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Io credo che la signora avesse ragione e buon senso. Un bene "proposto ad un prezzo più che doppio rispetto alla quotazione piena del precedente esercizio commerciale" non é certo un bel esempio di economia di mercato, ma semplicemente del fatto che c'é qualcuno che adotta come strategia commerciale l'appropriarsi del l surplus (o rendita) del consumatore cioè della differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare (e la signora era giustamente disposta a pagare meno) per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene (che evidentemente é più basso come lo dimostrano spesso i saldi visto che anche durante questi i commercianti hanno i loro bei margini di guadagno). Il massimo che un consumatore è disposto a pagare viene detto "prezzo di riserva"

In Italia uno direbbe che il centro commerciale aveva forse seguito i prezzi in Lire mentre l'altro esercizio commerciale forse aveva adottato la tecnica del ritocco/raddoppio in Euro. Possibile e forse probabile.

Comunque non c'é bisogno di scomodare o accusare Lenin o Marx per scrivere sui prezzi imposti. Nella teoria e economie di mercato ci sono le vie di mezzo e anche prezzi controllati, amministrati, semi-liberi, etc. L'autore potrebbe farsi un giro in altri paesi europei, per lo più nordici, dove la deviazione standard del prezzo di beni simili in una via o centro commerciale é ridotta e gli sconti non sono sempre possibili (non su richiesta).

Questo per dire che forse la signora aveva notato "un'anomalia" giusta senza scomodare l'economia di mercato (delle vacche o del pesce aggiungo....)

Scusa, ma cosa c'è di sbagliato nel fatto che un negozio provi a vendere al prezzo che ritiene più opportuno?

Se la strategia commerciale è sbagliata ci rimetterà lui, se invece trova chi è disposto a comprare ci guadagnerà: che c'è di sbagliato in questo?

Credi che un negoziante sappia a che prezzo viene venduto ogni singolo articolo in ogni centro commerciale del pianeta?

Infine, non dimenticare che i grossi centri commerciali lavorano in modo diverso dai piccoli negozi: potrebbe essere benissimo che abbiano pagato i sandali 11€ e debbano svuotare il magazzino, mentre magari il negoziante li ha pagati 12€.Fermo restando che se entrambi li avessero pagati 1 cent non avrei comunque nulla da ridire sulla differenza di prezzo.

Mi sai dire un solo motivo per cui ci sarebbe una anomalia?

Aggiungerei che il negozio si trovava nella strada principale della localita'. Dove si trovava il centro commerciale? Alla fine le rendite vanno ai possessori della risorsa scarsa, che non sono i (rivenditori di) sandali, ma verosimilmente i locali nelle vie del centro. Il prezzo delle cose che compri deve coprire il costo opportunita' del locale. Io troverei anomalo il contrario, piuttosto, e cioe' che i sandali avessero lo stesso prezzo.

Un bene "proposto ad un prezzo più che doppio rispetto alla quotazione piena del precedente esercizio commerciale" non é certo un bel esempio di economia di mercato, ma semplicemente del fatto che c'é qualcuno che adotta come strategia commerciale l'appropriarsi del l surplus (o rendita) del consumatore cioè della differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare (...) per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene....

"appropriarsi del surplus..." insomma gli diamo del ladro. E' proprio per questa ragione, per questa concezione "talebana" dell'economia che le cose non si raddrizzano. Il peggio è che sono spesso condite con termini pseudoscientifici per dare convinzione che hanno un senso. Ma senso non hanno: un articolo venduto a prezzo doppio da un negozio fuori mano rispetto un grande magazzino, a me sembra invece proprio un magnifico esempio di economia di mercato!

Non è stato tenuto conto, per esempio, che il negozio "ladro" vendeva il prodotto in un luogo dove c'è meno agio nel poter acquistare altri articoli e c'è anche meno giro di vendite. Un negozio di questo tipo ha meno vendite rispetto un grande magazzino. Prendi i costi di esercizio e li dividi per il numero di pezzi venduti ed ottieni il costo di esercizio per unità venduta, evidentemente molto più alto rispetto quello di un grande magazzino: chi li paga quei costi se non gli acquirenti di quel prodotto?  Il libero mercato stà proprio nella facoltà del Cliente di ricercare il prodotto al prezzo migliore (eventualmente valutando pro e contro) e del venditore che lo vende al prezzo che ritiene necessario a coprire i suoi costi (e guadagnarci).

Poi non si tiene conto che il costo di mantenimento di un esercizio commerciale in Italia è sproporzionato per l'eccessiva incidenza di costi di burocrazia e tasse. Ho messo prima la burocrazia perché pesa moltissimo. In essa includo: corsi per la sicurezza dei commessi, regolamenti comunali, regolamenti sanitari, registri di carico e scarico...ecc. Ora se ipoteticamente si volessero mettere le soglie di prezzo imposte di certo verrà richiesta la registrazione dei prezzi, imponendo altri costi.

Esiste la concorrenza per calmierare il prezzo. Se un'altro imprenditore ritiene che su una certa piazza si sia spazio per guadagnarci (perché chi vende in assenza di concorrenti pratica prezzi che lasciano spazio a un concorrente), si metterà in concorrenza, e per attirare i clienti proporrà un prezzo più basso...

Dovrebbe essere semplice, eppure è dura da capire. D'altra parte se poi anche Ratzinger si mette a sproloquiare di economia, allora siamo proprio nel mondo dei talebani.

Ratzinger:

''Auspico - aveva affermato poco prima il Pontefice - che le indagini sviluppate nei vostri lavori, ispirandosi agli eterni principi del Vangelo, elaborino una visone dell'economia moderna rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli''

L'economia è economia, è matematica, non è filosofia, tantomeno religione.

NB: La critica fatta al signor Ratzinger è sul messaggio politico dell'uomo, e non ha a che fare con la religione.


L'economia è economia, è matematica, non è filosofia, tantomeno religione.

Insomma, l'economia è un po' più complessa...dovrebbe indagare il comportamento dell'uomo, della società, qualcosa di reale e in continua evoluzione.

Nota 19, http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_politica

Alessandro Roncaglia (Lineamenti di economia politica, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 12-14) ricorda le differenze tra scienze sociali e scienze naturali e sottolinea che l'economista studia una realtà in continuo mutamento di cui egli stesso è parte; non può quindi né semplicemente basarsi sulle teorie elaborate in passato, né pretendere di essere neutrale; «non c'è nulla di male in questo; basta saperlo e non nascondersi dietro un dito».

La non neutralità non impone all'economista l'azione politica ma egli non ha teoremi da scoprire, bensì lo scenario di una polis immersa nel tempo passato, presente e futuro da investigare.

La matematica sapevo si basasse su assiomi la cui realitas non è condizione necessaria e che in termini di dinamismo direi un po' soffrono.

La matematica, indispensabile strumento dell'economista, non è nemmeno sufficiente a caratterizzare come scienza la disciplina economica: ambizione a cui tende solo nei suoi pochi contributi sperimentali.

In merito all'auspicio del signore famoso che un po' estemporaneamente hai tirato in ballo, mi pare che oltre ad essere palesemente leggittimo, nella sua scontatezza mi sembra difficilmente attaccabile. Proprio tale scontatezza mi sembra l'elemento interessante: l'autoreferenzialità dell'economista impone una critica tanto basilare? probabilmente sì.

Il libero mercato stà proprio nella facoltà del Cliente di ricercare il prodotto al prezzo migliore...e del venditore che lo vende al prezzo che ritiene necessario a coprire i suoi costi...

Le facoltà del venditore e del Cliente, dove il primo è sicuramente figlio di un Dio minore, a fronte della 'C' capitale del secondo, rappresentano forse un assioma del comportamento sociale o semplicemente raccontano le gesta di un mythos che nasce e muore nell'epico mondo dell'accademia economica?

Lavoro in una località turistica, faccio software per il turismo, e conosco bene la realtà delle agenzie immobiliari e quindi del mercato immobiliare.

Il prezzo degli affitti non li conosco ma se é proporzionale al prezzo degli immobili (si va sopra i 5.000€ al mq per i negozi) il piccolo commerciante della località turistica che lavora 6 mesi all'anno di cui solo 3 "grassi", é costretto per forza di cose ad alzare i prezzi.

Qua (località turistica del nordest) TUTTI i negozi hanno prezzi almeno del 40% più alti dell'entroterra.

E anche il doppio rispetto alle migliori offerte dei centri commerciali.

E' sempre stato così.

Diciamo pure che la signora ha scoperto l'acqua calda in età adulta.

Io credo che la signora avesse ragione e buon senso

Certo. Del resto l'economia di mercato è sbagliata in sé, dal momento che solo la superiore capacità - anche etica, ça va sans dire - dell'autorità pubblica è in grado di stabilire che cosa sia migliore e di imporre il "bene comune". Tra l'altro sarebbe opportuno che il Grande Fratello decidesse, finalmente, anche il colore e la taglia, uguale per tutti, s'intende: che cos'è questa fregola di scegliere?

non c'é bisogno di scomodare o accusare Lenin o Marx

Naturalmente. Basti tu ad illuminarci con il "Sol dell'avvenire" ...... :-)

In Italia uno direbbe che il centro commerciale aveva forse seguito i prezzi in Lire mentre l'altro esercizio commerciale forse aveva adottato la tecnica del ritocco/raddoppio in Euro. Possibile e forse probabile.

Ancora oggi? Solo se totalmente ignorante oppure in malafede ..... :-)

In conclusione: non so se ridere o piangere. Davvero.

 

Non ho né parlato di ladri, né di economia di mercato di cui tutti si riempono la bocca, né di morale. La signora ha invece, ripeto semplicemente, dato del "ladro" ad uno che cerca di appropriarsi del surplus del consumatore. La nozione di surplus del consumatore é una nozione economica diversa da consderazioni di costo e mark up, ma fa parte dell'economia cosi' detta di mercato.Certo che se quest'appropriazione dovesse avvenire con metodi illegali o ingannevoli, allora si' che il commerciante é probabilmente un ladro. Sottile distinzione che la signora ed altri qui non hanno apprezzato.