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Il meridione o i meridionali

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Se uno Stato non è che un mero fornitore di servizi ai cittadini, il discorso di Alberto non fa una piega, ANZI: giusto che il fornitore di servizi scadenti sia abbandonato dai clienti migliori, e si metta in atto anche tra Stati un meccanismo di concorrenza. I punti deboli di questo ragionamento sono due: (1) che uno Stato per molto non è un mero fornitore di servizi ma una valenza intrinseca (l'inno, la nazionale, il prestigio della Nazione e blablabla) (2) che lo Stato partecipa alla formazione dei suoi clienti, subendo una perdita netta nel caso in cui i più appetibili scelgano di cambiare fornitore.

Faccio un esempio stupido: apro un enoteca e offro a tutti i clienti in cambio di una tassa corsi di degustazione; finiti i corsi di degustazione, i clienti più abbienti decidono che il mio vino non è un granché e cambiano enoteca. Cosa mi conviene fare nel lungo periodo? Di sicuro vendere vino migliore. Ma non avrei una convenienza anche a ridurre i corsi di degustazione per risparmiare?

(1) che uno Stato per molto non è un mero fornitore di servizi ma una valenza intrinseca (l'inno, la nazionale, il prestigio della Nazione e blablabla)

Ma questa valenza intriseca serve a qualcosa di utile, per i cittadini italiani o per il Mondo, oppure e' solo un espediente per spremere soldi ai contribuenti per mantenere un esercito di corazzieri al Quirinale ed un plotone di uscieri e parrucchieri iper-pagati al Parlamento, per non parlare della Casta politica?

Vincenzo: prova a mettere l'essere umano al centro, l'individuo. Prendilo come punto di partenza (non ho altre giustificazioni per questa scelta se non il fatto che la considero auto-evidente ... ossia, che a me va istintivamente bene così.) e parti poi dal presupposto che lo stato sia un meccanismo al quale decidiamo o meno di aderire. Diversi stati, diversi meccanismi. L'insieme di coloro che aderiscono ad un certo meccanismo lo chiamiamo "coalizione", questi sono i cittadini del meccanismo. Gli individui decidono a che coalizione aderire e, una volta aderito, s'identificano con essa (fino a che il meccanismo medesimo non rompe, che a volte succede) e ne apprezzano le valenze intrinseche (inno, nazionale, eccetera). Tutto funziona, non vedo il problema.

Non serve il contratto sociale alla Rousseau per accettare questa prospettiva, quello è un caso particolare. Va bene anche lo stato-padrone, il Leviatano, lo stato-etico, persino la teocrazia: praticamente va bene quasi tutto. Basta riconoscere il primato dell'individuo, il suo diritto di decidere a che coalizione appartiene, chi sono coloro nei quali si "riconosce".

L'unica "teoria" dello stato che non concorda con questo punto di vista e lo contraddice è quella dello stato-nazione-etnia-volks-vincolodisangue, nel quale l'individuo NON può scegliere a che coalizione appartenere. In quest'ultimo caso non c'è né diritto di "secessione volontaria" (l'emigrazione altro non è che una secessione piccola, piccola, e silenziosa) né di accesso volontario (se non hai i requisiti di sangue non puoi appartenere alla coalizione, indipendentemente dalla tua volontà).

Ma in quest'ultimo caso l'individuo non conta nulla, contano solo o ben un'entità astratta (il Volks) o delle entità puramente materiali (le zolle). Trattasi di una concezione dello stato totalmente "anti-umanista"; in essa l'uomo, la persona umana, non contano niente. Conta solo lo spirito del popolo e la spazzatura che copre il suolo considerato "sacro". Le "zolle" di Alberto trasformate in entità sacrali, come in tanta retorica nazional-fascista, appunto ...

Quando sento qualcuno ricordarmi (sia chiaro, non è il tuo caso) che io debbo qualcosa alla "nazione" o al "popolo" da cui vengo, sempre mi sovvengono le parole del vecchietto che passeggiava al sole alle Zattere quand'io ero solo un liceale cresciuto troppo in fretta:

[...]

There died a myriad,
And of the best, among them,
For an old bitch gone in the teeth,
For a botched civilization,

Charm, smiling at the good mouth,
Quick eyes gone under earth's lid,

For two gross of broken statues,
For a few thousand battered books.