi fare quello che vuoi, dalle mie parti si dice (tradotto in italiano corrente-)): fatti il nome e vai a rompere le chiese.

Ognuno parla per sè, ma non ricordo insegnanti particolarmente generosi nei voti, anzi, e non ricordo particolari buchi nella preparazione rispetto agli studenti di altre parti d'Italia, o di Europa. Anche qui ci potrei mettere un anzi, ma sorvolo.

Potrei dire, anzi lo dico, che ho conosciuto un dipendente di un ministero, un lombardo, diplomato in ragioneria, un gran testa di ..... incompetente che stava prendendo "il pezzo di carta" grazie a quella legge idiota sui crediti per i dipendenti pubblici. All'Università di Milano. Potrei aggiungere che mio zio, Vincenzo Tafuri, che ha fatto parte per tanti anni dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, e per questo faceva parte delle commissioni esaminatrici dell'Ordine degli Avvocati mi diceva sempre: i più ciucci sono quelli che vengono da Milano. Tanto che la Gelmini è andata a Catanzaro, dove giravano le mazzette, non le Commissioni. Potrei dire che la mia amica milanese Dominique Dellisanti ha studiato da notaio a Napoli, da Caponi, perchè diceva che a Milano non capiscono niente. Difatti poi ha passato l'esame. Potrei continuare anche con altri episodi, con nomi e fatti, ma mi fermo.

Dire che il "pezzo di carta" è frutto della generosità degli insegnanti è semplicemente ingiusto, perchè generalizza e banalizza. Non ti manca intelligenza e capacità per dare un senso migliore alle tue parole.

Marco, a volte fai incazzare anche me che sono uno che non s'incazza mai! :-)

Fai incazzare perché, avendoti conosciuto, so che non sei per niente tonto, anzi, e che i numeri li capisci, eccome che li capisci.

Però ti fai prendere da questi campanilismi assurdi, e reagisci di scatto senza dare un'occhiata ai fatti e raccontandoci invece aneddoti personali - questa degli aneddoti dev'essere una caratteristica del piccolo imprenditore che frequenta nFA, devo dire, visto che anche Franco ha la stessa tendenza ... :-)

Cos'hai contro le statistiche? Le statistiche dicono quello che tu ti ostini a negare, non ci sono né santi né madonne. IN MEDIA (o, se vuoi parlar difficile possiamo anche confrontare distribuzioni e dire che una "domina stocasticamente" l'altra, ma spero non serva arrivare a questi estremi) gli studenti di scuola media e media superiore del Sud vengono promossi con più frequenza e ricevono voti molto più alti che quelli del Nord. Idem per i laureati, dove i 110 e Lode si sprecano.

Si dà poi il caso che tutte le statistiche di tutti i tests che controllano la preparazione effettiva dicano l'opposto, ossia in questi tests (ed in quelli PISA in particolare, che sono probabilmente i migliori) gli studenti che hanno frequentato le scuole del Meridione d'Italia fanno drammaticamente peggio di quelli che hanno frequentato quelle del Centro e, in particolare, del Settentrione (quelli di Trento e Bolzano, poi, sembrano Marziani).

I fatti son quelli, le statistiche son quelle. Magari puoi proporne una spiegazione diversa, un diverso meccanismo che generi regolarmente tali osservazioni, ma non puoi negare l'osservazione statistica sulla base dell'amico tuo o del conoscente o di quanto sa la matematica qualche amico mio professore a Napoli, suvvia!

Le statistiche dicono quello che tu ti ostini a negare, non ci sono né santi né madonne. IN MEDIA (o, se vuoi parlar difficile possiamo anche confrontare distribuzioni e dire che una "domina stocasticamente" l'altra, ma spero non serva arrivare a questi estremi) gli studenti di scuola media e media superiore del Sud vengono promossi con più frequenza e ricevono voti molto più alti che quelli del Nord. Idem per i laureati, dove i 110 e Lode si sprecano.

Innanzitutto mi scuso per i refusi nel mio commento, Capozzi e non Caponi,  Reggio Calabria e non Catanzaro, ma ero reduce da una cena, con inevitabile contorno di vino e limoncello.

Sulle statistiche: non le nego assolutamente, so ancora leggere. Ma i test PISA sono sugli studenti quindicenni e non hanno alcuna relazione con la votazione dello studente, ma solo sul suo grado cognitivo. Dire che un 7 in matematica al Sud equivale a un 4 al Nord è una forzatura, dai test PISA non si arriva ad alcuna conclusione del genere.

Inoltre il test PISA si ferma ai quindicenni, non abbiamo alcuna informazione sul percorso successivo, anche qui vorrei capire da dove esce il dato "i 110 e lode si sprecano". In cosa ? In Ingegneria Aereospaziale ? o in Lettere e Filosofia ? o in Sociologia ? o in "Scienze della Comunicazione"?

Perchè io non credo assolutamente che un ingegnere "meridionale" abbia meno capacità o cognizioni di uno settentrionale, tutt'al più quest'ultimo ha la possibilità di rapportarsi a un tessuto produttivo, mentre il primo molto meno, ma le differenze, salvo prova contraria se ce l'hai, si fermano qua.

Sulle lauree umanistiche ho già espresso il mio pensiero in un altro post: carta straccia. Se li includono nelle statistiche non ci posso fare niente, qui, se vuoi, ti do ragione a tonnellate, ma darsi ragione non serve. Servirebbe capire perchè le lauree umanistiche attraggono tanto a fronte di una quasi certa "disoccupazione intelletuale", oltre che a votazioni francamente fuori di testa, almeno al Sud.

Episodio personale (pensavi di essertelo scansato, eh?): due o tre anni fa ricevetti via e-mail un curriculum vitae di una tipa (forse ce l'ho ancora..), laureata a Salerno in Scienza della Comunicazione con 110 e Lode. Si proponeva come segretaria (ambiziosa..) ed era intestato così: "curriculae vitae".

Potrei dire che la mia amica milanese Dominique Dellisanti ha studiato da notaio a Napoli, da Caponi,

 

Capozzi, non Caponi, giusto per la precisione, avendo frequentato anche io la sua scuola.

Domanda per Michele (ammesso che riesca a vederla nel casino che è diventato questo thread): i test PISA sono oggettivi e dimostrano quanto tutti sappiamo.

Il fatto tuttavia che (i) al sud i professori sono di manica larga e/o (ii)  chi prende buoni voti al sud è sopravvalutato da dove lo si ricava ?

Assolutamewnte nessuna polemica, solo curiosità.

 

 

Il fatto tuttavia che (i) al sud i professori sono di manica larga e/o (ii)  chi prende buoni voti al sud è sopravvalutato da dove lo si ricava?

Dalle statistiche che ogni anno il MIUR pubblica sulle percentuali di promossi, di promossi con il massimo dei voti, di laureandi che si laureano con 110 e lode, eccetera. Non le ho sottomano, quindi mi scuso per stasera (tanto, scommetto che quel computer vivente di AL le avrà catalogate tutte in un file :-)) ma, credimi sulla parola, così è. Da molto, molto tempo. È un fatto che nessuno discute più.

Purtroppo, in entrambi i sensi dell'espressione "nessuno discute più"! :-)

Marco, è strano - o forse no? - come argomenti di questo tipo siano sempre in grado di produrre reazioni risentite e "compattamenti di fila", in nome di un malinteso orgoglio d'appartenenza territoriale.

A scanso d'equivoci - che ci siam parlati abbastanza a lungo, in quel di Firenze, e non mi pare il caso d'aver fraintendimenti - a me interessa davvero poco se una situazione possa essere collocata a Palermo oppure a Reykjavìk, così come non intendo stilare classifiche del tipo meglio/peggio.

Mi limito a considerare un problema reale, al di là di qualunque - sempre possibile - controesempio aneddotico, che riguarda le modalità di assunzione nei ranghi della PA. I punteggi - i titoli - sono influenzati, ad esempio, dal voto di laurea e non tengono conto della qualità della formazione ricevuta, solitamente correlata alla difficoltà affrontate per conseguirla, maggiori in atenei più prestigiosi che ragionevolmente possiamo ritenere più esigenti con i propri allievi. Se fa premio solo una votazione più alta, è ovvio che ne risultino avvantaggiati i laureati formati meno efficacemente. Se le università meridionali hanno caratteristiche qualitative mediamente inferiori - l'eventuale presenza di talune eccellenze non riesce a contare molto - il cerchio si chiude.

Ora, che sia vera l'ultima affermazione risulta da tutte le classifiche di qualità viste in questi giorni e, d'altra parte, anche a Villa La Pietra si è parlato di questo argomento: non riesco a trovare i links (ed ora, all'una di notte, rinuncio ... anche perché domani sarà una giornata impegnativa, chiedendo se qualcuno possa provvedere), ma ricordo distintamente l'affermazione di un relatore che sosteneva una cosa del tipo "un quattro al Nord vale un sette al Sud", certamente semplificativa ma altrettanto significativa.

Se, come dunque pare assodato, a preparazione inferiore corrisponde votazione superiore, è evidente che chi ha studiato al Sud consegua un vantaggio indebito nelle graduatorie: questo è il problema, che la (sbagliata) proposta della Lega tenta rozzamente - e con la consueta dose di argomentazioni improponibili - di risolvere.

Spero di esser stato più chiaro ...... :-)

I punteggi - i titoli - sono influenzati, ad esempio, dal voto di laurea e non tengono conto della qualità della formazione ricevuta, solitamente correlata alla difficoltà affrontate per conseguirla, maggiori in atenei più prestigiosi che ragionevolmente possiamo ritenere più esigenti con i propri allievi.

Il dibattito italiano sull'istruzione, sui titoli di studio, ecc. è sempre influenzato da molta ideologia. Per chi cerca di alimentare qualche straccio di dibattito scientifico e di policy in qualche modo convergente con il resto del mondo non c'è scampo. Però ci provo lo stesso a spendere altre righe.

I titoli di studio non sono pezzi di carta, come è stato fatto credere erroneamente agli Italiani da un ex-Presidente della Repubblica. Un titolo di studio è un certificato, e va rilasciato a fronte della verifica delle conoscenze e delle competenze previste per (il livello minimo di) rilascio. Se ci sono istituti, Università che non svolgono correttamente il loro compito, bisognerà a maggior ragione istituire un sistema di controlli e verifiche esterne (sui processi interni), e vedere di ricondurre l'istituzione al rispetto di standard di apprendimento congruenti con il livello del titolo in questione (laurea, laurea magistrale, dottorato). Non vi è libertà, nel resto del mondo, in merito al rilascio di titoli accademici. Se in Italia c'è più caos è per il comportamento concreto delle persone ma anche per la mancanza di un sistema di garanzia della qualità che sorvegli ciò che va sorvegliato, sia a livello di istituzione (primariamente) e poi a livello di sistema. E' la soluzione corretta che non avete ancora discusso, non la mera rilevazione del problema.

RR

Se ci sono istituti, Università che non svolgono correttamente il loro compito, bisognerà a maggior ragione istituire un sistema di controlli e verifiche esterne (sui processi interni), e vedere di ricondurre l'istituzione al rispetto di standard di apprendimento congruenti con il livello del titolo in questione (laurea, laurea magistrale, dottorato). Non vi è libertà, nel resto del mondo, in merito al rilascio di titoli accademici. Se in Italia c'è più caos è per il comportamento concreto delle persone ma anche per la mancanza di un sistema di garanzia della qualità che sorvegli ciò che va sorvegliato, sia a livello di istituzione (primariamente) e poi a livello di sistema. E' la soluzione corretta che non avete ancora discusso, non la mera rilevazione del problema.

Credo che lo abbiano capito quasi tutti sia gli scriventi che i lettori di nFA, che in qualche modo qualcosa debba essere fatto per assicurare delle valutazioni uniformi delle competenze acquisite, in modo che i titoli rilasciati siano utili e confrontabili onestamente.  Per chi leggesse prima di criticare questi concetti sono stati espressi almeno qui (notando pero' che la soluzione non appare realizzabile se non in tempi biblici, ne contesto italiano) e discutendo di riforma dell'universita'.

Chiaro. Solo che, mi sembra di ricordare, i concorsi pubblici si fanno "per titoli ed esame". Ovvero pezzo di carta e verifica della preparazione. Ammetto, comunque, di non essere un esperto di concorsi pubblici, ma, ripeto, mi sembra di ricordare che ci vuole anche un esame di verifica. se qualcuno ci legge e ci specifica questa cosa sarebbe meglio.

Il mio non era un intento polemico, mi è sembrato che in questa discussione si sia partiti da un corollario, e non da una ipotesi. Io contesto il corollario: gli studenti universitari meridionali sono mediamente peggiori dei settentrionali.

Se togliamo universitari non ci piove: i test PISA questo ci dicono. Il mediamente non ci dice niente: può darsi che all'incarico di Dirigente Scolastico di Vicenza vogliano partecipare solo quello 0,2 per cento di geni che il test PISA ci dice esistere anche al Sud e staremmo facendo un torto.

Chiudo la mia partecipazione a questo thread (che è diventato lungo, troppo lungo..) con una domanda: siamo partiti da Alberto Bisin che ci dice: i laureati e i diplomati del Sud emigrano al Nord a lavorare.   Ma se fanno così schifo come mai trovano lavoro ?

 

Nel caso trevigiano, davvero si può pensare ad un maggior merito dei candidati meridionali che parteciparono al concorso nel sud, anziché nel nord ?

Da il sussidiario.net

Nel lontano 2004 venne bandito, dopo più di un decennio di attesa, un concorso a preside ordinario (quindi, non una sanatoria per chi aveva fatto il preside incaricato), che si rivelò una vera corsa ad ostacoli. Selezione per titoli, prova scritta, prova orale, corso di durata annuale e, alla fine (almeno sulla carta), ulteriore selezione.

Ci vollero due anni e mezzo per espletarlo ed i vincitori sopravvissuti furono nominati nel settembre 2007. Le commissioni erano regionali, il che non significava che i candidati dovessero essere autoctoni. Molti insegnanti scelsero di spostarsi di regione, per lo più dal Sud al Nord, poiché al Nord vi erano più posti a disposizione. Alcuni di questi passarono, altri no: non è di questo che si discute.

Accadde però che i risultati delle varie regioni fossero molto diversi. Le commissioni di alcune regioni del Nord, in particolare il Veneto e la Lombardia, presidiate da illustri universitari, si misero con zelo a falcidiare i candidati, anche se pluridecorati al valore scolastico. Insomma, furono seguite letteralmente le previsioni di disponibilità e perciò i vincoli numerici dei posti previsti all’inizio del concorso: perciò i sopravvissuti alla selezione furono davvero pochi. Peccato che, nel frattempo, ben prevedibili pensionamenti – ma non previsti dall’Amministrazione o forse sì?! - avessero a loro volta falcidiato i ranghi dei dirigenti di queste regioni, creando vuoti paurosi. D’altronde, per riempirli non era opportuno ricorrere alle “reggenze”, che non garantiscono il massimo dell’efficienza, visto che un solo dirigente deve seguire due istituti.

Altra musica al Sud ed in particolare in alcune regioni, in cui l’elenco dei vincitori testimoniò di un “maggiore ottimismo” delle commissioni circa le doti dei candidati loro sottoposti. All’epoca la cosa non suscitò che rassegnati commenti: siamo alle solite! L’attenzione di tutti si appuntò sullo scandalo maggiore: negli stessi territori, alcuni candidati ammessi con riserva - perché, secondo la stessa Commissione pur lassista, non avevano i titoli - percorsero felicemente tutto l’iter ed alla fine approdarono alla sospirata dirigenza. Infatti, essendosi creata nel frattempo una carenza di dirigenti, causa succitati pensionamenti, gli “ammessi con riserva” furono promossi sul campo: e voilà l’eterno ritorno della sanatoria come strumento di governo dell’Amministrazione.

Già! la mancanza di dirigenti. Fu quella la causa del decreto del Ministro Gelmini che ruppe gli argini ed aprì agli innumerevoli candidati dirigenti promossi del Sud le fertili pianure della Padania.

È prevalso, dunque, il criterio del merito nel Decreto Gelmini?

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Anche per l’abilitazione all’esercizio della professione forense ai tempi del suo conseguimento, successivo alla trasferta, da parte della Gelmini le percentuali dei promossi variavano geograficamene.

Dal corriere.it

In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria».
I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?

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Per quel che riguarda il reclutamento scolastico le storture sono molte. Mi limito a ricordarne qualcuna:  le graduatorie che consentono di accedere al ruolo non si scalano per merito, ma prestando servizio o comprando (fenomeno che tutti conoscono,  per questo non lo metto neppure fra virgolette) titoli che il Ministero fino ad oggi ha riconosciuto. Unicum aberrante nei rapporti pubblico/privato  - non mi risulta che questo malefico intreccio si riscontri altrove: perché chi lavora nel privato deve maturare diritti nel pubblico?? -:  il punteggio maturato in una scuola privata, che, giustamente, assume secondo i propri insindacabili criteri (la lettera del parroco e/o la certificazione di un certo stile di vita  magari nelle scuole confessionali,  la docilità o la simpatia o …  la disponibilità alla rinuncia ad una retribuzione), permette di scalare una graduatoria pubblica. Soprattutto nel sud (non mi risulta che il fenomeno sia mai attecchito al nord, per quanto il trattamento nelle scuole private sia ovunque più sfavorevole) questo perverso meccanismo dei punti conad ha favorito lo sfruttamento  di manodopera a costo zero interessata all’assunzione a t.i. nella scuola pubblica. Tutti coloro che sono in odore di ruolo vanno a riscuotere da quello stato che fino a quel momento non hanno servito. Nell’assunzione  a t.i. si è storicamente verificato il “mordi e fuggi”:  il fortunato assunto, dopo aver scalato la graduatoria con ogni mezzo riconosciuto da uno stato (distratto? connivente?), immesso in ruolo laddove era inserito (la scelta della graduatoria di inserimento viene studiata mirando alla provincia in cui si prevede che lo scorrimento sarà più rapido), torna nel suo paese.

 

 

 

 

 

Devi anche vedere dove vengono assunti i laureati del sud al nord, se usi come proxy della meridionalità l'accento vocale, allora in praticamente nessuna pmi (quanto meno per la mia esperienza professionale ante-università, nell'area Bresciana) trovi laureati del sud o comunque gente del sud a prestare professioni intellettuali(un ingegnere del sud è raro come un uovo di fenice). Questi trovano lavoro oltre, che per le professioni in la cui remunerazione tende all'arbitraggio, ovvero qualunque posto statale o similare oppure presso impiegi la cui propenskione al rischio è comunque bassa come in banca normalmente banche grosse non le piccole BCC o le casse di risparmio, o comunque nelle cose grosse dove la selezione non utilizza come proxy della preparazione, l'università di provenienza.

Basta che ti sposti a Milano in aziende più grandi ed i laureati meridionali diventano una quota significativa (ad occhio sul 30%)

Quindi, a quanto pare, nei lavori privati i prezzi più bassi del Sud sono compensati da un minor salario totale in busta e quindi il salario reale è eguale. Ammettiamo sia vero. La domanda sorge spontanea: ed i dipendenti pubblici? Il loro salario è per definizione eguale in tutta la penisola, ed anche la produttività lo è in teoria, dato che le mansioni sono eguali. Quindi il loro salario reale è del 15-20% più alto nel Sud (dove infatti vogliono trasferirsi in massa, a quanto capisco). Quindi le gabbie salariali dovrebbero essere adottate SOLO nel pubblico impiego. Firmiamo una petizione?

nei lavori privati i prezzi più bassi del Sud sono compensati da un minor salario totale in busta e quindi il salario reale è eguale. Ammettiamo sia vero. La domanda sorge spontanea: ed i dipendenti pubblici? Il loro salario è per definizione eguale in tutta la penisola, ed anche la produttività lo è in teoria, dato che le mansioni sono eguali. Quindi il loro salario reale è del 15-20% più alto nel Sud (dove infatti vogliono trasferirsi in massa, a quanto capisco). Quindi le gabbie salariali dovrebbero essere adottate SOLO nel pubblico impiego. Firmiamo una petizione?

Per la verita' non conosco nessuno che concretamente (a parte farneticazioni da comizio) stia proponendo di fare delle gabbie salariali con legge dello Stato. Ma quello che scrivi e' in prima approssimazione corretto.  In seconda approssimazione, i salari reali privati nel Sud dovrebbero essere inferiori a quelli del Nord, non piu' o meno uguali come risulta dall'indagine di Bankitalia, sia per motivi di equita' sia per motivi di utilita' ed efficienza, infatti:

  1. la disoccupazione a Sud e' piu' elevata (Fassino dice 15% contro 4%)
  2. l'evasione fisco-contributiva e' molto superiore a Sud privato (un fattore da 3 a 6)
  3. la produttivita' e' inferiore (vedi grafico pubblicato altrove).  Quindi equita' ed efficienza richiederebbero una ulteriore differenziazione tra salari privati tra Sud e Nord rispetto a quella esistente oggi, quindi non solo i salari pubblici dovrebbero essere differenziati.

I primi due indicatori testimoniano che i salari legali minimi a Sud (quelli del contratto nazionale) sono troppo elevati, il terzo dato segnala che i compensi reali privati vanno diminuiti. La differente produttivita' infine indica che per equita' e per stimolare sviluppo vero i salari legali devono diminuire. Ma nel Paese dei polli che si credono furbi si preferisce tenere tutto com'e' e abbassare i salari medi effettivi privati a Sud attraverso l'evasione fisco-contributiva e/o la sotto-occupazione.  Contemporaneamente si da' un iniquo premio a dipendenti pubblici meridionali e dipendenti di imprese non soggette a concorrenza nel Sud per comperare il loro voto. Questo sistema non funziona e dal 1995 ad oggi il reddito PPP del Sud Italia e' stato distanziato non solo da Spagna e Grecia, ma perfino anche dal Portogallo.

I salari privati dovrebbero essere commisurati alla realta' di mercato con adeguata contrattazione territoriale, anche se cio' inciderebbe sul potere dei sindacati confederali che (con enfasi peraltro molto diverse) si oppongono.  I salari pubblici non dovrebbero essere fissati con atto d'imperio discrezionale dello Stato ma dovrebbero essere calibrati con qualche meccanismo passivo e automatico ai salari privati medi della provincia, ed eventualmente aggiustati al ribasso in presenza di eccesso di offerta di lavoratori e aggiustati al rialzo in presenza di carenza di lavoratori.

Mado’ lo sapevo che era un campo minato.

La media, in quanto tale,  nulla toglie all’eccellenza della singola scuola o della singola facoltà, o della singola università, ma soprattutto - almeno nella mia ottica di individualista impenitente che deve farsi quasi violenza per rassegnarsi alla necessità di riconoscere valore a un titolo - nulla toglie alle doti del singolo, magari persino a dispetto di un contesto sfavorevole (ma, come ognun sa, ci sono contesti favorevolissimi anche nel sud e sfavorevolissimi al nord). Aree degradate abbassano la media. O vogliamo negarne l’esistenza?

Per quel che mi riguarda vale anche il discorso opposto e reciproco rispetto a questo:  è patetico chi, poveretto, non avendo niente di personale e sostanziale  a cui appigliarsi, sfoggia il nome di quella che passa per essere una prestigiosa istituzione educativa, come se un bollino o a una targhetta bastassero da soli a garantire una persona.

Potrei a mia volta arricchire l’aneddotica di asini e caproni di elevate latitudini e di  talenti meridionali. Per me è tanto ovvio che mi sembra persino grottesco, oltre che superfluo, doverlo specificare.

Resta il fatto che, pragmaticamente, quando si parla  di concorsi, si impone la necessità di garantire l’equità e che di fronte a sperequazioni, come nel caso trevigiano, si impone l’esigenza di introdurre dei correttivi. Tutto qua. Il discorso è pragmatico.

http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_07/test_medie_tredicenni_ocse_e17fc8f4-9431-11dd-a0d8-00144f02aabc.shtml

http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2006/200706.shtml

Cercando bene da qualche parte si troveranno dati relativi a più anni

PS Però che la bresciana Gelmini, dopo essersi diplomata in una scuola privata e laureata a Brescia, sia andata ad abilitarsi a Reggio Calabria - non a Catanzaro - non mi sembra un argomento da addurre a sostegno della tesi enunciata, anzi...

http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11d...

Le percentuali degli abilitati certo non erano omogenee

 

 

è patetico chi, poveretto, non avendo niente di personale e sostanziale a cui appigliarsi, sfoggia il nome di quella che passa per essere una prestigiosa istituzione educativa, come se un bollino o a una targhetta bastassero da soli a garantire una persona.

Perfetto, il certificato deve riportare ciò che è certificabile, ma nulla può togliere alla persona il suo valore individuale, soprattutto in un ambito complesso quanto è complesso l'essere umano.

Invece sono proprio i liberisti alle vongole che fanno in pratica i collettivisti o i familisti quando asseriscono che il laureato della Bocconi è necessariamente migliore (de che?) rispetto ad uno, che so, di Padova. Questo oggettivismo spicciolo del tutto inadeguato, questa incapacità di studiare (perchè si tratterebbe solo di studiare) un minimo del funzionamento dei sistemi educativi del resto del mondo fa del dibattico politico-giornalistico nostrano una specie di Bielorussia continentale.

RR

Invece sono proprio i liberisti alle vongole che fanno in pratica i collettivisti o i familisti quando asseriscono che il laureato della Bocconi è necessariamente migliore (de che?) rispetto ad uno, che so, di Padova.

Potresti citare con link chi oltre a te ha messo per iscritto questo genere di stupidaggini?

Invece sono proprio i liberisti alle vongole che fanno in pratica i collettivisti o i familisti quando asseriscono che il laureato della Bocconi è necessariamente migliore (de che?) rispetto ad uno, che so, di Padova.

Non so a chi ti riferisca con questo strawman, ma discorsi di tipo elitistico non li ho mai sentiti pronunciare in quattro anni di universitá, se non da qualche studente particolarmente invasato (ma so' ragazzi, immagino ti riferissi al corpo docente). Le uniche volte che ho sentito recitare il mantra elitistico é stato durante 5 anni di liceo classico, ecco li' di docenti invasati che provano a farti il lavaggio del cervello sulla superioritá delle materie umanistiche ne trovi (ahimé) quanti ne vuoi, e sapessi quanti ne rovinano con quei discorsi sulla classe dirigente del futuro :)

http://milano.repubblica.it/dettaglio/Scuola-in-Lombardia-solo-presidi-dimportazione/1690666?ref=rephp


Scuola, cattedre al Sud lavoro al Nord

Entro fine mese in Lombardia saranno nominati 105 nuovi presidi, ma solo uno di loro avrà l'incarico dopo avere vinto un concorso nella Regione.

di Franco Vanni

Dei 105 nuovi presidi di prossima nomina solo uno ha vinto il concorso in Lombardia. Tutti gli altri arriveranno da altre regioni dove gli aspiranti presidi hanno superato l’esame di abilitazione senza che per loro ci fosse un posto.

Una situazione che il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio giudica «anomala e preoccupante. La disparità di giudizio e severità fra le commissioni dei concorsi delle diverse regioni — dice — non fornisce garanzie sulle capacità professionali di chi si appresta a guidare le scuole lombarde». Con il rischio ulteriore, già denunciato dalla Direzione, che una volta ottenuto il posto i presidi del Sud chiedano l’assegnazione “provvisoria” nella provincia di provenienza, lasciando in Lombardia cattedre scoperte.

Per capire le ragioni della migrazione degli aspiranti presidi da una regione all’altra, basta guardare i risultati dell’ultimo concorso, fatto nel 2006.

In Piemonte, come in Toscana, non ci sono candidati in esubero, da noi uno solo, in Sardegna 16.

In Puglia hanno vinto posti che non esistono in 109, in Sicilia 107, la Campania ha il record con 279. Dal momento che in quelle regioni le presidenze disponibili sono meno dei candidati, i vincitori in queste settimane puntano verso le scuole del Nord.

Sulla necessità di correggere le differenze nel reclutamento di personale fra una regione e l’altra, sono d’accordo anche i sindacati. Per Renato Capelli, segretario regionale di Cisl Scuola, «per i nuovi concorsi il governo deve prevedere regole certe, che siano davvero uguali in tutta Italia». In Lombardia, secondo i sindacati, ci sono vicepresidi che lavorano da anni con impegno ma senza possibilità di avanzamento di carriera. La soluzione che Colosio propone è duplice: «Si ritorni alla commissione unica nazionale con regole uguali per tutti oppure si facciano i concorsi su base regionale ma con un vincolo: si ha diritto a lavorare solo nella regione in cui si è superato l’esame».

L’unica organizzazione sindacale a non unirsi al coro è Flc Cgil. «Sostenere che in Lombardia si sia ligi alle regole è falso — dice Raffaele Ciuffreda, responsabile per i dirigenti scolastici — anche qui in passato si è sforato il numero di candidati ammessi rispetto ai posti disponibili. La vera differenza è che al Sud i tribunali amministrativi quando giudicano i ricorsi di insegnanti che non hanno passato il concorso tendono a dare ragione al ricorrente, e questo gonfia le graduatorie».

Il risultato non cambia: in Lombardia ci sono 105 posti da occupare e un solo vincitore, perché tutti gli altri abilitati hanno avuto il posto per cui hanno fatto il concorso. In Campania i posti sono 107 e gli abilitati 279. Gli esclusi, quindi, si preparano a fare le valigie.


Per la senatrice del Pd Marilena Adamo, «l’eliminazione delle disparità regionali nell’accesso alla carriera, nella scuola e in altri ambiti del pubblico impiego, è una priorità. Quanto alla possibilità che i presidi nominati in regioni dove i concorsi sono più facili non siano poi all’altezza del compito, la soluzione è semplice: la legge prevede che il primo anno di lavoro sia di prova, basta valutarli e nel caso sostituirli».

(07 agosto 2009)

 

Mi sembra che ci sia poco da fare i campanilisti e farsi scudo di quella fasulla mitologia (oltre al danno la beffa) della pretesa superiorità culturale del sud, smentita dai dati ed elaborata soltanto per nobilitare la storica colonizzazione della scuola da parte di laureati meridionali disoccupati.

Non se ne può davvero più. Questo è un caso di latrocinio.

Il conflitto non è tra meridionali e settentrionali (tutti gli aventi diritto, quale che ne sia la provenienza possono partecipare ai concorsi al nord e, se meritevoli, risulteranno vincitori), ma tra due diversi modi di gestire le cose.

SE anche le cose cambieranno, per ora tocca sciropparseli i furbi e subirne le conseguenze. E dire che sarebbe bastato mettere per tempo il vincolo per cui si lavora laddove si è vinto il concorso. Se una commissione vuole produrre mille idonei, poi si farà carico di assumerli, naturalmente senza farsi sussidiare da nessuno.

Interessante la coincidenza, seppur in percentuali diverse, tra regioni produttrici di esuberi nei concorsi per dirigente scolastico e regioni produttrici di diplomati "eccellenti".

Esulando dal tema, mi permetto di considerare che la vicenda è l'ennesimo validissimo argomento per chi contesta l'opportunità di consegnare il reclutamento degli insegnanti al dirigente scolastico. Le riforme si cominciano dalla testa, se si vuole evitare che siano fatte con i piedi.

 

Pensavo che la Mafai fosse una persona seria. In questo caso dimostra di non esserlo.

Sarebbe meglio che  i commentatori commentassero solo quello checonoscono, o almeno solo dopo essersi informati. Il fatto che la mozione a Vicenza è stata votata anche dal pd, tradizionalmente refrattario a certe ammissioni, avrebbe dovuto indurla a prudenza, invece il furore ideologico ha avuto il sopravvento.

La delirante Mafai di fronte a una vicenda che, in realtà, si commenta da sola nella sua evidenza oggettiva, e che sembra quasi il vessillo dell’iniquità, attestatasi  su una posizione aprioristica, cieca di fronte ai fatti e sorda al buon senso,  ha avuto la faccia tosta di chiamare in causa l’apartheid !

Prendendo le mosse da una posizione preconcetta, non si è data la pena di  appurare il fatto che i meridionali che hanno fatto il concorso al sud (diverso il discorso per i meridionali che hanno fatto il concorso al nord) non sono affatto vittime di apartheid (grottesca ed enorme baggianata), ma indebitamente protetti e avvantaggiati. Il nord, invece, è rewalmente discriminato e penalizzato.

È  penosa e fastidiosa la deriva melodrammatica nel partecipato compianto  dei furboni raccomandati (la vicenda in oggetto non è che l’incarnazione di una delle forme di sussidiarizzazione estorte in modo fraudolento dal sud), che, a dispetto della civilissima protesta, si insedieranno in posti che non hanno affatto meritato di occupare, e nel preconizzare improbabili scenari futuribili (esiste soltanto nella testa della Mafai la cacciata dei meridionali).

Sarebbe bastato informarsi per evitare di prendere un simile abbaglio ed esporsi al ridicolo.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/24/apartheid-della-scuola.html L' APARTHEID DELLA SCUOLA

Repubblica — 24 luglio 2009

Niente presidi che, pur risultati idonei (davvero? con quali criteri? i numeri non dicono nulla?)in un regolare (???) concorso, abbiano avuto la ventura, o meglio la colpa, di essere nati a Bari, Messina o Caltanissetta ( a guardare le cose in faccia, invece, per chi vuole lavorare a scuola al di sopra del Po, sembra una colpa essere nati al di sopra, non al di sotto, del Po) . Una mozione approvata due giorni fa dal Consiglio provinciale di Vicenza, e sostenuta dal senatore Paolo Franco, segretario della Lega Nord della stessa provincia, vuole che vengano esclusi da un eventuale incarico a Vicenza quei dirigenti scolastici che, nati in altre province italiane, abbiano partecipato lì a un regolare concorso e lo abbiano vinto. Quel titolo non dovrebbe avere, secondo il voto espresso dai consiglieri provinciali di Vicenza, nessun valore fuori della provincia nella quale il concorso si è svolto. Ognuno resti, dunque, a casa propria (falso: al concorso nelle regioni settentrionali, svoltosi davvero in modo regolare, hanno potuto partecipare tutti gli aventi diritto,  nessuno è stato escluso in base alla nascita o alla provenienza o alla residenza ) il certificato di nascita o il certificato di residenza). E a Vicenza entrino in servizio solo presidi veneti o, ancora meglio, solo vicentini (la contestazione non si fonda su questa pretesa). Chiamiamolo, se volete, razzismo o apartheid. E la cosa a dir poco sorprendente è che la mozione, proposta dall' assessore del Pdl, sia stata votata anche dai consiglieri del Partito Democratico, suscitando finora solo la protesta di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd del Senato. Chiamiamolo, se volete, razzismo o apartheid (!!!). E' possibile che, seguendo questo esempio, altre province del Nord chiedano, da domani, la esclusione o - perché no? l' allontanamento solo dei presidi, ma anche degli insegnanti o dei dipendenti pubblici nati al di sotto sopra della linea del Po. Prepariamoci al peggio, dunque. In un paese che si accinge, sia pure senza entusiasmo, a celebrare l' anniversario della sua raggiunta unità, da Vicenza viene un segnale diverso, ma da non sottovalutare. La Lega (un partito che governa una parte importante del Paese ed al quale appartiene il nostro ministro degli Interni) ha fatto scuola. E ci dà la sua lezione di storia patria: gli italiani non sono tutti uguali, non hanno tutti gli stessi diritti, come ci aveva insegnato a suo tempo il De Amicis del libro "Cuore" o, più recentemente e solennemente, la nostra Costituzione. No, gli italiani non sono tutti uguali. O, forse, secondo la Lega, ognuno potrà godere degli stessi diritti ma solo finché starà a casa sua, dove è nato: napoletani con napoletani, siciliani con siciliani e così via. Una linea che suona tanto più grottesca in un' epoca come la nostra contrassegnata dalla vicinanza e dallo scambio con altre culture, europee e non solo, dal moltiplicarsi degli scambi (non solo sul web), e dal diffondersi dell' idea di diritti umani validi per tutti, sempre e dovunque. E tuttavia, sarebbe un errore considerare la mozione approvata a Vicenza alla stregua di un caso isolato e un po' bizzarro di "leghismo". Quella mozione non è, purtroppo, che l' ultimo esempio di una cultura dell' apartheid o del razzismo. Pochi giorni fa, a Treviso, un bambino napoletano è stato prima irriso e isolato e poi di fatto obbligato a cambiare scuola. Sempre a Milano un autorevolissimo esponente della Lega ha proposto di riserbare alcuni vagoni della metropolitana ai soli milanesi. E come si farà, di grazia? Dovremo esibire una carta d' identità per entrare nel vagone? E potremo entrare in quel vagone anche se si scoprirà che siamo di Napoli o di Roma? Sembra, ahimé, che la Lega faccia scuola anche al di sotto del Po. Una consigliera comunale di Firenze del Pdl, che non sopporta, ha detto, la «puzza degli zingari e dei cinesi» ha infatti avanzato una analoga richiesta - vetture separate - al presidente dell' Ataf, l' azienda locale dei trasporti pubblici. Il presidente si è riservato di dare una risposta. (Ma a questo proposito vale forse la pena di ricordare che negli USA la battaglia per i diritti civili cominciò proprio il giorno in cui una donna nera, Rosa Parker, rifiutò di alzarsi dal posto che aveva occupato in un autobus, un posto che, all' epoca della segregazione razziale, era riservato ai bianchi.) Il razzismo, lo dimostrano questi ultimi episodi, è una malattia che rischia di diffondersi pericolosamente. Non si manifesta più soltanto contro lo straniero, contro chi ha una pelle diversa dalla nostra. Rischia ora di metterci, anche nel nostro paese, gli uni contro gli altri, a seconda del luogo nel quale siamo nati e cresciuti, nel quale abbiamo studiato o vinto un concorso. Una malattia da curare, fin dai primi sintomi. La mozione approvata a Vicenza, che vuole riserbati i posti di dirigente scolastico solo a coloro che sono nati in quella provincia  è un sintomo, non trascurabile di questa malattia che, se non combattuta a tempo può mettere a rischio qualcosa di molto prezioso: quel naturale riconoscerci tutti, in quanto italiani, appartenenti allo stesso paese e votati allo stesso destino (che pomposa e stucchevole retorica  salottiera calata dall’alto!). - MIRIAM MAFAI

 

 

Ecco un altro fanfarone che, sprolquiando, dà fiato al trombone.

L'ideologia mistificatrice e proterva anteposta ai fatti. Pare che gli unici accecati dai pregiudizi siano proprio quei commentatori salottieri che li imputano a sproposito ad altri

 

Dal blog di Gad Lerner

http://www.gadlerner.it/2009/07/23/vicenza-e-i-presidi-meridionali-che-vergogna.html

Vicenza e i presidi meridionali: vergogna

Giovedì, 23 Luglio 2009

Attendo di sapere che provvedimenti assumerà il Partito Democratico a livello nazionale contro i suoi consiglieri provinciali che a Vicenza hanno appoggiato la mozione del Pdl, per limitare la presenza di presidi delle regioni del sud negli istituti scolastici.
Mi auguro che giunga tempestivamente una sanzione, e nel frattempo vi faccio notare i guasti culturali profondi che sta causando la “presa di potere” nazionale della Lega Nord. Perchè un sentimento campanilistico e antimeridionale è sempre esistito nel settentrione, dai tempi dell’unità d’Italia. Ma prima della metà degli anni Ottanta, nessuna forza politica ha mai osato farne il proprio cavallo di battaglia. E ciò nonostante diffusi comportamenti sociali e pregiudizi culturali rendessero vantaggioso assumersi in carico tale detestabile “causa”. Vigeva una proibizione morale, prima che politica. Quella pulsione antimeridionale poteva anche essere redditizia, in termini di voti, ma nessun partito politico ha osato cavalcarla perchè esisteva una “costituzione materiale” della nazione che, semplicemente, lo proibiva.
Violato il tabù, il degrado ideologico si rivela contagioso e ora “sporca” anche il Pd. Urge un’azione di pulizia.


Dovrà attendere a lungo provvedimenti contro i consiglieri provinciali del pd, visto che la senatrice del Pd Marilena Adamo ha appena dichiarato:  «l’eliminazione delle disparità regionali nell’accesso alla carriera, nella scuola e in altri ambiti del pubblico impiego, è una priorità."

 

Anxia, par forza te vien l'ansia! Ma ti ga altre trojae da lexar? Ea Mafai, Lerner ... mancan soeo Magris e ZuConi, e dopo te ghe fato el pieno!

Non e' bene leggere tutto, soprattutto, non e' bene leggere cio' che i pennivendoli scrivono per guadagnarsi il pane, siano essi di destra che di sinistra, si chiamino Feltri o Mafai, Zucconi o BelPietro, sempre pennivendoli sono. Lezi Tex Willer, che xe mejo!

nomen omen o omen nomen ;-)

Ecco, Magris, appunto. 

La sua lettera aperta alla Gelmini è un altro urtante intervento trombonesco e grondante retorica patriottica fascista (nel senso storico)- come quello della Mafai del resto -  a cui ha dato adito la Lega. E' artificio retorico modestissimo quello che consiste nel replicare a posizioni non espresse dalla controparte o nell'amplificare ridicolizzandole o nel deformare posizioni accennate. Il sarcasmo che  intride la lettera elude, non sfiorandoli neppure, i nodi da cui ha avuto origine la questione. Forse, al pari di Mafai e Lerner, li ignora. Sarebbe stato meglio (nell’interesse del nord discriminato) spiegarli, anziché permettere che venissero sparati sui giornali titoli equivoci e mistificatori.

Certo che le sparate della Lega a giorni alterni affossano il nord: prestandosi alla strumentalizzazione, offrono il destro ai detrattori  di girare la frittata e accusare il nord foraggiatore del sud attraverso diversi canali (diretto, indiretto, trasversale, inverso). Oltre al danno la beffa.

Così ogni volta che si intavola questa spinosa discussione, anche chi è lontanissimo, addirittura agli antipodi rispetto a certe becere posizioni razziste e scioviniste della Lega (alcune manifestazioni che puntano alla pancia degli strati più bassi sono disgustose), quando punta il dito sulle magagne reali,  si trova a doverne prendere le distanze (senza avervi mai aderito!) e a doversi difendere dall’accusa implicita o esplicita di essere razzista, quando invece è discriminato negativamente e ben più aperto culturalmente degli accusatori rapaci.

Non ci sarebbe nessun bisogno di far teatro per aggregare intorno a supposti simboli identitari. Pragmatismo nell’affrontare problemi reali, non folklore!

Intanto che la Lega si esibisce in numeri circensi (strepita e occupa le pagine dei giornali), si compie quest’ultimo  scempio dei presidi.

La sua lettera aperta alla Gelmini è un altro urtante intervento trombonesco e grondante retorica patriottica fascista (nel senso storico)- come quello della Mafai del resto -

Concordo.  Comunque per essere equi e' corretto confermare che questo genere di ridicola e trombonesca retorica patriottarda si trova spesso anche negli articoli di Panebianco e Galli Della Loggia, e non oso immaginare cosa si trovi nei giornali di centro-destra e su Repubblica, che non leggo se non molto raramente.  Si tratta della crema della Casta che cerca di difendere il suo potere e i suoi lussi, giustificabili solo con insani e ridicoli ideali di uno Stato italiano fine a se' stesso (leggi: della sua Casta) piuttosto che strumento al servizio dei cittadini e unicamente fondato e possibile grazie al loro implicito consenso.

Certo che le sparate della Lega a giorni alterni affossano il nord: prestandosi alla strumentalizzazione

Non e' certo questo cio' che produce la carica dei 101 presidi della Magna Grecia in Lombardia, stai sicura.  La carica dei 101 viene dalla democrazia clientelare interna allo Stato italiano: porta piu' voti assumere come impiegati pubblici 101 presidi meridionali di quanti se ne perdono per qualche brontolio dei muli lombardi. E come bonus si ottiene anche l'applauso degli intellettuali tromboni di sinistra.

Stai pur sicura che anche se fai le proposte piu' ragionevoli moderate e utili del mondo non otterrai nulla in Parlamento se vai contro gli interessi elettorali di compravendita del consenso con i soldi dello Stato.  Gli unici progressi contro la logica della democrazia clientelare vigente nello Stato italiano sono possibili sono in tre modi:

  • sotto il ricatto di una minimamente credibile secessione del Nord (anche solo la Lombardia)
  • in situazione di emergenza per fallimento finanziario dello Stato centrale
  • come concessione ad un partito (oggi la LN) al solo fine di acquisire o mantenere una maggioranza al potere a Roma

 

I tromboni parlano di discriminazione del sud, ma la realtà è un’altra.

Oltre alla provenienza e alla destinazione dei presidi, interessante la distribuzione geografica degli  insegnanti di sostegno:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374981

 

Trasferimenti ottenuti con metodi truffaldini:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374711

 

L’importo delle pensioni di invalidità per chi ne ha reale bisogno è vergognosamente inadeguato e il sostegno a scuola è un sacrosanto diritto di cui deve godere l’allievo in difficoltà

Ma è inaccettabile che in una parte d'Italia pensioni di invalidità e sostegno scolastico prendano il posto dei sussidi di disoccupazione.

Scuola, cattedre al Sud lavoro al Nord

Entro fine mese in Lombardia saranno nominati 105 nuovi presidi, ma solo uno di loro avrà l'incarico dopo avere vinto un concorso nella Regione.

di Franco Vanni

Dei 105 nuovi presidi di prossima nomina solo uno ha vinto il concorso in Lombardia. Tutti gli altri arriveranno da altre regioni dove gli aspiranti presidi hanno superato l’esame di abilitazione senza che per loro ci fosse un posto.

Anxia, hai tutta la mia solidarieta' per quello che puo' valere.  Il caso che hai documentato e' emblematico del funzionamento della Repubblica delle Banane in cui viviamo, e gli sproloqui degli "intellettuali" organici alla sinistra sono indicativi dei probabilmente irrecuperabili paraocchi mentali prodotti da ideologie bacate e fallite combinate con l'idealismo italiano, irrazionale e irrispettoso dei fatti e dell'esperienza, una delle peggiori malattie endemiche della Penisola.