Titolo

Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

1 commento (espandi tutti)

Anche se la spesa pensionistica è lorda, per valutare la sostenibilità del finanziamento a ripartizione (pay-as-you-go) non la si deve portare al netto. Il volume della ripartizione è dato, infatti, dal totale delle risorse che devono essere estratte dagli occupati per finanziare le pensioni lorde in erogazione. L'Ire/Irpef poi corrisposta dai pensionati non ritorna "in tempo reale" agli occupati che contribuiscono.

Altrimenti, se così fosse, sarebbe da subito percorribile una ipotesi di totale detassazione delle pensioni con corrispondente riduzione dell'aliquota contributiva sugli attivi. Dubito che il bilancio pubblico accomoderebbe facilmente una tale modifica. Forse può essere questo un modo alternativo per raccontare la storia e spiegare che non c'è partita di giro, come giustamente sostengono Pizzati e Boldrin, e che l'effetto distorsivo sul lavoro, sulla produttività, sugli investimenti è pieno.

E, di fronte all'invecchiamento della popolazione, sarà sempre peggio. Perchè la possibilità di ricorrere alla ripartizione (cioè, semplificando, a "spalmare i costi su tutti") non è infinita ma ha una soglia massima, al di sopra della quale gli effetti depressivi diventano sovrastanti. E se agli andamenti prospettici della spesa per pensioni (stabilmente al 14% del Pil) si aggiungono quelli della spesa sanitaria, le difficoltà della ripartizione appaiono ancora più lampanti.

La ripartizione è una cosa preziosa e scarsa, che andrebbe (re)indirizzata verso quegli strumenti in grado di fare buona redistribuzione delle risorse e di promuovere sia welfare che crescita, non a caso strumenti sottosviluppati in Italia (ammortizzatori lavoro, conciliazione vita-lavoro, maternità, famiglia/minori, casa, riqualificazione capitale umano, etc.). Le pensioni, invece, sono un cattivo strumento di redistribuzione.

Trasformazione multipillar del finanziamento delle pensioni e diversificazione degli istitui del nostro welfare sono due cose intrinsecamente connesse.

V'è poi da dire che, se il confronto internazionale lo si vuol fare tenendo conto del trattamento fiscale delle pensioni, allora bisognerebbe anche tener conto del trattamento fiscale dei contributi, che in Italia sono deducibili dal reddito (sia da lavoro che d'impresa). I due trattamenti fiscali (la tax expenditure sui contributi e l’assoggettamento a imposizione delle pensioni pubbliche) sono collegati tra di loro (è una scelta di tax deferral).

Saluti, ns