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Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

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Le tasse sulle pensioni, osservano P. e B., non tornano ai lavoratori che pagano i contributi, ma vengono destinate a “pagare altre pensioni (tipo quelle d'invalidità) o a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici o a finanziare altri trasferimenti. Non tornano alla fonte da dove venivano, diventano altra spesa pubblica”. Va bene, ma qui non stiamo più parlando di pensioni, stiamo parlando di spesa pubblica in generale. Argomento anch’esso avvincente e fondamentale, ma è “un altro” argomento. Io volevo contestare all’Ocse che il confronto sulle pensioni è metodologicamente viziato. Tra l’altro, non l’ho scritto perché non ne sono sicuro e non avevo il tempo di controllare, ma credo che in quel 14% del Pil l’Ocse continui a conteggiare anche il Tfr: mi sembra che sia stato raggiunto un accordo sul fatto che il Tfr non è previdenza, ma salario differito. Fa circa un punto e mezzo di differenza, anche questa non trascurabile. Inoltre nel bilancio dell’Inps ci sono varie poste (come gli assegni familiari, l’indennità di malattia, la cassa integrazione) che in altri paesi sono invece fuori dal bilancio della previdenza. Un ulteriore fattore di disomogeneità del confronto.

E tutte queste belle cose non poteva scriverle prima ? E poi il TFR non esiste anche in altri paesi ? Perchè sarebbe conteggiato per l'Italia e non per gli altri ?

“Quel 33% di contributi sociali fa crescere il costo del lavoro, quindi le imprese cercano di ridurre l'occupazione, renderla occulta, andarsene all'estero.”  Questo sarebbe vero se il costo del lavoro in Italia fosse alto. Lo è senz’altro rispetto alla Cina e anche alla Romania, ma nella graduatoria Ocse è invece verso il fondo della classifica, sia che si parli di netto che di lordo. Poi, è vero che le imprese fanno tutte quelle brutte cose, ma lo fanno perché non sono capaci di competere sui prodotti e sulla qualità.

Ho più volte contestato queste affermazioni, la produttività è l'unica cosa che interessa agli imprenditori, la invito inoltre a rivedere il costo del lavoro rivisto a parità di potere d'acquisto (PPP nelle tabelle OCSE), scoprirà tante cose interessanti.Chi si sposta all'estero è, in genere, un produttore di merci in settori maturi, come ad esempio il tessile, o ha necessità di essere presente con produzioni in loco in mercati lontani. Poi i costi "esterni" alle imprese sono, in Italia, altissimi. Parlo di PA, banche, trasporti, oneri impropri derivanti dalla struttura burocratica, tutte cose che all'estero non sono presenti. Il costo del lavoro (totale) in una azienda manifatturiera è raramente superiore al 30-35%, talvolta anche intorno al 20 %, e il restante 80 % che spaventa.

Scusi, ho scantonato, rimane il fatto che, come anche da lei rimarcato, la spesa sociale italiana è addirittura inferiore in taluni casi ad altri paesi europei, quindi una minore spesa pensionistica non potrebbe significare una diversa ripartizione della spesa sociale ? In spesa sociale lei cosa ci mette?

Il Tfr è un istituto tipicamente italiano, non mi risulta che esista in altri paesi. C'è l'indennità di licenziamento, ma è qualcosa di diverso, che non comporta accantonamenti lungo tutto l'arco della vita lavorativa, con rivalutazione, ecc.

Quanto alla sua prima osservazione, se non era chiaro che volevo contestare la metodologia dell'Ocse vuol dire che non ho scritto un buon articolo, e nel caso mi spiace.

Le PPP sono preziose quando serve di confrontare valori in monete diverse, ma ovviamente non si può pretendere che siano più che indicative. Se ci limitiamo all'area euro, dove si può ragionare con una sola moneta, se non ricordo male l'Italia è terz'ultima per il livello del salari (anche lordi). Sui costi esterni non posso che darle ragione, ma anche questo è un problema diverso da quello che avevo affrontato nell'articolo. Così come la questione della produttività, di cui mi sono anche un po' occupato (se mai avesse qualche interesse a sapere come la penso in proposito, http://nuke.carloclericetti.it/Default.aspx?tabid=193 )

Nella spesa sociale ci stanno tante cose e l'elenco può essere aumentato a piacere. Oltre alle pensioni, ovviamente la sanità, gli ammortizzatori sociali, i sussidi di disoccupazione o eventualmente il "salario di cittadinanza", l'aiuto alle famiglie, l'assistenza agli anziani e gli aiuti per l'abitazione (due capitoli, questi ultimi, da noi praticamente assenti e che invece ci sono in altri paesi), ecc. ecc. Indubbiamente una minore spesa pensionistica permetterebbe di incrementare gli altri capitoli. Però bisogna tener presente che, come dicevo, da noi sono conteggiati nella previdenza interventi che altrove sono classificati in altro modo (e dunque sono a carico della fiscalità generale e non contribuiscono a far aumentare l'aliquota di equilibrio dei contributi). E poi bisogna anche considerare che una pensione deve bastare per vivere, non è che gli importi si possano ridurre troppo. Sì, dirà lei, ma chi paga? E sarebbe un'obiezione non eludibile. A mio parere l'unica via d'uscita è aumentare l'età di pensionamento. Anche se mi chiedo (e non so rispondermi) dove si troveranno poi i posti di lavoro per mantenere in attività gli anziani senza innalzare ancora l'età di ingresso nel mercato del lavoro, cosa in cui già deteniamo un poco invidiabile record.

Quanto alla sua prima osservazione, se non era chiaro che volevo contestare la metodologia dell'Ocse vuol dire che non ho scritto un buon articolo, e nel caso mi spiace.

Guardi, nessuno le contesta il diritto a contestare le metodologie di rilevazione, lo facciamo anche noi spesso su questo sito. Il punto però è che, primo, la cosa è stata fatta con un po' di approssimazione, come evidenziato sopra dagli autori del post. Secondo, mi pare rilevante che nel maggiore quotidiano italiano si decida di dare risalto ad una questione che, a farla grande, è di secondo - terzo ordine rispetto al problema evidenziato dai dati dell'OCSE che, per quanto metodologicamente imprecisi, sulla sostanza colgono nel segno. 

Davvero colgono nel segno? E come facciamo a saperlo, se sono fatti male? Con il buon senso? Evidentemente non sono il solo a poter essere tacciato di approssimazione