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Il meridione o i meridionali

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Alberto, non sono d'accordo. Promuovere il benessere di una determinata area geografica è un obiettivo in sè e non serve solo a minimizzare i costi di espatrio. Credo si possa difendere questa affermazione non solo con argomenti basati su motivazioni intrinseche: il senso civico o il patriottismo. Ma anche notando che espatriare ha dei costi che non tutti possono sopportare e l'ignoto fa paura a molte persone capaci.

Provo a spiegarmi con una provocazione: sei pronto a fare lo stesso ragionamento per l'Italia? Che importa che le persone più istruite e, per esempio, i professori universitari più capaci vanno all'estero? Sono decenni che si prova senza successo a trattenerli, allora rinunciamo.

Mi spiego ancora meglio: il punto, in Italia come nel mezzogiorno, non dovrebbe essere assistere coloro i quali rimangono per trattenerli, ma provare a rendere una determinata area geografica (sì, anche le zolle, la terra e il cemento) un posto migliore e più attraente per le persone più capaci.

Ma anche notando che espatriare ha dei costi che non tutti possono sopportare e l'ignoto fa paura a molte persone capaci.

Anche lavorare ha dei costi che non tutti possono sopportare, specialmente se si tratta di lavorare duro. Ed è vero, l'ignoto fa paura a tante persone "capaci" di fare altre cose. Vuol dire che faranno altre cose, no? Quelle per cui sono "capaci", per esempio. Non è che tutti debbano fare tutto sempre e dovunque, no?

Provo a spiegarmi con una provocazione: sei pronto a fare lo stesso ragionamento per l'Italia? Che importa che le persone più istruite e, per esempio, i professori universitari più capaci vanno all'estero? Sono decenni che si prova senza successo a trattenerli, allora rinunciamo.

Non so Alberto, ma io lo stesso ragionamento per l'Italia l'ho fatto da tempo. Non tanto con intenzioni normativa, ma come spiegazione di quanto avviene: quanto scrivi descrive quanto avvenuto e sta avvenendo (sempre con le solite eccezioni, che essendo appunto eccezioni confermano la veridicità di quanto descrivi). Nessuna provocazione, direi.

Infatti, se poni la questione nella versione "Italia" è più facile capire dove stia il problema. Se X se ne va altrove perché là dov'è non gli viene permesso (dagli altri, da chi rimane, eccetera) di esprimersi, lavorare, ricevere le soddisfazioni esistenziali che va cercando e questo suo andarsene intristisce o rende più poveri e meno capaci quelli che rimangono dopo che X se n'è andato, quale potrà essere la soluzione? A me ne viene spontanea solo una: che coloro i quali non sono X e rimangono, impoveriti dalla sua dipartita, si attivino per trattenerlo, per farlo tornare, per farlo sentire a suo agio là dove stava prima.

Se non lo fanno, se proprio non ci provano (come, aldilà delle chiacchere, sembra essere il caso) vuol dire che non vogliono, no? Che a loro non interessa. Che gli sarebbe andato bene se X fosse rimasto, gratuitamente per così dire, a tirare la carretta per loro. Ma se è il caso di compensarlo per questo, allora non conviene più. Si chiamano "preferenze rivelate" io direi.

P.S. Seriamente, cosa c'entra il "senso civico"? Io manifesto il senso civico nelle comunità dove vivo, o anche dove semplicemente risiedo per brevi periodi di tempo. Quale altro criterio dovrei usare? Quello di nascita? Dovrei fare donazioni al comune di Padova perché son nato li? Non capisco. Io voglio bene ai miei amici veneziani, li vado a trovare, ci vado pure in vacanza ogni anno (tra 6 giorni esatti, infatti) ma di piazza Barche e della fondamenta dei Cereri, per se, cosa me ne importa?

Idem per "patriottismo", non ti pare? Conta "l'Italia" o contano "gli italiani", come giustissimamente sottolinea Alberto? Quale criterio morale implica che l'Italia (nel senso di bandiera, zolle, alsfalto e pattumiere) dovrebbe contare più degli italiani?

Ovviamente condivido le analisi di Alberto e Michele. Non potrebbe essere altrimenti. Voglio solamente commentare uno dei punti di Michele. Quello sulle preferenze rivelate.

Se non lo fanno, se proprio non ci provano (come, aldilà delle chiacchere, sembra essere il caso) vuol dire che non vogliono, no? Che a loro non interessa. Che gli sarebbe andato bene se X fosse rimasto, gratuitamente per così dire, a tirare la carretta per loro. Ma se è il caso di compensarlo per questo, allora non conviene più. Si chiamano "preferenze rivelate" io direi.

 

La mia interpretazione del pensiero di Michele e' la seguente. V'e' una parte (minoritaria direi) degli Italiani residenti cui l'argomento delle preferenze rivelate certamente si applica. Il problema (per lo sviluppo del Paese) e' che uno sottoinsieme di tale minoranza consiste dell'oligarchia che governa -- governa in senso lato. Si tratta, come si sa, dell'alleanza tra classe politica (di tutti i colori), famiglie buone (coloro che si definiscono imprenditori ma altro non sono se non mendicanti di rendite monopolistiche), e crimine organizzato. Un'alleanza che governa grazie all'appoggio esterno del sindacato.

Gli altri (la maggioranza dei residenti) sicuramente avrebbero solamente benefici dal rientro di molti espatriati con alto capitale umano (o dalla venuta di stranieri con le medesime caratteristiche). A loro l'argomento delle prefrerenze rivelate non si puo' applicare. Tra questi concittadini, molti hanno coscienza della situazione, ma si sentono impotenti. Altri invece, per pura ignoranza, non capiscono che certe politiche avrebbero effetti opposti a quelli che gli oligarchi vorrebbero far loro credere.

Il mio bottom line e' che il problema vero dell'Italia del 2009 e' che non e' una democrazia. Politiche pubbliche che sarebbero nell'interesse della maggioranza non solo non arrivano in Parlamento. Non vengono neppure discusse sui media! Ovviamente perche' i media sono nelle mani dell'oligarchia, la quale controlla in maniera perfetta l'accesso alla politica. Si veda il diktat anti-Grillo da parte del PD.

 

Il mio bottom line e' che il problema vero dell'Italia del 2009 e' che non e' una democrazia. Politiche pubbliche che sarebbero nell'interesse della maggioranza non solo non arrivano in Parlamento. Non vengono neppure discusse sui media! Ovviamente perche' i media sono nelle mani dell'oligarchia, la quale controlla in maniera perfetta l'accesso alla politica. Si veda il diktat anti-Grillo da parte del PD.

Sono d'accordo sul controllo sull'accesso alla politica. Pensi che sia una condizione che si possa cambiare?
Io non sono convinto che alla maggioranza degli Italiani sia cosi' chiara la situazione e il costo che gli e' imposto. Certo gli Italiani sono scontenti, pessimisti e arrabbiati, ma non penso che capiscano fino in fondo la situazione da te descritta.

D'accordo, con un'aggiunta.

La visione di Michele, che condivido, non deve necessariamente includere il diritto alla mobilita'? Ovvero il diritto di uscire, ma anche di entrare in un'associazione protettiva/Stato?

Che diritto hanno gli stati di porre limiti a questo diritto? La violazione del diritto alla mobilita' che i l'URSS commetteva nei confronti dei suoi cittadini impedendogli di uscire, non e' analoga e simmetrica alle barriere all'accesso chiamate ipocritamente "politiche dell'immigrazione"? Gli interessi protezionistici dei cittadini di uno Stato possono prevalere sul diritto individuale alla mobilita' (che sia in entrata o in uscita)?

 

E questa la scolpiamo nella pietra!

Grazie

Anche lavorare ha dei costi che non tutti possono sopportare, specialmente se si tratta di lavorare duro.

D'accordo, ma almeno potenzialmente lo possono sopportare tutti. Per chi non ha accesso al credito emigrare a volte è difficile o impossibile.

Ed è vero, l'ignoto fa paura a tante persone "capaci" di fare altre cose. Vuol dire che faranno altre cose, no? Quelle per cui sono "capaci", per esempio. Non è che tutti debbano fare tutto sempre e dovunque, no?

Certo, ma è un peccato che persone brillanti che non hanno i mezzi o il coraggio per emigrare restino intrappolati in aree geografiche sottosviluppate.

Non so Alberto, ma io lo stesso ragionamento per l'Italia l'ho fatto da tempo. Non tanto con intenzioni normativa, ma come spiegazione di quanto avviene: quanto scrivi descrive quanto avvenuto e sta avvenendo (sempre con le solite eccezioni, che essendo appunto eccezioni confermano la veridicità di quanto descrivi). Nessuna provocazione, direi.

D'accordo sulla spiegazione. Ma dal punto di vista normativo ci tenete un po' all'Italia, altrimenti questo blog probabilmente non esisterebbe. Dopo tutto non mi sembra che proviate a dare consigli agli Italiani su come emigrare meglio.

P.S. Seriamente, cosa c'entra il "senso civico"? Io manifesto il senso civico nelle comunità dove vivo, o anche dove semplicemente risiedo per brevi periodi di tempo. Quale altro criterio dovrei usare? Quello di nascita? Dovrei fare donazioni al comune di Padova perché son nato li? Non capisco. Io voglio bene ai miei amici veneziani, li vado a trovare, ci vado pure in vacanza ogni anno (tra 6 giorni esatti, infatti) ma di piazza Barche e della fondamenta dei Cereri, per se, cosa me ne importa?

Ho sbagliato ad usare l'espressione senso civico. Avrei dovuto dire senso di appartenenza ad un'area geografica e ad una comunità, anche indipendentemente dal fatto che parte di quella comunità risiede ormai altrove.

Idem per "patriottismo", non ti pare? Conta "l'Italia" o contano "gli italiani", come giustissimamente sottolinea Alberto? Quale criterio morale implica che l'Italia (nel senso di bandiera, zolle, alsfalto e pattumiere) dovrebbe contare più degli italiani?

Non lo so. Ma non ho scritto che conta più l'Italia degli Italiani. Da un punto di vista morale, almeno per me, contano sia l'Italia che gli Italiani. E l'Italia conta anche per i non Italiani che vogliono contribuire a migliorarla.

 

 

Idem per "patriottismo", non ti pare? Conta "l'Italia" o contano "gli italiani", come giustissimamente sottolinea Alberto? Quale criterio morale implica che l'Italia (nel senso di bandiera, zolle, alsfalto e pattumiere) dovrebbe contare più degli italiani?

Contano tutt'e due. A parte il fatto che il concetto di cittadinanza non è mica andato in soffitta, l'Italia e' - intesa come Stato (per definizione giuridica) - un insieme combinato di un popolo, un territorio e un ordinamento giuridico. Definizione che tende ad essere un po' fuzzy per casi al limite come quando si considerano i cittadini espatriati, ma che - piaccia o non piaccia - è quella in vigore. Ora, uno potrebbe, da una posizione minoritaria (parecchio) mettersi a ragionare di configurazioni alternative, e tutto quanto vuole (e comunque io mi trovo a vivere meglio come cittadino Europeo, ma questa è solo una aggiunta, una estensione della mia cittadinanza italiana), però non si può certo stupire o svegliare alla mattina straniato perchè l'organizzazione sociale si fonda sulla considerazione dei fattori che sono definiti rilevanti nella situazione attuale.

RR 

Naturalmente concordo che la provocazione provocazione non sia. Da tempo sostengo che il pb dell'accademia in Italia e' che non si attraggono stranieri non che gli italiani vanno via. 

E poi ovviamente, "voto con i piedi".

Non e' che non sia un costo emigrare, ci mancherebbe. Ma in queste condizioni e' il male minore. Il terrore a muoversi, come dice Marco, e' cosa brutta.