Titolo

Il meridione o i meridionali

3 commenti (espandi tutti)

Re(5): Sega Nord

anxia 29/7/2009 - 20:36

.Manzoni faceva parte di una molto ristretta elite di cultori della lingua italiana che ai suoi tempi non includeva nemmeno i suoi familiari piu' stretti, che si parlavano e anche scrivevano in lombardo (codificato a sufficienza per lo scopo) nelle comunicazioni personali e in francese per quelle piu' formali. A.Manzoni aveva pochissime occasioni di praticare l'italiano eccetto che su libri polverosi, e sua madre si prendeva gioco di lui quando si esercitava da solo allo specchio in quella lingua strana e gracchiante. L'italiano usato da A.Manzoni a causa di tutto cioe' era un miscuglio di testi libreschi di secoli andati, con influenze delle lingue che usava abitualmente e cioe' lombarde e francesi. Questa e' la congerie linguistica che Manzoni ha dovuto risciacquare in Arno, non certo una lingua viva e parlata dai lombardi del tempo.

 

I Lombardi di quel tempo non esistono più. Ed è lontanissima l'epoca in cui si andò affermando, in concorrenza con il latino e per il concorso di numerosi fattori storici, un volgare tra gli altri volgari, che certo non sono l'uno la derivazione dall'altro.

È tutto vero. Manzoni si esprimeva nelle lingue  milanese e francese.  Ma oggi, a quasi 170  anni di distanza dall’ultima redazione del romanzo (un arco temporale ampio in cui sono accadute molte cose non trascurabili,  ovviamente, di pari passo con tutto il resto, anche sotto il profilo linguistico), noi tutti ci esprimiamo in italiano, che è la nostra lingua comune. Proprio il romanzo di Manzoni, che tutti gli Italiani leggono a scuola ancora oggi (allo stesso modo tutti gli Italiani leggono Dante: si tratta di dati significativi), contribuì in misura rilevante a rendere la nostra lingua più viva e meno letteraria, liberandola dagli  orpelli retorici che l'avevano imbalsamata, checché ne dica baron litron

La storica “questione della lingua” (gli Italiani studiano a scuola anche quella) è interessante, la dialettologia offre molteplici spunti di riflessione, ma l’esistenza di una lingua nazionale viva e in continua evoluzione è indiscutibile. Si vogliono valorizzare le tradizioni locali? Bene, si insegni anche la dialettologia (cosa che, seppur a discrezione del singolo insegnante, già si verifica). Mi sfugge come queste nozioni di natura prettamente disciplinare possano sensatamente essere richieste (salvo poi fare marcia indietro) a insegnanti di matematica o di educazione tecnica o …

E a nessuno è stato imposto l'uso del toscano. Né si censura in blu l'uso distributivo, piuttosto che avversativo, del... "piuttosto che" - uso tipicamente lombardo.

Chiedo venia e gioco a fare la pedante pure io: l’impiego segnalato come erroneo di “piuttosto che”  è disgiuntivo

Mi piace, comunque, ricordare che la linguistica, intesa come scienza, abbandonati gli intenti prescrittivi di un tempo,  si limita a registrare e studiare fatti collocandoli nel quadro degli usi in cui essi compaiono; la grammatica normativa offre a parlanti e scriventi solo comodi riferimenti, spesso oscillanti, che per lo più sono l’esito di semplificazioni, oltre che una fotografia del passato.

 

Re(6): Sega Nord

nessuno 29/7/2009 - 20:47

[rimosso dall'utente]

I Lombardi di quel tempo non esistono più.

OK.

Ma oggi, a quasi 170  anni di distanza dall’ultima redazione del romanzo (un arco temporale ampio in cui sono accadute molte cose non trascurabili,  ovviamente, di pari passo con tutto il resto, anche sotto il profilo linguistico), noi tutti ci esprimiamo in italiano, che è la nostra lingua comune.

Questo non e' corretto.  Tullio De Mauro conta alcuni anni fa almeno un 14% di italiani che non conosce l'italiano.  Inoltre il 60% degli italiani conosce e usa una seconda lingua oltre l'italiano.

Si vogliono valorizzare le tradizioni locali? Bene, si insegni anche la dialettologia (cosa che, seppur a discrezione del singolo insegnante, già si verifica).

Non sono d'accordo.  Quanto scrivi puo' forse essere appropriato dove le lingue locali sono state totalmente sradicate.  Ovunque la lingua madre sia diversa dall'italiano, come ad es. in ampie aree del Friuli e del Veneto, ma credo anche in alcune aree lombarde e piemontesi, concordo con Tullio De Mauro che sia diritto sacrosanto imparare la propria lingua madre a scuola, come succede di regola in molti Stati progrediti e civili. Cio' non preclude l'apprendimento anche dell'italiano, anzi va favorito il multi-linguismo, che e' benefico per vari motivi. In ogni caso tutto dipende dalla percezione che di questi temi hanno gli elettori, tale percezione puo' anche variare nel tempo.