Titolo

Università di serie A e di serie B?

3 commenti (espandi tutti)

La pressione esercitata sulle università per aumentare la produzione dei laureati ha determinato un abbassamento del livello delle lauree, che si è manifestato prevalentemente ed all'inizio con l'istituzione di corsi di laurea di scarso spessore culturale e formativo, e successivamente istituzionalizzato con la riforma 3+2.

La riforma del 3+2 (che include il sistema dei crediti formativi) e' una riforma sostanzialmente corretta e opportuna, basata su una convergenza dei sistemi educativi di una moltitudine di Paesi europei e sull'esigenza di rendere piu' trasparente e facile il riconoscimento dei corsi frequentati in diversi corsi di laurea e anche Atenei sia nazionali che di Paesi diversi, esigenza essenziale per fornire agli studenti maggiori opportunita' e flessibilita' per la loro istruzione superiore.  Anche la previsione di un diploma intermedio piu' facile da ottenere rispetto alla laurea specialistica e' un elemento a mio parere positivo.

Il vero problema del sistema 3+2 e' che e' stato realizzato - seguendo il principio dell'autonomia degli Atenei - da docenti universitari che agiscono all'interno di un sistema di incentivi in parte inesistente e in parte sbagliato.  In assenza di realistiche valutationi esterne sui risultati didattici e di alcuna conseguenza sui propri stipendi, i docenti universitari hanno adattato la riforma del 3+2 non a vantaggio degli studenti o a vantaggio dell'appropriatezza e qualita' della loro istruzione, ma prevalentemente per i propri comodi, per esempio con eccessiva proliferazione di corsi di laurea specialistici e di corsi poco impegnativi e/o alla prova dei fatti poco richiesti.

Avere dei corsi di laurea solo di basso livello comporta varie conseguenze: una delle più importanti è la cancellazione della mobilità sociale. Questa è principalmente basata sulla possibilità che le persone economicamente disagiate possano distinguersi negli studi. Di contro se gli studi non svolgono alcuna selezione, saranno le persone con un retroterra culturale od economico a diventare classe dirigente. Si innesca così un processo nel quale latita la meritocrazia, e si arriva a quel degrado al quale oggi assistiamo.

Sottoscrivo in pieno.  Il degrado di oggi comunque non e' molto superiore al degrado del passato. L'Italia e' stata sempre refrattaria a riconoscere il merito rispetto ai legami di parentela, amicizia e fazione. In passato licei d'elite e universita', specie in alcune facolta', erano molto difficili e selettivi, ma non davano agli studenti senza elevato retroterra culturale ausili adeguati per riuscire, come avviene in altri paesi piu' progrediti, e inoltre le valutazioni, ieri come oggi, non erano proprio eque e proporzionali al merito, ma includevano aiutini proporzionali allo status sociale dello studente.  Sono questi ultimi elementi che hanno contribuito a screditare il concetto di meritocrazia in Italia.  Questo non scusa i 68ini e i loro pessimi colleghi di ieri e di oggi che non capiscono che la cura per i malanni dell'Italia feudale e corporativa non e' cancellare la meritocrazia ma realizzare meritocrazia corretta e non viziata.

Cercare di innalzare il livello di tutti i corsi di laurea non sarebbe un rimedio: già oggi, stante la scarsa formazione che si riceve nelle scuole secondarie, il numero degli abbandoni è preoccupante. Permane tuttavia la necessità di aumentare il numero di quanti ricevono una istruzione superiore.

Ma ovviamente i due obiettivi sono in contraddizione.  Il prodotto tra qualita' delle lauree e numero delle lauree e' piu' o meno un invariante proporzionale al livello dello sviluppo umano in Italia. Per migliorare io ritengo che sia necessario

  • mantenere / aumentare la frazione dei giovani che si iscrivono
  • comprendere meglio e curare il problema degli abbandoni
  • fornire istruzione con flessibilita' opportuna per consentire a chi ha merito e impegno particolare possa raggiungere livelli elevati, mentre chi ha merito e impegno dignitosi ma medi ottenga comunque un riconoscimento proporzionato all'istruzione acquisita: da questo punto di vista per es. il 3+2 e' opportuno perche' consente l'uscita dopo la prima laurea

 

Io penso che diciamo quasi le stesse cose dando solo peso diverso ai vari concetti. Non ho scritto che il 3+2 sia "sbagliato"; anzi lo trovo giusto in linea di principio, pur criticando la "rigidità". Del pari, ho detto che il fallimento del 3+2 è dovuto in gran parte alla sua realizzazione. Mi sembra tuttavia indispensabile stabilire dei percorsi didattici "selezionati" per combattere l'abbassamento del livello, sul quale siamo d'accordo in molti. Una via adatta può essere quella indicata da FT. "curare il problema degli abbandoni" è una araba fenice inseguita da tanto tempo: nessuno sa come la si possa prendere.

Io penso che diciamo quasi le stesse cose dando solo peso diverso ai vari concetti.

Effettivamente direi che e' cosi' e mi fa piacere.

"curare il problema degli abbandoni" è una araba fenice inseguita da tanto tempo: nessuno sa come la si possa prendere.

All' MIT hanno introdotto nuovi metodi di insegnamento della Fisica per matricole, riducendo i fallimenti dal 12% al 4%, vedi At M.I.T., Large Lectures Are Going the Way of the Blackboard. Se si vuole, se ci si ingegna, si ci sono i corretti incentivi per farlo (qualcuno che ti premia se ottieni buoni risultati, o piu' studenti paganti che si iscrivono alla tua universita' o uno Stato che abbia un minimo interesse a spendere bene i soldi dei contribuenti), i risultati sono possibili.  Il problema ultimo e' che in Italia a parte qualche bella parola e il fastidio per alcune scudisciate ricevute in sede UE, non interessa concretamente quasi a nessuno che l'istruzione superiore sia accessibile, che i soldi pubblici non vengano sprecati da studenti che fanno N anni di universita' senza concludere con una laurea utile e cosi' via. Anzi, alcuni incapaci di andare al di la' del modello superfisso sono perfino favorevoli al fatto che l'istruzione superiore sia inaccessibile o comunque difficile ed arcana per le masse.