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Penso che sia una questione culturale. Mi piacerebbe portare la ricerca di un perché un pò più a fondo. In questo caso penso che le cause si rifacciano principalmente a due matrici: quella marxista e quella cattolica.

Detto questo, l'episodio citato da Franco mi fa venire in mente che c'è un grande bisogno di sporcarsi le mani. Ho notato che i liberali sono individualisti da questo punto di vista. Cercano di capire le cose meglio, ma non "diffondono" la conoscenza, perchè non hanno voglia, perché preferiscono la precisione alla banalizzazione (che spesso è però necessaria per la divulgazione) oppure perché non capiscono come mai gli altri non ci arrivino da soli. Certe persone sono orientate al socialismo in economia in maniera pienamente convinta, ma penso che la maggior parte lo sia in maniera inconscia. In pratica non si può pretendere che qualcuno diventi liberali se non ha i mezzi concettuali per esserlo (e.g. se è cresciuto in un'ambienta permeato di valori molto diversi, che sono giudicati giusti, o come minimo legittimi). Siccome in democrazia è importante la maggioranza, se vogliamo che le idee liberali si diffondano, dobbiamo appunto sporcarci le mani. Non è facile, spesso non funziona neanche, però se non lo facciamo, è difficile che la gente ci arrivi da sola.

Da questo punto di vista, noto una differenza con gli Stati Uniti, dove è più difficile rispetto all'Italia far passare pacificamente alcune affermazioni palesemente contro il mercato.

Ho notato che i liberali sono individualisti da questo punto di vista. Cercano di capire le cose meglio, ma non "diffondono" la conoscenza, perchè non hanno voglia, perché preferiscono la precisione alla banalizzazione (che spesso è però necessaria per la divulgazione) oppure perché non capiscono come mai gli altri non ci arrivino da soli.

O forse perchè, essendo liberali, trovano normale e ragionevole che altri abbiano idee diverse. Tutti quelli che conosco amano difendere le loro posizioni in pubblico, specie con gli amici, ma non ne conosco uno dotato del "sacro fuoco" tipico di altri movimenti.Lo notava anche Montanelli, che aggiungeva che spesso le discussioni più feroci le hanno tra di loro, perchè mancando di una ortodossia codificata spesso sono in disaccordo su molte cose.Qui puoi vederne esempi quasi quotidiani: per esempio Alberto e Michele, che andranno d'accordo al 90% (almeno sui principi), litigano spesso ferocemente sul restante 10 :).

 

La prima risposta e' stata la piu' intuitiva e sottoscrivibile.

E' una questione culturale, ma quello che mi stupisce e' che i liberisti italiani non abbiano MAI - almeno, secondo la mia percezione - cercato di dialogare con gli Italiani che la pensano in modo differente. Esempio? I temi della flessibilta' nel mercato del lavoro non sono MAI stati SPIEGATI al cittadino. Come risultato, ho amici che rifiutano lavori estivi altamente professionalizzanti solo perche' sono contratti a tempo determinato di 3 mesi. Per eradicare un certo tipo di mentalita' autolesionista e' INDISPENSABILE la divulgazione - qualsiasi altra azione politica, seppur eccellente, e' destinata a fallire. 

E' ovviamente anche un fatto di comunicazione. CIOE'. Se io avessi un'amica che mi fa un discorso come quello presentato nell'articolo, non starei certo a spiegarle perche', palesemente, non c'e' niente da spiegare. Alla signora bisogna semplicemente dire: "Cos'e', adesso vai a comprare nei negozi per fighetti fessi che si vantano perche' spendono di piu' facendo shopping?!?". Frasi del genere insegnano piu' di mille elucubrazioni.

Chiaro che questioni meno ovvie e piu' spinose, come la sopracitata flessibilita' del mercato del lavoro, non possono essere spiegate tramite battute a effetto... Ma comunque sia, quali sono oggi le forze politiche e sociali che intendono insegnare paradigmi nuovi al popolo?

Penso che sia una questione culturale. Mi piacerebbe portare la ricerca di un perché un pò più a fondo. In questo caso penso che le cause si rifacciano principalmente a due matrici: quella marxista e quella cattolica. (Michele)

Magari! Conosco "marxisti" che non hanno mai letto una riga di Marx e numerosissimi "cattolici" che seguono ognuno una propria religione (del tipo "Dio sì, ma la Chiesa e i sacramenti un po' meno").

E' sicuramente una questione culturale, ma, purtroppo, di altro tipo: l'Italia è di gran lunga il paese più ignorante d'Europa.

Nella fascia d'età 25-39 si contavano, nel 2006, un 16.4% di laureati (media EU-27: 27.5%) e un 46.9% di diplomati. Valori minori per i laureati solo nella Slovacchia (16%), nella Repubblica Ceca (14.9%) e in Romania (13.3%); ma i diplomati in questi tre paesi ammontavano, rispettivamente, al 77.6%, al 79.4% e al 68.2%.

Fonte: Eurostat, Cultural statistics.

 

Ciao Sergio e benvenuto su NfA!

Quando parlavo di matrici marxista e e cattolica, non intendevo che la gente si e' formata consapevolmente a quelle scuole di pensiero. Ho in mente qualcosa di piu' sottile. Penso che le idee marxiste e cattoliche facciano parte della cultura Italiana in maniera diffusa. Prendi una persona che vede o sente un fatto, come l'insegnante amica di Franco con le scarpe. Come fa a dargli un giudizio e a interpretarlo come giusto/sbagliato? Semplicemente si volge alle idee che sono dentro di lei e che ritiene giuste. Sono una specie di senso comune interiore, quelle verita' auto-evidenti che uno a dentro e di cui parlava anche Kant: le impari quando cresci, non necessariamente perche' te le insegnano esplicitamente, ma semplicemente perche' ne sei imbevuto e vedi che sono cose che vanno bene per tutti.
Ecco io penso che molte delle idee in cui noi in Italia cresciamo, si rifanno a un modo di pensare marxista e cattolico. Per esempio, se noi vediamo una persona caduta in disgrazia, e' normale e umano per noi avere prima di tutti pieta' per lei, prima ancora di pensare se se lo meriti oppure no (e.g. il caso Madoff, ho sentito persone dire "ma andra' veramente in galera anche se e' cosi' anziano?").
Ci sono culture in cui i proverbi popolari dicono "Non avrai mai successo se non lavori duramente" e altre che dicono "Le cose succederanno solo se lo vuole Dio" (cfr. "Outliers", M. Gladwell). Questo tipo di pensieri stratificati sono quelli a cui mi riferisco come guida del sentire comune.

Grazie del benvenuto!

Nel merito, avevo capito (credo) quello che intendevi, ma intendevo aggiungere che se ci si limita ad essere "imbevuti", se non si condisce il tutto con quella cosa un po' fuori moda (almento in Italia) chiamata "cultura", lì si rimane.

Sono stato "imbevuto" sia di cattolicesimo (quando ero piccolo), sia di marxismo (compivo 18 anni nel 1969; sì, sono un po' attempato). Ma non sono cattolico, né marxista; pur avendo letto molto sia di religioni, sia di Marx. Vorrei dire: proprio perché ho letto molto. Ma il Grande Fratello ha ormai molti più fans della lettura!

E i risultati si vedono...