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Il meridione o i meridionali

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Re(5): Sega Nord

lugg 29/7/2009 - 15:26

dubito che i fautori dello Stato centrale siano disposti a cedere un millimetro delle competenze centrali in materia di istruzione. 

Quindi in teoria, se la cosa dovesse passare, dovrei pagare anche io (e te) perche' ciascuna regione (o provincia) interessata si prenda delle rendite di posizione gratuitamente e in maniera non professionalmente equa? Bada bene, non asserisco che adesso sia equa, ma che questa proposta sia un qualche miglioramento di qualsiasi tipo.

Suppongo che parecchie regioni sarebbero interessate a prendersi un vantaggio del genere a costo zero: commissione, test, tutto pagato centralmente. Quindi io e te pagheremmo anche i test siciliani.

Suppongo altresi' tu saresti felice di andare magari a provare ad andare ad insegnare in Veneto ed essere respinto per scarsa conoscenza del Padovano.

 

Quanto a Sicilia e Sardegna, non mi risulta abbiano alcun problema di occupazione di posti pubblici da parte di non residenti che vantano titoli formalmente migliori di quelli locali pur avendo mediamente competenze inferiori.

Li potrebbero tranquillamente creare, problemi: basta inventarsi dei test, che tanto paga Pantalone, cosi' i siciliani insegnano in sicilia e i liguri in liguria. Una posizione protezionistica che mi pare stridere un poco con qualunque linea di pensiero liberale.


Se come scrive M.Draghi vale piu' un 4 in matematica al Nord che un 7 al Sud, allora qualunque indicatore anche solo statisticamente correlato con il Nord Italia ha senso razionale e pratico per la selezione di insegnanti di matematica.

La proposta e' un test di ingresso sulla conoscenza della cultura e lingua locale, non sul fatto di essere nato o aver studiato a Milano. Il  meneghino disonesto potrebbe comprarsi una laurea altrove e passare il test grazie alla sua  conoscenza della cultura locale. Oppure stiamo assumendo che esser nato a Milano (o Rovigo, o Vicenza, o dove ti pare) dia patente di onesta' e garanzia di preparazione? 


 Non vedo il problema.  Si fa una graduatoria ed entrano i primi fino ad esaurimento delle richieste.  Gli ultimi non avranno competenze, ma questa e' la situazione ordinaria delle assunzioni nel settore pubblico italiano, e credo sia molto raro che vadano deserti concorsi per posti pubblici.

Se il test di ingresso e' conditio sine qua non, io che provo ad andare ad insegnare a Torino e non so il piemontese non entro, che io sia preparato o meno. Se a Torino chiedono 10 insegnanti e ce ne sono solo 5 che passano il test di cultura piemontese, ci sono poche alternative:

- prendono anche persone che non sanno il piemontese: ma allora a che serve il test?

- allargano i criteri, e come sopra: a che serve il test?

- non prendono altre persone, e la domanda resta insoddisfatta

d'altra parte, se ci sono piu' insegnanti di quanti sono necessari, un piemontese potrebbe non poter andare ad insegnare a milano, a causa del test di ingresso.

 

ovrebbe essere sottolineato che provvedimenti di questo genere non hanno una validita' intrinseca ma possono solo essere considerati delle toppe temporanee per la situazione di sfascio dello Stato centrale nell'assicurare valutazioni appropriate ed uniformi e in definitiva un contesto di mercato trasparente ed "onesto".

Per avere un mercato piu' trasparente e onesto sarebbe bastato dire che l'abilitazione all'insegnamento vale nella regione in cui si e' ottenuta. In questo modo, se mi voglio trasferire in Friuli, devo solo ripetere un esame (con un programma, dei testi, ecc.). Se invece di insegnare storia voglio insegnare usi e costumi locali, faccio un esame integrativo apposito, a parte e che non inficia la mia abilitazione. Nei miei sogni piu' sfrenati, questi test dovrebbero essere ripetuti ogni X anni.

Queste cose, che mi sembrano assolutamente semplici, non le ho sentite nella proposta. Ammetto comunque di conoscere solo i dati resi pubblici dai mezzi di informazione, che in Italia fanno (ad esser buoni) pena.

Per il rispetto e la promozione delle lingue locali sarebbe molto meglio delegare agli enti locali sia le decisioni sia soprattutto il finanziamento, anche per discriminare chi lo chiede solo per acquisire risorse centrali pagate da tutti i contribuenti e chi lo chiede per genuino interesse ed e' quindi pronto a pagarne i costi. Il federalismo dovrebbe servire anche a questo.

Su questo invece  sono assolutamente d'accordo.