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Università di serie A e di serie B?

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Sono d'accordo con Alberto, ma sono meno pessimista. Lo spaventoso calo nelle iscrizioni a Matematica che si è verificato qualche anno fa, e l'occasione offerta dal ridisegno dei curricula in funzione del 3+2 ha, almeno a Roma, costretto i matematici ad adattare l'organizzazione degli studi agli studenti reali. Ora, ad esempio, non si concentrano nel primo semestre del primo anno le cose più difficili, ma si cerca di offrire un semestre introduttivo, dove si insegna "calculus". Questo consente alla fine di insegnare nel secondo semestre l'analisi a studenti più maturi e meno spaventati. I risultati si vedono: meno ritardi, meno abbandoni e più iscritti e laureati. Comunque io penso che mentre gli abbandoni sono in parte un fenomeno fisdiologico, in un sistema che non ha alcuna selezione per l'ammissione, i ritardi sono assolutamente imperdonabili. Non è vero che da sette o otto anni di calvario universitario ne escano laureati che ne sanno di più. La strategia dello studente ritardatario che prima o poi si laureerà è di "preparare" un esame alla volta e dimenticare tutto appena passato l'esame. Il motto è "quel che non capisco imparo".