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Il meridione o i meridionali

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Davvero, l'ultima cosa che mi preoccupa è la migrazione intellettuale dal Sud. Chi l'ha detto che bisogna nascere-vivere-morire dove sono nati-vissuti-morti i nostri antenati?

Essendo uno che sta vivendo (per il morire c'è tempo) lontano da dove sono vissuti i suoi antenati, mi sento di poter affermare che la domanda di Alberto è mal posta.

Il punto non sono i meridionali, ma gli italiani in generale.

Ciò che dobbiamo chiederci e se è utile per una nazione essere capace di attrarre talenti, oppure chi la governa deve solo limitarsi a prendere atto del fatto che tra il suo materiale da esportazione ci sono anche i suoi cittadini più istruiti, che dopo essere stati formati  vanno a fare fortuna all'estero ?

In altri termini, è utile tentare delle politiche che rendano più stimolante per un barese/torinese laureato in ingegneria rimanere lì dove ha studiato o (il che è lo stesso) rendere interessante per un ingegnere irlandese/polacco/bengalese trasferirsi a Bari o Torino ?

Il punto non è se fare qualcosa, ma cosa fare.

In fondo tutto il parlare che si fa su questo blog credo serva a trovare - o almeno suggerire -  delle soluzioni all'(in)efficienza italiana, altrimenti Alberto & Co. se ne starebbero tranquillamente in Amerika a guardarsi il baseball in Tv senza rovinarsi il fegato con le ultime trovate di Papi e famigli vari.

Insomma la questione è:

quali politiche sono necessarie perchè uno come Alberto (o un altro degli editors) possa ritenere stimolante tornare in Italia ad insegnare ?

Con ogni probabilità sarebbero le stesse politiche capaci, magari nel medio periodo, di evitare ad un laureato meridionale di cercare la via di Milano o di Londra.