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Il meridione o i meridionali

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mi pare che questo dibattito sia parecchio confuso. I temi sono diversi

1) ha senso una politica regionale, una cioe' che cerchi di evitare concentrazioni urbane quali quelle della zona metropolitana del triangolo industriale? Secondo me si. Ne guadagnerebbe la salute (l'inquinamento nella mia ridente, si fa per dire (chi ha mai visto un bergamasco ridere) cittadina e' altissima e cosi il costo della vita). Il problema e' che le politiche regionali non sembrano aver funzionato granche' -- mi si corregga se sbaglio, ne' in Italia ne' all'estero -- anche se non e' dato sapere cosa sarebbe successo se non fossero state nemmeno tentate.  Insomma, l'obiettivo sembra giusto, ma gli strumenti messi in atto per realizzarlo non sembrano essere stati efficaci.

2) Cio' e' chiaro nel caso del Meridione. Le politiche di promozione dello sviluppo non sono state efficaci. Ma questi soldi sono stati spesi bene? Se si spendessero meglio -- non saprei dove, non sono un esperto in materia  -- non sortirebbero un altro effetto? Secondo me a questa domanda qui non si e' risposto.

3) Siamo certi che le condizioni economiche del Meridione sono quelle che suggeriscono le statistiche economiche? Non ne sottovalutano il livello di reddito? In questo elevato consesso di economisti e statistici dovrei forse tenere  la bocca chiusa, ma tuttavia mi faccio coraggio e oso. Vado da trent'anni in Puglia in vacanza e non ho fatto, ogni anno, che notare un parco macchine piu' lussuoso, valori immobiliari piu' elevati, case piu' belle e stili di vita pi[u costosi.  Ad avere un lavoro -- e questo e' il quisibus -- io mi sono spesso detto che si vive assai meglio in un paesello della provincia di Lecce che in uno della provincia di Bergamo.  Non sara' che le statistiche mentono sulla reale condizione economica di Nord e Sud?

4) finalmente la questione emigrazione intellettuale. E' giusto che un giovane emigri dove vuole, dove il suo lavoro e' riconosciuto (e pagato).  Ma, fintanto che l'educazione e' sussidiata dalla collettivita', per questa collettivita' l'emigrazione e' una perdita. Un paese che educa i propri cittadini e li incoraggia -- per azione o omissione -- ad andarsene una volta educati, e' un paese che si spara nel piede.