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Il meridione o i meridionali

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A parte le difficoltà che si collegano allo spostamento dei lavoratori, che ci sono e sono reali, effettivamente tutta la questione dello spostarsi per cercare lavoro è vista in maniera molto retorica...al sud come riporti tu, Alberto, si pensa che il movimento delle persone sia una specie di "sconfitta" personale, sia dell'individuo in questione, o della società che in qualche misura "lo obbliga" ad andarsene...mi sovviene quell'altra cosa che hai scritto un po' di tempo fa: "può la politica risolvere tutti i problemi?", la risposta era no, ma qui al sud siamo ostinatamente convinti del contrario, per cui se le cose vanno male si incolpa la politica, nelle sue manifestazioni istituzionali, e si reclama un tavolo di trattativa. Ultimamente in Sardegna, si invocano tavoli e trattative per quasi tutto: per la chimica; per l'alluminio; per il costo dell'energia; per le industrie metallurgiche ancora in piedi; per l'agricoltura; poi ci sono i tavoli a palazzo Chigi; quelli con la Tirrenia, per scongiurarne la privatizzazione...e ogni volta il leit motiv è appunto l'immigrazione, se cresce vuol dire che le cose stanno andando male...ancora nell'ultimo sciopero generale che hanno fatto i sindacati (non ve ne siete accorti, dello sciopero? In effetti...) la fuga dei giovani era l'argomento principe.

Ma da un punto di vista economico, l'assenza di movimento interno in un paese cosa significa? Che c'è uno sviluppo "armonioso e omogeneo" o che non si muove nessuno chè sono tutti morti? Esiste uno spostamento di lavoratori comparabile in altre regioni d'Europa? Come si discute, in US, dello spostamento di gente da uno stato meno ricco ad uno più benestante? No perchè se scoprissimo che nel meridione d'Italia succedono cose non molto diverse che in altri paesi europei, io inizio la settimana più sollevato.