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Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

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Caro Michele,

 

la url è questa

http://www.sourceoecd.org/upload/pensionsprel.pdf

ma non so se ti fa entrare. Io ho l’accesso come giornalista. Volevo farti almeno un copia-incolla ma stasera quando clicco mi dà errore ed esce una pagina bianca. Riproverò in seguito.

 

Cominciamo dalla tassazione. Dove hai letto, nel mio articolo, che secondo me i pensionati non devono essere tassati? Io dico un’altra cosa, e cioè che se sono tassati in modo diverso nei diversi paesi una statistica che si propone un confronto dovrebbe tenerne conto. Salto quindi a piè pari la contestazione che mi fai sui dipendenti pubblici che - di conseguenza - non dovrebbero essere tassati neanche loro, perché non c’entra nulla con quello che ho scritto, anche se potrei farti notare qualche illogicità anche nel tuo ragionamento. Detto di passaggio, comunque, il criterio "assurdo" di non tassare le pensioni è effettivamente applicato in Germania. Trattasi di constatazione senza alcuna aggiunta di giudizi di valore.

 

Ma, tu dici, quello che conta è la spesa lorda per pensioni, perché una spesa lorda alta comporta comunque tasse più alte e dunque un handicap per il sistema economico. E perché questa relazione dovrebbe essere accettata come il Vangelo? Quando vengono diffuse le varie classifiche sulla competitività vedo sempre ai primi posti i paesi scandinavi, che hanno la pressione fiscale più alta del mondo. Evidentemente non sono indifferenti i modi con cui queste tasse si prelevano e si usano. La Germania ha una pressione fiscale più o meno come quella italiana (e salari ben più alti), ma è il primo paese esportatore del mondo. I fattori che entrano in gioco nel funzionamento di un’economia sono molteplici e l’equazione "più tasse = più danni" è quantomeno semplicistica.

 

Sostenibilità: lo so anch’io che è un concetto vago e che quando si fanno proiezioni a 50 anni la differenza di mezzo punto di Pil nelle ipotesi di base cambia i risultati da così a colà. Però è anche vero che non può essere uno strumento usato a senso unico: quando serve per dire che siamo sull’orlo del baratro va bene, altrimenti non vale più niente. Ci hanno fatto una testa così ripetendo che il sistema previdenziale era in deficit: non ricordo di aver letto interventi dove si dicesse che non era quello il modo corretto di porre il problema.

 

Devo dirti io quali poste andrebbero tagliate per mantenere il vincolo di bilancio? Veramente è dai tempi di Monorchio che io sostengo che bisognerebbe fare un’operazione di zero-based budgeting. Posso solo immaginare quante porcherie spreca-soldi si siano stratificate negli anni, si rinnovino automaticamente e nessuno le andrà mai a cercare perché sono poste troppo piccole (prese singolarmente) e magari compaiono solo in voci più generali e aggregate, che nessuno si prende la briga di controllare nel dettaglio. Poi ci sarebbero quei 100 miliardi di evasione fiscale (stima di ieri della Corte dei conti, ma più o meno corrispondente ad altre stime fatte in passato, anche dall’Agenzia delle entrate): se se ne recuperasse almeno la metà basterebbe per aggiustare i nostri conti e ne avanzerebbe per ridurre la pressione fiscale su chi le tasse le paga. O il patologico livello di evasione italiano va considerato come un disastro naturale irreparabile?

 

Tfr: non ho potuto controllare perché, come ti ho detto all’inizio, stasera non mi si apre lo studio Ocse. Sono certo però che in passato il Tfr veniva conteggiato dall’Ocse (e da altri organismi internazionali) nella spesa previdenziale italiana. Con Affari & Finanza ne facemmo una polemica con Ignazio Visco quando era direttore della ricerca economica dell’Ocse. Mi dicono - confesso: con mia sorpresa - che è ancora così. Però, ripeto, non ho ancora potuto controllare direttamente e infatti nell’articolo su Repubblica non l’avevo scritto.

 

Sulle agevolazioni fiscali dici il contrario di quello che hai detto sulla detassazione delle pensioni. Lì dici che conta il lordo, qui dici che conta il netto, visto che non dovrebbero essere considerate perché il risparmio così generato poi viene tassato. A parte che viene tassato "poi", e non è la stessa cosa; a parte che magari c’è un’aliquota più bassa di quella sugli altri redditi (in Italia, sui redditi da Fondi pensione dopo i 15 anni di permanenza l’aliquota è al 9%). Ma lasciamo perdere questi particolari, sui quali già immagino quali contestazioni mi faresti. Di grazia, la tax expenditure va considerata spesa pubblica o no? Perché mi pare che è questo il punto su cui non siamo d’accordo. Sai comunque che non sono il solo a pensare che lo sia. E se lo è, va conteggiata.

 

Tralascio anch’io la discussione su quella che definisci "la collana di perle finale". Mi stupisco solo che la tua impostazione, che mi sembra piuttosto da darwinista sociale, cambi se si tratta di lasciare in vita imprese inefficienti.

M'inserisco nel contenzioso, ma non per esprimere una valutazione personale, pur non nascondendo di condividere le critiche espresse da MB, LP ed Antonio Mele.

Intervengo, invece, per stigmatizzare la consueta introduzione - un po' a gamba tesa, in quanto non strettamente attinente alla questione dibattuta - di un tema mitico: l'evasione fiscale. Sembra quasi un riflesso pavloviano, al quale non si resiste nella foga di un benaltrismo piuttosto diffuso, nel momento in cui si voglia trovare la responsabilità di tutti i mali italiani. Insomma, il colpevole è il maggiordomo ...

Intendiamoci, nessuno vuol negare la consistenza del fenomeno, la sua immoralità e le conseguenze che ne derivano. Onestà intellettuale vorrebbe, però, la definizione della questione per quello che è (se proprio la si vuole inserire - e non ritengo sia il caso, per non confonder le acque - in ogni dibattito). Limitarsi a scrivere:

Poi ci sarebbero quei 100 miliardi di evasione fiscale (stima di ieri della Corte dei conti, ma più o meno corrispondente ad altre stime fatte in passato, anche dall’Agenzia delle entrate): se se ne recuperasse almeno la metà basterebbe per aggiustare i nostri conti e ne avanzerebbe per ridurre la pressione fiscale su chi le tasse le paga. O il patologico livello di evasione italiano va considerato come un disastro naturale irreparabile?

non ha alcun significato, se non l'apparente tentativo di sviare populisticamente il discorso. Allora, a me pare fondamentale ricordare ciò che dovrebbe essere noto a tutti - e certamente non può non far parte del bagaglio di conoscenze di un operatore professionale dell'informazione economica - e che qui, in nFA, più volte è stato rimarcato: non è corretto e considero imperdonabile parlare di evasione fiscale italiana. Infatti, gli stessi studi dell'Agenzia delle entrate dimostrano l'indubbia e sesquipedale differenza tra i comportamenti in tal senso che caratterizzano le diverse zone del Paese. In particolare, da essi si evince un tasso di evasione - supposto, per carità, sempre supposto .... - nelle medie europee per tutto il Nord Italia ed addirittura a livello dei più virtuosi per la Lombardia, in contrapposizione a risultati francamente sempre più inaccettabili man mano che si scende di latitudine. Si dovrebbe avere la decenza di farlo presente, ogni volta che si tira in ballo l'argomento, onde evitare una gravissima scorrettezza espositiva, che induce - troppo spesso - i fruitori dell'informazione a ritener la cosa equamente diffusa e, quindi, da un lato - come suggerisci - quasi inevitabile e dall'altro non imputabile ai decisori, a prescindere dal colore politico (che distingue solamente la maggiore o minore burocratizzazione dell'azione, senza incidere sulla natura del fenomeno). Ciò detto, lo ribadisco, la questione nulla ha a che fare con il giudizio relativo ai dati OECD, né con la querelle generale in merito al costo delle pensioni: evitiamo di cambiar discorso, please.

Io non cambio discorso. Se mi si chiede come rispettare i vincoli di bilancio il recupero dell'evasione (anche) non è "un altro discorso". E non è populista nella misura in cui è un fenomeno accertato e di dimensioni patologiche, dunque tutt'altro che mitico. O qui sono ammessi solo i tagli alle pensioni? Poi, siccome il discorso non era, appunto, sull'evasione fiscale, non vedo perché sarei stato tenuto a precisare che è più al sud che al nord. L'osservazione, che aggiunge comunque un elemento, è bene accetta. La critica mi sembra fuori luogo.

Io non cambio discorso. Se mi si chiede come rispettare i vincoli di bilancio il recupero dell'evasione (anche) non è "un altro discorso". E non è populista nella misura in cui è un fenomeno accertato e di dimensioni patologiche, dunque tutt'altro che mitico. O qui sono ammessi solo i tagli alle pensioni? Poi, siccome il discorso non era, appunto, sull'evasione fiscale, non vedo perché sarei stato tenuto a precisare che è più al sud che al nord. L'osservazione, che aggiunge comunque un elemento, è bene accetta. La critica mi sembra fuori luogo.

Eppure i discorsi sono collegati. Le aliquote contributive italiane sono elevate e questo comporta buona parte del sommerso al sud, per il semplice motivo che una aliquota fissa ha un effetto regressivo tanto piu' l'aliquota è alta. Quindi il fatto che il sistema previdenziale sia in equilibrio non significa nulla. Mi ricorda la storia di quello che ha i piedi nel frigo e la testa nel forno e che quindi gode della perfetta temperatura media. L'aliquota che mette in equilibrio il sistema previdenziale è a malapena accettabile al Nord mentre per il Centro e per il Sud diventa un freno allo sviluppo. Anzi l'unica cosa che si sviluppa e cresce è il lavoro nero. Il carico contributivo non è l'unica causa e tralascio le altre solo per non andare fuori tema. È comunque la principale. Ovviamente questo sistema genera sommerso e quindi implica una tassazione elevata su quei redditi che non possono essere elusi. Ecco perché mi pare giusto considerare statisticamente la tassazione delle pensioni. Lo stato italiano è costretto ad imporre contributi elevati e tassazioni esose ad un gruppo ristretto di cittadini onesti o che non possono nascondere il reddito. Il possibile ricupero dell'evasione quindi è un effetto di una diversa politica previdenziale, indipendentemente che si voglia considerare o meno la tassazione delle pensioni stesse (tema che secondo me non c'entra un tubo con la soluzione del problema). L'altro vero problema, dopo l'onere contributivo abnorme, è la qualità delle pensioni stesse. Tante (a troppe persone) e di modesta entità per molti. Dei circa 16 milioni di pensionati, il 40% ha pensioni da fame. Abbiamo però una piccila fetta di mezzo milione di pensionati che prende piu' di 2000 euro al mese. Per capirci meglio, il 30% degli importi versati va al 60% dei pensionati (con importi medi bassi) ed il 70% degli importi va al restante 40%. In un paese squilibrato come il nostro questo lo rende ancora piu' squilibrato. Considera per esempio che in Svizzera, dove vivo, la pensione di base (AVS) versa il minimo vitale per tutti, uguale per tutti. Indipendentemente dai versamenti effettuati (a parità di anni di versamento). E l'importo versato è già superiore a quanto una buona metà dei 16 milioni di percettori italiani prende. Questa pensione di base "costa" solo il 10% sulla busta paga. Uguale per tutti, dipendneti ed indipendenti.  Da noi il nostro sistema "in equlibrio" costa piu' del 40%. Ma dico, ti sembra che il problema italiano (una vera emergenza nazionale) non sia più tale perché fai notare che le pensioni nostre sono tassate piu' che altrove?

Francesco

Credevo di essermi espresso in modo chiaro, ma evidentemente non è così. Ci riprovo.


Brevissimo riassunto delle puntate precedenti:

- l'OECD ha pubblicato uno studio sulle pensioni, nel quale si legge che la spesa italiana per tale capitolo è sensibilmente più alta della media

- tu hai contestato tale risultato, affermando che la metodologia è scorretta

- MB & LP considerano errata la tua argomentazione e sostengono che, al di là della quantificazione della differenza, essa è comunque molto elevata

- tu, dopo alcuni altri passaggi, arrivi al consueto approdo dell'evasione fiscale, il cui dimezzamento consentirebbe di sistemare i conti


Ora, a parte il fatto che l'aggettivo “mitico” non si riferisce all'inesistenza del problema – e ciò è davvero evidente nella mia esposizione - bensì all'immancabile idea che là si debba andare ad incidere per risolvere catarticamente qualunque italico problema (cioè mai ridurre spese, sempre incrementare entrate!), il mio appunto riguarda il fatto che se una spesa è eccessivamente alta, tale rimane pur se si vadano a reperire risorse aggiuntive per farvi fronte, pervengano esse da un recupero di evasione fiscale piuttosto che da una fantomatica lotteria intergalattica. In altre parole, il tuo articolo nega validità ai numeri OECD sostenendo che, nel Belpaese, l'incidenza della spesa previdenziale sul totale della spesa pubblica non presenti sostanziali differenze dalla media internazionale: questo è l'oggetto del contendere, non altro.

Ergo, l'evasione fiscale c'entra nulla con il tema in discussione, cioè hai proprio cambiato discorso. Senza dubbio alcuno. Per di più, l'argomento è stato tirato in ballo in modo scorretto, perché troppo generico e privo di chiarimenti in merito alla reale struttura: solo a partire da ciò, infatti, sarebbe possibile decidere azioni adeguate. Ecco motivata l'accusa di populismo.

 

In particolare, da essi si evince un tasso di evasione - supposto, per carità, sempre supposto .... - nelle medie europee per tutto il Nord Italia ed addirittura a livello dei più virtuosi per la Lombardia, in contrapposizione a risultati francamente sempre più inaccettabili man mano che si scende di latitudine

Io non ho molto da dire su questo che mi sembra un assunto di Nfa, anche perchè faccio altro. Uso la matematica spicciola: poniamo che dei 100 mld (ma non erano duecento ?, boh) di euro di evasione il 90% sia al Sud (vi va bene ?), quindi ci sarebbero 90 mld di Pil non tassato, su un PIL totale di (circa) 1.600.000 euro. Il Pil meridionale è circa il 60-65 % di quello del Nord, con questi 100 mld non dico saremmo pari, ma faremmo un bel balzo in avanti, diciamo che arriveremmo quasi all'80% del Nord.

Poi esco e vedo il deserto, mentre quando vengo al Nord vedo distese di capannoni. Qualcosa non quadra. Chi evade in maniera così elevata da sottrarre simili risorse ? Il parcheggiatore abusivo ? L'idraulico o l'elettricista ? L'imbianchino ? Per arrivare ai mitici 90 mld ce ne vogliono 3.000.000 di individui che lavorano in questo modo. Praticamente disoccupazione zero, anzi avremmo bisogno massicciamente di manodopera. Poi esco...

Poi leggo questo e mi rinfranco.


Uso la matematica spicciola: poniamo che dei 100 mld (ma non erano duecento ?, boh) di euro di evasione il 90% sia al Sud (vi va bene ?), quindi ci sarebbero 90 mld di Pil non tassato, su un PIL totale di (circa) 1.600.000 euro. Il Pil meridionale è circa il 60-65 % di quello del Nord, con questi 100 mld non dico saremmo pari, ma faremmo un bel balzo in avanti, diciamo che arriveremmo quasi all'80% del Nord. Poi esco e vedo il deserto, mentre quando vengo al Nord vedo distese di capannoni. Qualcosa non quadra. Chi evade in maniera così elevata da sottrarre simili risorse ? Il parcheggiatore abusivo ? L'idraulico o l'elettricista ? L'imbianchino ? Per arrivare ai mitici 90 mld ce ne vogliono 3.000.000 di individui che lavorano in questo modo. Praticamente disoccupazione zero, anzi avremmo bisogno massicciamente di manodopera.

I dati che ho risalgono al 2000 ma la situazione ritengo sia peggiorata. Stima del sommerso 287'000. Stima dell'evasione 126'000.
Forza lavoro implicata nel sommerso da 6,6 a 11,4 milioni. Percentuale dei partecipanti alla economia sommersa sulla forza lavoro ufficilale: dal 30 al 48%
(dati da vari studi di Schneider). Ovviamente ci sono persone che lavorano solo in nero ed altre che lo fanno come secondo o triplo lavoro o in quanto pensionati di anzianità.
Come vedi si torna al problema pensioni.....

Francesco

 

Io non ho molto da dire su questo che mi sembra un assunto di Nfa, anche perchè faccio altro. Uso la matematica spicciola: poniamo che dei 100 mld (ma non erano duecento ?, boh) di euro di evasione il 90% sia al Sud...

L'Agenzia delle entrate ha stimato il reddito evaso nel Nord/Centro/Sud italia e tali stime sono state pubblicate in nFA:

Evasione IRAP in Italia per macro-area e nel tempo

Molto a spanne, il "contributo" del Sud e' 80/210, il 38%, non il 90%. Tuttavia visto che il Sud ha PIL pro-capite 60% della media italiana, e popolazione 37%, per evadere proporzionalmente alla sua popolaizone deve evadere in rapporto al suo reddito 1/0.6 = un fattore ~1.67  per la media italiana. Siccome poi parte significativa dell'economia del Sud Italia e' statale (stipendi pubblici, su cui non si evade) il Sud deve evadere molto molto di piu' nella parte privata dell'economia, per rispettare lo standard stimato.

E infatti, mentre nella parte privata dell'economia la Lombardia evade si stima il 13%, il Veneto il 20-25%, le regioni del Sud evadono si stima dall'60% all'80%. Le regioni rosse centrali invece evadono il 35-40%.

Ritornando all'economia tutta, privata e pubblica, nel Nord si stima l'evasione a livelli tedesco-francesi al 15%, salvo in Lombardia al 8-10%, mentre al centro si sale probabilmente a spanne al 25% e al Sud si sale ancora al 50%.  Quindi il reddito evaso recuperabile e' 0% al Nord, 10% al Centro, 35% al Sud. Siccome al Nord c'e' il 45% della popolazione, al Centro il 18%, e al Sud + Isole il 37%, assumendo (qui non ho tempo di perfezionare) che il reddito pro-capite rispetto a quello medio nazionale sia 1.35/1/0.6 a nord/centro/sud, il reddito evaso recuperabile e':

  • Nord, 0% * 45% * 135% = 0% del reddito totale italiano
  • Centro, 10% * 18% * 100% = 1.8% del reddito totale italiano
  • Sud+Isole, 35% * 37% * 60% = 7.8% del reddito totale italiano

L'evasione stimata da Schneider et al e' il 27% del reddito totale italiano, ma non e' nemmeno pensabile recuperarla interamente, come scorrettamente afferma certa propaganda politica.  Un traguardo ragionevole sarebbe piuttosto ridurre l'evasione dal 27% al 15% del reddito (secondo la stima di Schneider et al), quindi recuperare reddito evaso pari al 8% del reddito totale italiano. Secondo l'elenco calcolato a spanne, che di totale fa 9.6% invece di 8% e indica probabilmente inconsistenze nelle mie approssimazioni al livello del 20%, il reddito evaso recuperabile al Sud e' 7.8% / (7.8%+1.8%) ~ 81% del totale, e tutto torna (entro un'approssimazione del 20% moltiplicativa sui numeri elencati): il reddito del Sud e' il 60% del reddito medio italiano, le stime dei redditi evasi tornano con Schneider et al per l'Italia, e con le indagini dell'Agenzia delle entrate per l'economia privata delle regioni italiane.

Il tuo ragionamento entra troppo presto in un'area di troppo elevata inconsistenza perche' non lo ancori sufficientemente bene ai dati conosciuti e presentati su nFA, e perche' assumi che sia recuperabile tutto il reddito evaso, e non solo l'extra-evasione rispetto a Francia e Germania.

Poi leggo questo e mi rinfranco.

Il ''questo'' rimanda a un comunicato di contribuenti.it, dei signori che sembra abbiano scoperto il trucco per misurare l'evasione fiscale su base periodica con precisione mirabile. Sulla loro affidabilità rimando a questo intervento di Mario Seminerio.

Tralascio anch’io la discussione su quella che definisci "la collana di perle finale". Mi stupisco solo che la tua impostazione, che mi sembra piuttosto da darwinista sociale, cambi se si tratta di lasciare in vita imprese inefficienti.

Cambia in che senso? A me pare esattamente il contrario: Michele parla di ammazzare proprio le imprese inefficienti, mica chi ci lavora! E su questo sito abbiamo un po' tutti criticato ferocemente operazioni di socializzazione delle perdite, dal caso Alitalia alla gestione della crisi finanziaria da parte di FED e Tesoro.

una spesa lorda alta comporta comunque tasse più alte e dunque un handicap per il sistema economico. E perché questa relazione dovrebbe essere accettata come il Vangelo?

Quando vengono diffuse le varie classifiche sulla competitività vedo sempre ai primi posti i paesi scandinavi, che hanno la pressione fiscale più alta del mondo. Evidentemente non sono indifferenti i modi con cui queste tasse si prelevano e si usano.

Ma se sono rilevanti "i modi con cui queste tasse si prelevano e si usano", e se l'Italia ha una spesa abnorme per le pensioni rispetto ai paesi competitivi menzionati, perche' non iniziare a pensare che sia bene ridurre la spesa pubblica per pensioni?

Se proprio preme poi tenere invariata la pressione fiscale, non ci sono altre spese che si potrebbero indicare, fra l'altro molto di sinistra, che vengono fatte nei paesi competitivi menzionati? Per esempio sostegno agli indigenti, a chi perde il lavoro, alla ricerca universitaria.

Sarebbe ora di rendersi conto a chi va in Italia l'eccesso di spesa pensionistica: va a beneficio di:

  • chi non ha pagato i contributi corrispondenti, specie col sistema retributivo, vigente il quale era uso nel settore pubblico specie nell'esercito promuovere a stipendio piu' elevato senza merito l'ultimo anno di servizio il pensionando per fargli pagare la pensione piu' elevata, coi contributi degli operai
  • portaborse dei politici e politici trombati (legge Mosca)
  • politici eletti, le cui scandalose indennita' e coperture previdenziali dubito siano coperte da contributi non figurativi
  • (indirettamente) politici e sindacalisti che vivono in case di lusso nel centro di Roma ad equo canone o comunque svendute dagli Enti previdenziali puibblici
  • pensionati baby del settore pubblico, effetto di leggi demenziali
  • prepensionati delle grandi industrie, che col concorso dello Stato si sono liberate dei lavoratori piu' costosi per anzianita' stipendiale
  • tutti quelli che hanno acceduto alla pensione di anzianita' per dedicarsi ad una attivita' in nero
  • fruitori di pensioni di invalidita' false

Davvero questi beneficiari e questi meccanismi meritano abbastanza da rendere abnorme la spesa previdenziale italiana? Ritengo che chi difende questa abnormita' vada veramente contro il progresso civile.  Ovviamente poi la spesa va ridotta colpendo le malefatte appena elencate e non riducendo le pensioni minime.

Poi ci sarebbero quei 100 miliardi di evasione fiscale (stima di ieri della Corte dei conti, ma più o meno corrispondente ad altre stime fatte in passato, anche dall’Agenzia delle entrate): se se ne recuperasse almeno la metà basterebbe per aggiustare i nostri conti e ne avanzerebbe per ridurre la pressione fiscale su chi le tasse le paga. O il patologico livello di evasione italiano va considerato come un disastro naturale irreparabile?

Secondo le stime di Schneider et al, in 5 anni di governo dell'Ulivo/1996-2001 il livello dell'evasione fiscale in Italia e' rimasto costante, quindi suggerirei di abbandonare come irrealistico questo mito del recupero dell'evasione fiscale, anche per non andare fuori tema.  Poi la pressione fiscale italiana e' gia' al 42-43% del PIL, come e piu' che in Francia e Germania, che hanno la meta' dell'evasione fiscale: non c'e' alcuna ragione di recuperare ulteriori soldi a favore dello Stato, tantomeno per spese anomale come quella delle pensioni, ci sarebbe solo bisogno di spostare parte dell'imposizione fiscale dal Nord dove l'evasione e' ai livelli tedeschi e francesi, se non nettamente meno come in Lombardia, e la pressione fiscale e' uguale o maggiore a quella scandinava in cambio di servizi pubblici miserabili, verso dove c'e' evasione fiscale molto maggiore di quella europea, cioe' le regioni centrali (Toscana, Marche ed Umbria) e soprattutto le regioni meridionali.

Quando vengono diffuse le varie classifiche sulla competitività vedo sempre ai primi posti i paesi scandinavi, che hanno la pressione fiscale più alta del mondo. Evidentemente non sono indifferenti i modi con cui queste tasse si prelevano e si usano.

Non so quali statistiche tu prenda in considerazione. Io su http://www.imd.ch/ trovo il loro rapporto 2009 http://www.imd.ch/research/publications/wcy/upload/scoreboard.pdf ed ai primi 4 posti trovo nazioni che hanno una bassa fiscalità ed un basso carico contributivo. Poi vengono i paesi scandinavi e del nord europa in generale, con una tassazione piu' elevata ma che rispetto a noi hanno un prelievo contributivo molto piu' basso. Ribadisco il concetto: prelievo fiscale = progressivo, prelievo contributivo = proporzionale = regressivo. Con tutte le conseguenze del caso, soprattutto nelle zone di sottosviluppo.

Francesco

Da una conversazione con un collega australiano ho appreso ieri che quasi tutte (ma non tutte) le pensioni australiane non sono soggette a tassazione. In particolare non ci sono tasse per le pensioni dei docenti universitari, sono invece tassate quelle dei militari. Il mio collega mi diceva che proprio per questo a lui conviene andare in pensione appena possibile e cioe´a 60 anni, che compira´entro lánno, visto che la sua universita´ gli garantisce la possibilita´di continuare come prima la sua attivita´, eccetto che per la titolarita´dei contratti di ricerca. Gli chiedero´oggi se la convenienza deriva dal mancato cumulo del reddito di pensione con altri redditi ai fini delle imposte.