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Università di serie A e di serie B?

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Le fortune della California si devono più alla University of California che a Stanford o Caltech. È possibile riprodurre in Italia una offerta universitaria che ricalchi quella USA? Credo di no, non per mancanza di volontà politica (che comunque non ci sarebbe), ma per la totale diversità di condizioni di partenza. L’offerta universitaria americana è diversificata perché vi è stata sempre una domanda e una offerta molto variegata. Le famiglie ad alto reddito con antenati rintracciabili fino alla battaglia di Hastings  cercavano università che offrissero una “all-around education” (ad esempio università Ivy league o liberal arts colleges); Altre famiglie ponevano enfasi sui propri valori etici e religiosi (ad esempio, Flick University per gli afroamericani, Bob Jones University per fondamentalisti protestanti, Yeshiva University per americani ebrei etc.); e poi vi è una domanda popolare soddisfatta dalle università statali e locali (State Universities and Community colleges) con finalità di promozione sociale e sviluppo del territorio. Ma anche nell’offerta vi è una varietà notevole con università statali, locali, private, federali etc. A questo si aggiunge una carriera universitaria che distingue la laurea di base da quella professionale per diventare medici, avvocati, farmacisti o PhD in qualche ramo accademico. Forse un intreccio non voluto e solo parzialmente influenzato da specifiche politiche a livello nazionale e locale.

Ma questo sistema diversificato è desiderabile? E su quali segmenti dovrebbe focalizzarsi l’attenzione del policy-maker nostrano? In Italia il dibattito spesso si incentra sulla qualità della nostra ricerca, che al momento scarseggia. E quindi le soluzioni ipotizzate (sulla carta o nei fatti) sembrano indirizzarsi verso un fantomatico MIT italiano, e in generale a produrre più ricerca e di migliore qualità che poi non è chiaro chi debba finanziare o acquistare. Infatti, la ricerca negli USA è business (anche se sussidiato), che viene finanziato dallo stato, dal governo federale o dalle imprese private. Un’altra condizione che manca in Italia. Ma di cosa si ha bisogno? Di cosa vi è domanda?

Facciamo il caso della medicina (ma anche ingegneria o contabilità). Sicuramente si ha bisogno di uno stock di medici preparati, la maggioranza, e solo di una minoranza di ricercatori di medicina. Ma i ricercatori sono poi quelli che devono fare anche i professori? Sembra corretto immaginare università che preparano medici più bravi e università destinate a medici meno bravi? Credo di no, almeno ex ante. Ma sicuramente una diversificazione tra medici-ricercatori e medici-medici è possibile, ma questo non richiede necessariamente una diversificazione dell’offerta di base, ma l’aggiunta di una formazione universitaria di specializzazione che però non può essere diffusa. È sotto questo profilo la distinzione tra A e B?

Più risorse sia  a università di base che a research universities? Ciò non è possibile e le risorse si sa sono scarse, ma in un mondo di “first things first” non è pacifico che la priorità debba andare all’eccellenza, intesa come una replica di MIT e Caltech. Forse è necessaria una maggiore attenzione alle università di serie B, ufficiali o meno, prima di definire grandi piani per quelle di serie A. Come per gli allenatori di calcio, si parte prima dalle serie inferiori, che dovrebbero essere più facili.

Giusto partire dalla parte "di serie B" dell'università italiana. Tutti i ritardi e molti abbandoni costituiscono uno spreco intollerabile di risorse umane e finanziarie. Gli insegnamenti devono essere indirizzati agli studenti reali, non a quelli immaginari provenienti da licei immaginari. Non esistono i bei tempi antichi. Non si impara nulla raddoppiando il tempo per conseguire una laurea con la strategia di memorizzare (senza capire) quanto serve a passare un esame alla volta, per poi dimenticare tutto prima di passare all'esame successivo. Penso però che per le facoltà di medicina si debba fare un discorso diverso. Ho scritto già qualcosa a questo riguardo. Si trova in: http://cnu.cineca.it/nazionale06/11054.pdf