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Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

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Caro Carlo, non ci conosciamo di persona ma FB genera effetti di cameratismo, quindi andiamo tranquilli e pacati. Mi permetto di darti del tu.

Vorrei evitare, per quanto mi riguarda, di discutere di tutto e del contrario di tutto. Ho firmato un articolo che critica in modo preciso un tuo specifico articolo, quindi siccome i temi che sono lì affrontati sono complicati abbastanza mi concentro su quelli e su quanto sollevi in questa risposta, evitando di divagare sul resto. Altrimenti si finisce a parlare di tutto e non si conclude niente. Le discussioni utili, oltre che serie, sono quelle che hanno temi definiti ed estremamente limitati. Quelle sul sesso degli angeli le lascio allegramente ai politicanti.

Veniamo al dunque. Seguo l'ordine della tua replica. Se qualcosa rimane fuori lo riprendo alla fine.

1.

il dato sulla tassazione. Il rapporto dice che in Italia il prelievo sulle pensioni, fra tasse e contributi, è il 24%, contro il 12,7 della media Ocse. Il dato è riportato nel terzo capoverso dell’articolo riassuntivo, “qualche riga più in là” di dove si parla del peso complessivo sul bilancio.

Potresti dare l'URL? Sia chiaro, io a questi numeri ci credo, ma vorrei vedere cosa includono e come sono calcolati. Tu capirai che, viste le conclusioni che ne trai, sia essenziale sapere cosa queste percentuali includono. Nei files pdf a disposizione sul sito (links nell'articolo nostro) non sono riportati. Grazie.

Detto questo, rifacciamo i calcoli usando l'esempio del paese Italia e del paese OECD ed i numeri che ora fornisci. Allora:

- in Italia reddito 100, pensione lorda 14, tasse 24% => pensione netta 10,64, ossia 10,64% del PIL.

- in OECD reddito 100, pensione lorda 7, tasse 12,7% => pensione netta 6,111, ossia 6,11% del PIL.

Quindi:

- Rapporto fra pensionenetta/PIL in Italia versus OECD = 10,64/6,11= 1,74 volte.

Conclusione No. 1: anche se il tuo argomento fosse logicamente corretto (non lo è, vedi sotto) l'aggiustamento che suggerisci ridurrebbe l'eccesso italico sulla media OECD dal 100% al 74%. Still a long way to go, o no?

Conclusione succedanea: siccome i due conti che ho fatto io mi son costati un minuto e mezzo, sarebbe stato utile che tu pure li riportassi, spiegando ai lettori di La Repubblica che, se si fa l'aggiustamento che a te sembra ragionevole (ed a me sembra assurdo) l'Italia rimane COMUNQUE del 75% al di sopra della media OECD. Il testo del tuo articolo, invece, non solo NON informa il lettore di questo fatto ma dà CHIARAMENTE l'impressione che, una volta compiuto il tuo aggiustamento, la differenza svanisca. Questo NON è vero, ossia è FALSO.

Andiamo avanti.

2.

P. e B. parlano di quello economico generale, ma c’è anche quello della sostenibilità. Dal punto di vista della sostenibilità non mi sembra irrilevante se il saldo del settore previdenziale è attivo o passivo.

Domanda difficile: cos'è la "sostenibilità" di un sistema pensionistico?

La letteratura economica ha, giustamente, osservato da decenni che questa parola non ha alcun significato preciso ed andrebbe evitata. Il fatto che politici, sindacalisti ed opinionisti continuino ad usarla prova solo che non fanno alcuna attenzione, mentre dovrebbero, alla ricerca scientifica. La ragione per cui "sostenibilità" è una parola da evitare in questo contesto è molto semplice: sia quanto si paga di pensioni sia quanto si raccoglie in contributi è frutto di decisione politica. Poiché per decisione politica lo stato può sia aumentare i contributi che ridurre le pensioni, proiettare nel futuro i valori di un certo momento è operazione priva di senso. Per due ragioni: lo stato può rendere "sostenibile" (nel senso di "balancing the budget") pagamenti pensionistici molto alti semplicemente aumentando i contributi per via legislativa, o viceversa. Non solo, siccome qualsiasi proiezione nel futuro, necessaria per il calcolo di sostenibilità, deve fare ipotesi coraggiosissime su demografia, occupazione, speranza di vita, crescita della produttività del lavoro, età di pensionamento (e tante altre cose) qualsiasi calcolo di "sostenibilità" è fondamentalmente arbitrario o, al più, vago.

Quindi, il criterio della sostenibilità è arbitrario, altamente impreciso e, soprattutto, altamente manipolabile. Avendo fatto decine di simulazioni di sostenibilità, per ragioni di lavoro, ti posso garantire che con piccoli aggiustamenti si ottiene tutto ed il contrario di tutto.

Detto questo, aggiungo due punti ancora più importanti nel caso specifico.

- Nel tuo articolo il tema sostenibilità non è proprio affrontato. Lo tiri fuori ora. Se volevi parlare di sostenibilità allora andava confrontata la sostenibilità, propriamente definita, del sistema italiano con quello di altri paesi. Avendolo fatto ti posso garantire che non ci sono né santi né madonne: l'Italia ne esce regolarmente massacrata.

- TUTTI i calcoli di sostenibilità si fanno, per definizione, su [pensione lorda - contributi pensionistici]. NON si usa la pensione netta delle imposte sul reddito (perché solo sul reddito? Perché non sottrarre anche l'IVA, l'ICI o quant'altro?) per la semplice ragione che così facendo si distrugge anche quel minimissimo ammontare di senso residuo che la parola sostenibilità potrebbe avere in tale contesto. Se l'idea (idea vaga ed imprecisa, come da poco sopra) è calcolare se un certo programma sociale è in grado di autofinanziarsi date le regole in essere ora, allora è un requisito minimo confrontare spese e risorse specifiche a quel programma. Usare le risorse che vengono raccolte attraverso la fiscalità generale è assurdo perché le tasse pagate da ogni cittadino attraverso la fiscalità generale sono, in ogni sistema di finanzia pubblica non folle, adibite al pagamento dei servizi pubblici generali!

Conclusione No 2: la sostenibilità non c'entra nulla in questa discussione. Fa solo confusione. Comunque, il tuo criterio non è adatto a discutere di sostenibilità. Inoltre, nemmeno usando il tuo, assurdo, criterio di calcolo si può provare che il sistema pensionistico italiano sia sostenibile. Esso è del 75% più costoso della media degli altri: quindi se gli altri sono sostenibili l'italiano non lo è, ANCHE secondo il criterio, assurdo, che tu vuoi usare!

Continuiamo.

3.

Sarà un mio limite, ma faccio fatica ad immaginare un paese dove le pensioni sono tassate al 100%. I paradossi vanno bene come artifici retorici, ma non mi sembra che servano a molto per discutere del livello di benessere sociale.

Qui, ed in quel che segue nella tua replica, si nota che non hai capito la ragione per cui il tuo criterio è assurdo. Ci riprovo. Stiamo cercando di evidenziare che la logica che usi porta a conclusioni insensate. Normalmente per rendersi conto se un principio logico regge o meno lo si testa in situazioni semplici ed esemplari, come l'esempio da noi scelto dove le pensioni sono tassate al 100%. Spiego in dettaglio

- CC dice: il costo delle pensioni italiane per l'economia italiana è inferiore a quanto dice l'OECD con il suo 14% perché le pensioni sono tassate in quanto reddito, quindi il costo vero è minore.

- MB ed LP dicono: errato, perché il costo delle pensioni per l'economia non dipende tanto dal reddito netto che rimane ai pensionati ma dal modo in cui quel reddito viene determinato. Prendiamo, per paradosso, il caso in cui le pensioni nette sono addirittura zero (quindi, secondo la logica di CC, NON COSTEREBBERO NULLA). Ebbene, pensioni nette uguali a zero si possono ottenere in due maniere: o con pensioni lorde uguali a zero o con pensioni lorde positive ma tassazione del 100% sul reddito da pensioni. Comparando questi due casi si capisce, o si dovrebbe capire, che il costo per un sistema economico non dipende dal netto ma dal lordo e dalle modalità della sua determinazione.

- Le modalità della determinazione conta perché le imposte che - per due volte: contributi prima, tassazione sul reddito poi - gravano sui lavoratori li impoveriscono, riducono l'incentivo a lavorare, fanno andare via i lavoratori più produttivi, li spingono nel nero e nell'evasione, eccetera, eccetera.

Non solo, vi è di più. Considera la tua logica applicata ai dipendenti pubblici. Come ritieni si debba calcolare il costo dell'impiego pubblico? Al lordo o al netto delle imposte sul reddito? Davvero ritieni logico calcolare il costo dei dipendenti pubblici al netto di tutte le imposte che essi pagano? Prova a pensare che si faccia così, ossia che si decida che il costo dei dipendenti pubblici è il loro reddito netto, non lordo. Questo implica una forma estrema di discriminazione e di trattamento ineguale fra dipendenti pubblici e privati.

Infatti: i dipendenti privati ricevono un reddito lordo di 100 e, diciamo, 35 del medesimo viene loro tolto per pagare i beni pubblici che TUTTI i cittadini (dipendenti pubblici e privati) usano. Infatti, parte di quel 35 va a pagare proprio gli stipendi, lordi, dei dipendenti pubblici. Quindi i dipendenti privati pagano i servizi pubblici, tutti: dalla polizia all'inquilino del Quirinale. Ma, secondo la tua logica, lo stesso non vale per i dipendenti pubblici: il loro costo, quindi il loro reddito, è solo quello netto. Essi quindi, nella tua visione del mondo, non contribuiscono né devono contribuire ai servizi pubblici. La costruzione delle scuole corre a carico dei privati, in questo tuo mondo, non dei pubblici. Idem per ospedali, strade, fognature, esercito, polizia, ambasciate, organi costituzionali, ... Ti sembra sensata questa logica?

Forse che anche i pensionati non godono dei beni e servizi pubblici? Forse che non concorrono alla loro determinazione, votando e favorendo questo o quello? Perché non dovrebbero essere responsabili dei medesimi e pagare per essi?

Conclusione No. 3: il criterio contabile che suggerisci è assurdo perché implica un trattamento diseguale dei cittadini. Implica fare dei pensionati dei privilegiati all'interno del paese. Se esteso, come logicamente è naturale fare, all'intero settore pubblico, il tuo criterio porta a conclusioni assurde ed a diseguaglianza ed ingiustizia.

Conclusione succedanea: la tua critica ai criteri OECD è perfettamente immotivata.

Infine,

4.

Va bene, ma qui non stiamo più parlando di pensioni, stiamo parlando di spesa pubblica in generale. Argomento anch’esso avvincente e fondamentale, ma è “un altro” argomento. Io volevo contestare all’Ocse che il confronto sulle pensioni è metodologicamente viziato.

Anche qui fai confusione e dici cose errate. Il criterio OECD NON è viziato, per nulla. Lo è il tuo, che è completamente assurdo per le ragioni esposte sopra. Non solo, stiamo parlando dello STESSO argomento: la composizione della spesa pubblica è un tutt'uno con la composizione fiscale delle risorse che la finanziano! C'è un vincolo di bilancio, anche se sembra che te lo scordi.

Conclusione No. 4: se TU SOSTIENI che una parte delle risorse fiscali che dovrebbero andare (ed oggi vanno, ossia: le tasse sul reddito dei pensionati) a finanziare la spesa pubblica netta di pensioni andrebbero conteggiate/attribuite al finanziamento delle pensioni ALLORA TU DEVI dirmi quali parti di spesa pubblica attuale vanno tagliate per mantenere il vincolo di bilancio! Non puoi avere la moglie ubriaca e la botte piena! Ripeto: SE vuoi sostenere che le imposte sul reddito dei pensionati vanno viste come parziale pagamento delle loro pensioni lorde ALLORA devi dirmi quale parte della spesa pubblica attuale, altra che le pensioni, va ELIMINATA! Il bilancio pubblico italiano è già in deficit anche prima di questo tuo aggiustamento! Dopo di esso è ancora più in deficit, lo capisci o no? Allora, dimmi: cosa vuoi fare con questo deficit aggiuntivo (pari a circa 3,4% del PIL, secondo i calcoli precedenti)?

Note tecniche aggiuntive.

5.

Credo tu abbia torto sul TFR, perché credo che il calcolo venga fatto sulla spesa pensionistica pura e dura, escludendo anche quella di invalidità, eccetera. Non ho visto le note tecniche ma, prima di instillare nei tuoi lettori i dubbi pesanti che instilli sulla competenza di chi lavora all'OECD dovresti almeno fare la cortesia di verificare.

Loro insistono che i confronti sono omogeneizzati, il che implica che la stessa osservazione critica vale rispetto ad assegni familiari e tutto il resto. Magari hai ragione, non lo escludo, ma prima di avanzare tali dubbi sarebbe meglio verificare, visto che sembri avere accesso al testo completo.

Infine, ti rendi conto di cosa dici quando sostieni che al costo della previdenza privata vanno aggiunti gli sgravi fiscali? Il reddito da cui quel risparmio si origina e che quegli investimenti generano viene tassato o all'atto dell'investimento o all'atto della riscossione ... ma viene tassato. Inoltre, di nuovo, prova ad adottare questo criterio per calcolare il costo di qualsiasi attività che abbia un trattamento fiscale differenziale dalle altre. Per esempio, prendi i beni di consumo primario che hanno un'IVA più bassa del normale: secondo il tuo criterio il costo di questi beni è maggiore di quanto si calcoli perché andrebbe aggiunto al loro prezzo il "differenziale IVA"! Ma quale differenziale? Quale aliquota IVA è quella "giusta" per calcolare il costo del pane? Quella delle televisioni o quella dei gioielli di Bulgari? Quella dei libri o quella del ristorante? La contabilità nazionale ha delle regole, Carlo. se vuoi cambiarle, fai pure, ma prima dovresti cercare di elaborare delle coerenti alternative, e spiegarcele.

Poi ci sarebbe la collana di perle finale:

Questo sarebbe vero se il costo del lavoro in Italia fosse alto. Lo è senz’altro rispetto alla Cina e anche alla Romania, ma nella graduatoria Ocse è invece verso il fondo della classifica, sia che si parli di netto che di lordo. Poi, è vero che le imprese fanno tutte quelle brutte cose, ma lo fanno perché non sono capaci di competere sui prodotti e sulla qualità.

Ma la tralascio. È tardi, e davvero qui non saprei dove cominciare. Comunque, quanto dici non è vero oltre che logicamente incoerente (se non sono capaci non sono capaci: cosa ci guadagni ad ammazzarle?). Ma questo nell'articolo originale che Lodovico ed io abbiamo discusso non c'era, quindi mantengo la mia promessa e per il momento mi astengo.