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Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

6 commenti (espandi tutti)

Sono d’accordo che eliminare l’evasione non è una (buona) manovra macro e certo non si può dissentire sul taglio della spesa pubblica improduttiva. Che non è la stessa cosa, però, che tagliare la spesa sociale, che in Italia non è di più, ma di meno dei paesi comparabili: va sicuramente migliorata, ma lì non ci sono risparmi (nota a margine: c’è bisogno di precisare che io non ritengo che ci sia trade off tra welfare ed efficienza del sistema economico?). Però, ripeto: dal momento che il deficit è provocato dal servizio del debito, se il recupero dell’evasione fosse utilizzato temporaneamente come una sorta di imposta straordinaria, tipo la “tassa per l’Europa”, non mi sembrerebbe una soluzione improponibile.

Riguardo al punto 1, mi pare che ci sia un certo accordo sul fatto che il sostegno ai consumi si fa intervenendo a favore dei redditi bassi; e siccome i soldi da qualche parte bisogna prenderli, o si fa altro deficit, o si tassano di più i redditi alti.

Una piccola precisazione: la banda del buco degli anni 80 ha molti “meriti”, ma non quello dell’origine al debito, che è precedente. Dal 1960 al ’74 la nostra spesa pubblica è cresciuta come negli altri paesi europei, mentre la pressione fiscale saliva di 6 punti di Pil nella media degli altri paesi e solo di 2 in Italia (cfr. Antonio Pedone, Lo Stato debitore”, in R. Romanelli (a cura di), Storia dello Stato italiano, Donzelli 1995, p. 270 e sgg.). Le crisi petrolifere con i tassi a due cifre hanno fatto il resto. Poi c’è una vera esplosione del deficit già col governo Spadolini. Ricordo (all’epoca facevo il cronista di finanza pubblica) che l’allora ministro del Tesoro Andreatta non voleva firmare il bilancio. Poi fece una conferenza stampa sulla Finanziaria parlando solo dei conti di competenza e rifiutandosi di parlare di quelli di cassa: voleva prenderne le distanze perché sapeva che erano taroccati…

Veramente è dai tempi di Monorchio che io sostengo che bisognerebbe fare un’operazione di zero-based budgeting.

In fondo è lo stesso concetto che la maggior parte dei partecipanti alla discussione vorrebbe applicare alle entrate, non solo alla spesa: maggiori introiti, magari rivenienti dal recupero dell'evasione fiscale dovrebbero servire per ridurre le altre tasse.

Il debito pubblico italiano è esploso perchè la classe politica ha voluto un livello di spesa europeo (in parte anche per bassi motivi clientelari) senza adeguare il livello della tassazione, forse perchè temeva che i "contribuenti" non avrebbero accettato lo scambio al buio, ma avrebbero reclamato una P.A. efficiente e un maggior controllo sulla spesa improduttiva (come avviene nei paesi europei che lei cita come esempio). Non mi sembra che la situazione sia molto cambiata in qs anni sul lato della spesa, mentre la pressione fiscale, nonostante l'evasione, è progressivamente aumentata, ma ciò che si era riusciti ad ottenere (oggi non più vista la situazione) è stata una stabilizzazione del debito rispetto al PIL, anche vendendo l'argenteria (banche, ENi, ENEL ecc.). Il debito rimane e non si può ignorare. Quindi quando si fanno i confronti non bisogna scordare che ci sono degli interessi da pagare e questo vuol dire, a parità di entrate, meno soldi da spendere per tutti, pro quota. Se poi, come spesso si sente dire, ci sono delle c.d. spese incomprimibili, allora significa che qualche altra categoria di spesa dovrà essere ridotta ancor di più.  Se per pagare le pensioni bisogna ridurre le spese per l'istruzione, per la ricerca e per la sicurezza (che oggi è molto ricercata), temo che le prospettive del paese non siano molto rosee. Magari i giornali potrebbero fare qualcosa, evitando di cercare il pelo nell'uovo nella ricerca OCSE sulle pensioni che sicuramente non è perfetta, ma mette in evidenza uno squilibrio talmente ampio tra Italia e altri paesi che sarebbe suicida ignorare. Alla fine la scelta sul "dove puntare il dito" non è priva di importanza.

r < g

Marco Boleo 29/6/2009 - 17:05

Il tasso d'interesse reale inferiore al tasso di crescita dell'economia fa si che il debito nato negli anni '70 del secolo scorso non esploda in quel decennio. Su tutti questo paper: F. Giavazzi - L. Spaventa "Italy: The Real Effects of Inflation and Disinflation", Economic Policy, 1988, 8, pp. 133-171 e questo occasional paper della Banca d'Italia: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31

Per i primi anni '80 parlavo dei deficit, non del debito.

r < g

Marco Boleo 30/6/2009 - 09:28

Mi sono espresso male. Nel deficit degli anni '80, con r > g, inizia ad avere il suo effetto la spesa per interessi del debito pubblico emesso negli anni '70.

se il recupero dell’evasione fosse utilizzato temporaneamente come una sorta di imposta straordinaria, tipo la “tassa per l’Europa”, non mi sembrerebbe una soluzione improponibile.

Arieccolo, Prodi 2, il ritorno ......

Forse non dovrei più stupirmi, ormai, ma - davvero - considero deprimente leggere ancora qualcuno che ritiene accettabile un ulteriore aumento delle imposte, finalizzato a nobili intenti di qualunque tipo. Non rendersi conto che la quota di economia intermediata dalla mano pubblica sia, qui, così alta da garantirci lo straordinario privilegio di vivere ed operare nell'ultimo paradiso del socialismo reale, significa chiudere entrambi gli occhi aspettando che la carrozza, a mezzanotte, torni ad essere la zucca che era ...... oppure - sarò, volutamente e scientemente, politicamente scorretto - servire gl'interessi di chi vorrebbe far credere al popolo bue qualunque panzana utile a mantenere lo status quo.

Riguardo al punto 1, mi pare che ci sia un certo accordo sul fatto che il sostegno ai consumi si fa intervenendo a favore dei redditi bassi; e siccome i soldi da qualche parte bisogna prenderli, o si fa altro deficit, o si tassano di più i redditi alti.

Nient'affatto. Le risorse andrebbero prese dove si trovano scorrettamente allocate, ossia nelle rendite di posizione, ad esempio liberalizzando i mercati protetti ed eliminando i piccoli monopoli pubblici locali, ed anche razionalizzando l'impiego pubblico avendo come stella polare il cliente anziché l'operatore. Poi, sebbene forse le cifre totali in gioco non siano rilevanti, un segnale positivo sarebbe costituito dalla fine di privilegi sbagliati, che non sono solo i compensi della politica: con un interlocutore del mestiere mi pare giusto ricordare che oggi, qui a Firenze, si è parlato anche dei finanziamenti all'editoria. Sostanzialmente, una vergogna ....