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Il meridione o i meridionali

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Mettere in contrapposizione persone e territori mi sembra di una assurdità tale da andare al di là della pur nobile discussione da bar.

Se qualcuno facesse un simile ragionamento in una qualunque istanza politica sarebbe impallinato senza indugio, e con solidi motivi.

In Europa abbiamo le ben note politiche strutturali e regionali. Non vanno in contrapposizione, ma si affiancano alle politiche - o "strategie" - per la competitività e la concorrenza, incluso la mobilità delle persone e la "flexicurity" nel mercato del lavoro.

La posizione "ufficiale" cui ci si attiene "per consenso" è che i due tipi di politiche non si devono mescolare indebitamente. Faccio un esempio più che concreto: se decido di fare una valutazione di merito e una assegnazione di fondi alle università su criteri "di qualità", tale sistema va mantenuto scevro da influenze "spurie" date dalle condizioni "locali", ed è una politica "globale" - per definizione e nella sua concreta pratica. Affiancabile ad essa, ma distinta e distante, vi può essere una politica di sostegno alle istituzioni che si trovano in situazioni regionali e di contesto svantaggiate, sulla base di criteri e metodi specifici e di altro segno (è proprio il caso dei fondi strutturali, che sono stati vieppiù resi disponibili ad interventi indirizzabili ad Università ed enti di ricerca). Come addendum su questo argomento, ricordo che in tutta Europa esistono distinzioni ab ovo di mission e compiti per una parte consistente delle istituzioni di istruzione superiore, per cui i Polytechnics e le Fachhochschulen sono tenute a servire in maniera stringente i bisogni e le esigenze del mercato del lavoro locale e dello sviluppo regionale. In tal caso i criteri di valutazione per i due tipi di istituzioni vanno tenuti distinti, e non avrebbe senso fare classifiche indifferenziate, sia per la (tipologia della) ricerca sia per determinazione dei corsi di studio.

RR

Mettere in contrapposizione persone e territori mi sembra di una assurdità tale da andare al di là della pur nobile discussione da bar.

Se qualcuno facesse un simile ragionamento in una qualunque istanza politica sarebbe impallinato senza indugio, e con solidi motivi.

Ciao, io sarei sinceramente interessato a conoscere questi solidi motivi. Intendo, gli stati nazionali sono stati sicuramente una bella invenzione per promuovere la crescita economica attaverso l'unità monetaria, il monopolio della forza (sia law enforcement che sicurezza) all'interno, la difesa dai nemici esterni e altri pregi che adesso mi scordo.

Noto pero' che negli ultimi 30 anni c'e' stata l'affermazione di una lingua franca utilizzabile per comunicare praticamente in tutto il mondo, un aumento esponenziale della mobilità degli individui dovuto alla riduzione delle barriere al trasferimento, una diffusione della cultura per cui l'impatto dell'emigrazione si è notevolmente ridotto (per dire, un ragazzino italiano puo' discorrere di Harry Potter coi suoi coetanei di tutto il mondo). Insomma, l'impressione è che le "persone" si stiano sempre più affrancando dagli Stati. Del resto anche gli Stati nazionali non sono che un'invenzione relativamente recente, non è detto che saranno ancora li' tra altri 400 anni.

Ciao, io sarei sinceramente interessato a conoscere questi solidi motivi. Intendo, gli stati nazionali sono stati sicuramente una bella invenzione per promuovere la crescita economica attaverso l'unità monetaria, il monopolio della forza (sia law enforcement che sicurezza) all'interno, la difesa dai nemici esterni e altri pregi che adesso mi scordo.

Ciao, la contrapposizione fra persone e territori - come fatta baluginare nel discorso dell'articolo - è artificiosa per il banale motivo che noi Europei sosteniamo SIA le persone CHE i territori. Se ti interessa conoscere i motivi per cui è opportuno e vantaggioso sostenere i territori, non penso che ci sia modo migliore che cominciare a leggere gli obiettivi e i contenuti delle politiche regionali dell'UE.

Poi, che tu mi faccia il discorso sulla vetustà degli Stati Nazionali e della loro pretesa di essere i monopolisti della scena politica mondiale, penso sia poco più che inutile per un europeista iscritto al Movimento Federalista Europeo come il sottoscritto. Epperò ti posso dire che, non appartenendo a fazioni ideologiche e con il prosciutto negli occhi, vi sono stati sia rilevanti progresso in questi 50-60 anni nel multilateralismo e nella costruzione di un ordine sovranazionale, sia una comprensione più profonda del ruolo e dell'importanza degli Stati (quelli non idolatrati) nella vicenda umana e politica mondiale.

Insomma, l'impressione è che le "persone" si stiano sempre più affrancando dagli Stati. Del resto anche gli Stati nazionali non sono che un'invenzione relativamente recente, non è detto che saranno ancora li' tra altri 400 anni.

Affrancare è un termine molto forte, però ti ribadisco che noi Europei abbiamo lavorato molto duramente per arrivare, in 40-50 anni, ad una libera circolazione, e quindi al riconoscimento di quei principi che tu invochi e sostieni. Non capisco però cosa c'entri tutto questo nella contrapposizione fra individuo e territorio. Noi sosteniamo sia la libertà di movimento e di impego, sia il ruolo e il valore dello sviluppo dei territori, perchè il movimento sia visto come scelta e non come costrizione - e per evitare di ritrovarci con intere fette di continenti allo sbando.

RR

 

 

l'aria al di sopra delle alpi non dev'essere troppo ossigenata.

1: spiegaci i solidi motivi per cui uno dovrebbe essere impallinato (in qualunque istanza politica) se rompe il tuo dogma della non contrapposizione territorio-persone, altrimenti sembra che tu intervenga soltanto per poter fare la tua pontificatina europea in italiano noioso cinque righe sotto.

2: Il resto che scrivi, comunque, ci azzecca come i cavoli a merenda con il pezzo. Alberto ha fatto una provocazione da discepolo di Gary Becker (Chicago, non Bruxelles): perché, nell'analisi della questione meridionale, dovremmo continuare a usare i vecchi (ed europei, se vuoi) strumenti e metriche di analisi, cioè quelli delle politiche per lo sviluppo del territorio (e dei fondi a pioggia senza ritorno, nel senso di return: rendimento)? C'è una ventina di milioni di meridionali che ha fatto fortuna altrove: è un male come vogliono farci credere i politici? Dove è scritto che la politica debba garantire che ognuno faccia fortuna a casa sua? Qual è la definizione di casa propria, al giorno d'oggi? Il sud non può diventare la florida d'europa (una terra di vecchi e pensionati, con il clima secco e mite, bel mare, vino buono, e i cui giovani vanno a far fortuna altrove)? Non è che non lo sta diventando e resta un perenne incompiuto (le famose cattedrali nel deserto vecchie e nuove, hai presente?) perché c'è una classe politica che vive della gestione di questi sussidi (che vengono in effetti anche dalle famose politiche europee per competitività e balle varie) e impedisce, comprando il consenso a suon di posti e posticini in enti per lo sviluppo del territorio e organizzando clientele, che si compia questa "naturale" trasformazione?

l'aria al di sopra delle alpi non dev'essere troppo ossigenata

E' ossigenata più o meno quanto sotto - alle volte di più alle volte di meno (devo dire che ricordo qualche grafichetto dove si disegnava una coloritura non entusiasmante per la zona del Benelux, comunque devo vedere meglio).

1: spiegaci i solidi motivi per cui uno dovrebbe essere impallinato (in qualunque istanza politica) se rompe il tuo dogma della non contrapposizione territorio-persone, altrimenti sembra che tu intervenga soltanto per poter fare la tua pontificatina europea in italiano noioso cinque righe sotto.

La non-contrapposizione territorio-persone sta nei fatti, caro mio, dell'Unione Europea di oggi, a dispetto di chiunque voglia fare pontificatine e predicare dogmi. Noi sosteniamo SIA la libertà di movimento, di intrapresa, di insediamento, di lavoro SIA il valore della coesione terroritoriale - per motivi generali politici ed economici che puoi iniziare a leggere qui. Poi, vedi tu se questo sia un "impallinamento" o un discorso positivo.

2: Il resto che scrivi, comunque, ci azzecca come i cavoli a merenda con il pezzo. Alberto ha fatto una provocazione da discepolo di Gary Becker (Chicago, non Bruxelles): perché, nell'analisi della questione meridionale, dovremmo continuare a usare i vecchi (ed europei, se vuoi) strumenti e metriche di analisi, cioè quelli delle politiche per lo sviluppo del territorio (e dei fondi a pioggia senza ritorno, nel senso di return: rendimento)? C'è una ventina di milioni di meridionali che ha fatto fortuna altrove: è un male come vogliono farci credere i politici?

Non so di quali merende tu stia parlando, comunque le politiche di sviluppo del territorio stanno di casa in tutto il mondo, e il caso dell'Unione Europea è solo una istanza specifica senza particolari attributi di rilievo. Circa la ventina di milioni di meridionali che hanno fatto fortuna altrove, mi congratulo: e allora? Cosa facciamo, riduciamo il perimetro di area abitabile, vivibile, godibile, eleggibile per qualunque scopo ragionevolmente pensabile, o pensiamo di poterla allargare?

I "fondi a pioggia", caro il mio bello, non sono proprio "a pioggia", perchè se c'è un concetto che applichiamo dall'Europa è quello di progetto e quindi di obiettivi e attività funzionali al loro raggiungimento. Forse ti stavi sbagliando con i metodi e le pratiche della classe politica italica.

Non è che non lo sta diventando e resta un perenne incompiuto (le famose cattedrali nel deserto vecchie e nuove, hai presente?) perché c'è una classe politica che vive della gestione di questi sussidi (che vengono in effetti anche dalle famose politiche europee per competitività e balle varie) e impedisce, comprando il consenso a suon di posti e posticini in enti per lo sviluppo del territorio e organizzando clientele, che si compia questa "naturale" trasformazione?

Egregio, se ci sono pratiche di malcostume locali (di cui non dubito affatto, sia chiaro) non significa che la politica sia sballata nael suo complesso. La Spagna, da quando è entrata nella Comunità Europea nel 1986, ha fatto grande e proficuo uso dei fondi strutturali per il proprio sviluppo (praticamente tutte le regioni erano eleggibili all'epoca). Il Governo di Felipe Gonzales fece addestrare schiere di giovani funzionari a Bruxelles per intercettare e programmare il buon utilizzo delle opportunità concesse. Ti risulta sia stato fatto lo stesso per l'Italia Meridionale? E allora, perchè ci sono le mele marce dovremmo rinunciare ad una politica di sviluppo regionale che - nel suo concetto e nei suoi obiettivi - corrisponde ad esigenze politiche generali dell'Unione? Pensa a tutti gli Italiani che sono andati anche in Spagna e vedi che il binomio libertà di movimento-sostegno allo sviluppo è proficuo per il blocco nel suo complesso.

RR

stai scappando dalla discussione, che ruota attorno alla riconsiderazione di quel "dogma" (la separazione del benessere cittadino meridionale dall'interesse fantomatico del suo territorio - o meglio delle sue zolle e cemento - di nascita). Non so che elementi rilevanti porti il fatto che il mandato della direzione generale della politica regionale della commissione europea (il tuo link) sia ispirato da un'altra filosofia: se il confine di ragionevolezza degli argomenti si stabilisce in base a cosa c'è scritto nei mandati della commissione, stiamo freschi. Dei problemi intrinseci di monitoring e lobbying sul finanziamento pubblico dello sviluppo delle aree arretrate si può parlare a lungo (così come delle implicazioni della tua affermazione sulle politiche pubbliche europee che vanno a buon fine dove c'è meno incidenza di mele marce...), ma il punto sollevato da Alberto è un altro.

Ho fatto l'errore di replicare e di darti la chance di sfoggiare i tuoi link al sito dell'Unione Europea per l'ennesima volta. Ma sbagliando si impara. Ciao.

stai scappando dalla discussione, che ruota attorno alla riconsiderazione di quel "dogma" (la separazione del benessere cittadino meridionale dall'interesse fantomatico del suo territorio - o meglio delle sue zolle e cemento - di nascita).

Io non scappo da nessuna parte - o, meglio, potresti dire che sono anch'io "scappato" dall'Italia, ma non per questo ritengo che non vi sia un interesse del Paese Italia ad avere anch'esso, poverino, un benessere maggiore, e nell'esserci un legame fra il Paese Italia e i cittadini italiani (quantomeno).

Su questo tema, guarda un po', esercito le mie riflessioni anche con riferimento ad esperienze più dirette, sul tema - per essere chiari - di Cervelli in Fuga e Cervelli in Gabbia, al quale pure ho dato il mio piccolo contributo.

se il confine di ragionevolezza degli argomenti si stabilisce in base a cosa c'è scritto nei mandati della commissione, stiamo freschi

Sai, della tua pietra filosofale per determinare la "ragionevolezza" mi arrischio a dire che nessuno se ne farebbe molto, visto il tenore delle tue argomentazioni. I mandati delle azioni politiche, dal Comune all'ONU, hanno sempre ricompreso delle azioni di sviluppo territoriale e di promozione della coesione sociale. 

RR