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Il meridione o i meridionali

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Io penso che non sia questo il senso e l'uso in cui è inteso il dialetto nell'Italia di oggi (ma anche nell'Italia di ieri, onestamente), e nemmeno l'elettore medio della Lega lo "penserebbe" così. Il catalano è un'altra cosa (benchè non sia in grado di fare qui una dissertazione completa del perchè sia così).
Ripeto che la mia era un'osservazione sull'uso e il senso del dialetto nella concreta situazione attuale (ed anche di ieri). Cioè non stiamo parlando del futuro e del futuribile. Naturalmente mi riferisco alla situazione regionale che più conosco (il Veneto), ma ho anche vissuto 6 anni a Salerno. In entrambi i casi il dialetto NON è vissuto come una lingua da sostituire all'italiano nelle relazioni "ufficiali" e quindi da richiedere come patente di legittimità per funzioni e ruoli pubblici. Se ad es. la Lega troverà il modo di far insegnare una o più ora di "cultura e dialetto locale" nelle scuole, si tratta di un'ALTRA cosa rispetto alla proposta in questione (riferita all'abilitazione all'insegnamento su una qualunque materia), del cui contenuto e messaggio politico hanno già discusso Sandro ed altri - e quindi non vado oltre.

Storicamente le elites italiane, anche del Nord o specie del Nord, hanno ritenuto in netta maggioranza che le lingue locali fossero inferiori, disprezzabili e da relegare e limitare all'ambito famigliare ed amicale. Questo atteggiamento e' a mio parere personale piuttosto stupido sia da un punto di vista culturale, sia come atteggiamento di mancata considerazione per quelle classi sociali o quelle popolazioni localizzate che hanno le lingue locali come lingua madre e di uso comune, specie nel passato.

Io mi preoccuperei innanzitutto del fatto che le elites italiane non conoscono l'inglese, del cui ruolo, per ogni scopo lavorativo, di relazioni ufficiali e di accesso a documenti ed opportunità rilevanti in ogni situazione (anche locale) non penso di dover parlare su nFA. Io non penso, però, che le elites italiane abbiano disprezzato i dialetti locali. Le elites italiane sanno che i dialetti continuano ad essere usati nelle l'ambito familiare ed amicale. Però, vivaddio, l'espressione della lingua italiana come fattore di identità collettiva ed uscita da "secoli calpesti e derisi" non può essere non evidente a tutti. RR