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Il meridione o i meridionali

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Alcune riflessioni sparse:

1) trovo la questione sollevata molto interessante, ma se si estende il ragionamento di Alberto, allora i meridionali non esistono: siamo tutti, probibalmente discendenti degli stessi gruppi di uomini e veniamo (immagino) dall'Africa. Quindi bisogna decidere chi sono i meridionali. Io propongo: i meridionali sono quelli che vivono al meridione da molti anni,  o quelli che al meridione vi sono nati (o se vogliamo estendere, quelli che almeno abbiano i genitori che vi sono nati).

2) Promuovere lo sviluppo del meriodione (inteso come regione), sembra a me, un dovere di chi il meriodione lo amministra (a livello locale e nazionale). Il modello che ho in mente e' uno dove tutte le zone d'Italia possono svilupparsi piu' o meno allo stesso livello. Dunque,  a meno che non si dimostri che il  massimo di risorse viene prodotto  per l'Italia nel suo complesso (concedetemi per il momento che questo  sia l'obiettivo) creando le condizioni affinche' tutte  le persone migliori vadano a vivere nello stesso posto (per esempio a milano),  allora io credo che sia efficiente promuovere lo sviluppo del meridione, nel senso di creare le condizioni affinche' le risorse della terra siano efficientemente utilizzate da chi abita quella terra. Credo che questo sia in linea con il ragionamento di Sabino.

3) mi sembra che la discussione sulla teoria dello stato fatta da Michele abbia valenza soltanto all'interno di gruppi di persone che hanno gia' stabilito la tutela della liberta' individuale come valore fondamentale. Mi sembra che l'unica teoria dello stato che possa farsi, nel senso piu' ampio, e non come teoria delle istituzioni o mechanism design in small worlds, sia una sulle origini dello stato. Cioe'  e' importante chiedersi perche' e come sono nate e prosperate le forme organizzative che osserviamo oggi (per esempio perche' si tende verso una forma di organizzazione che promuove la libera scelta), perche' altre si sono estinte, e cosi' via. Lo dico come provocazione, ma ho motivo di credere che l'organizzazione che metta al centro gli individui non sia destinata necessariamente al successo qualora l'uomo dovesse  permanere sulla terra ancora per millenni.