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Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

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Il Tfr è un istituto tipicamente italiano, non mi risulta che esista in altri paesi. C'è l'indennità di licenziamento, ma è qualcosa di diverso, che non comporta accantonamenti lungo tutto l'arco della vita lavorativa, con rivalutazione, ecc.

Quanto alla sua prima osservazione, se non era chiaro che volevo contestare la metodologia dell'Ocse vuol dire che non ho scritto un buon articolo, e nel caso mi spiace.

Le PPP sono preziose quando serve di confrontare valori in monete diverse, ma ovviamente non si può pretendere che siano più che indicative. Se ci limitiamo all'area euro, dove si può ragionare con una sola moneta, se non ricordo male l'Italia è terz'ultima per il livello del salari (anche lordi). Sui costi esterni non posso che darle ragione, ma anche questo è un problema diverso da quello che avevo affrontato nell'articolo. Così come la questione della produttività, di cui mi sono anche un po' occupato (se mai avesse qualche interesse a sapere come la penso in proposito, http://nuke.carloclericetti.it/Default.aspx?tabid=193 )

Nella spesa sociale ci stanno tante cose e l'elenco può essere aumentato a piacere. Oltre alle pensioni, ovviamente la sanità, gli ammortizzatori sociali, i sussidi di disoccupazione o eventualmente il "salario di cittadinanza", l'aiuto alle famiglie, l'assistenza agli anziani e gli aiuti per l'abitazione (due capitoli, questi ultimi, da noi praticamente assenti e che invece ci sono in altri paesi), ecc. ecc. Indubbiamente una minore spesa pensionistica permetterebbe di incrementare gli altri capitoli. Però bisogna tener presente che, come dicevo, da noi sono conteggiati nella previdenza interventi che altrove sono classificati in altro modo (e dunque sono a carico della fiscalità generale e non contribuiscono a far aumentare l'aliquota di equilibrio dei contributi). E poi bisogna anche considerare che una pensione deve bastare per vivere, non è che gli importi si possano ridurre troppo. Sì, dirà lei, ma chi paga? E sarebbe un'obiezione non eludibile. A mio parere l'unica via d'uscita è aumentare l'età di pensionamento. Anche se mi chiedo (e non so rispondermi) dove si troveranno poi i posti di lavoro per mantenere in attività gli anziani senza innalzare ancora l'età di ingresso nel mercato del lavoro, cosa in cui già deteniamo un poco invidiabile record.

Quanto alla sua prima osservazione, se non era chiaro che volevo contestare la metodologia dell'Ocse vuol dire che non ho scritto un buon articolo, e nel caso mi spiace.

Guardi, nessuno le contesta il diritto a contestare le metodologie di rilevazione, lo facciamo anche noi spesso su questo sito. Il punto però è che, primo, la cosa è stata fatta con un po' di approssimazione, come evidenziato sopra dagli autori del post. Secondo, mi pare rilevante che nel maggiore quotidiano italiano si decida di dare risalto ad una questione che, a farla grande, è di secondo - terzo ordine rispetto al problema evidenziato dai dati dell'OCSE che, per quanto metodologicamente imprecisi, sulla sostanza colgono nel segno. 

Davvero colgono nel segno? E come facciamo a saperlo, se sono fatti male? Con il buon senso? Evidentemente non sono il solo a poter essere tacciato di approssimazione