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Università di serie A e di serie B?

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La proposta in realtà mi pare mossa essenzialmente dalla mal accettazione che finalmente il numero di studenti che studiano all'Università sia aumentato, avvicinadoci, pur ancora in difetto, alle medie dei paesi avanzati.

Questo è stato reso possibile, oltre che per una generale crescita di consapevolezza delle famiglie e dei giovani sull'importanza di studi superiori, anche per la riforma del 3+2.

Capisco, quindi, chi vede nell'istruzione superiore un modo per garantire elite, più che diffondere sapere a chi lo desidera.

Per questi motivi, ritendo la proposta piuttosto inutile e velatamente (ma neanche poi tanto) di restaurazione. In realtà la soluzione è semplice e sottomano: la difficoltà e la selezione dovrebbe semplicemnte essere applicata sui 3 livelli di istruzione Universitaria:

1. Laurea (BS) > accessibile a tutti

2. Laurea magistrale (Master) > specializzazione di alto livello

3. Dottorato (PHD) > eccellenza

con progressiva selezione in ingresso ma, soprattutto, nella specializzazione e difficoltà degli insegnamenti. Guarda caso proprio quello che succede negli USA (in particolare nelle USC).

Ovviamente ogni riforma dobrebbe partire dall'abolizione del titolo di studio, che in Italia rappresenta situazioni di disparità territoriali di preparazione così evidenti da renderle innegabili.

Infine, anche i prof dovrebbero essere valutati e selezionati per insegnare al livello per cui sono adatti (non penseranno mica tutti di insegnare nelle Università di serie A!)

Penso che un equivoco piuttosto evidente nella discussione nasca da un fatto che molti sottostimano: i "percorsi di serie A" richiedono una solidissima preparazione di base. Nel campo di ingegneria, quello che conosco meglio, questo significa tanta matematica, fisica, teoria dei sistemi, e così via. Questo tipo di preparazione andrebbe fatto nei primi 2 anni di studio, perché si tratta di materie di base che si fanno meglio nella prima parte del corso di studi per capire poi meglio la parte avanzata.

Il classico percorso di 5 anni a ingegneria era appunto strutturato così: una buonissima preparazione di base nei primi due anni: quasi esclusivamente matematica e fisica. Tra gli esami ricordo Analisi I e II, Fisica I e II, Meccanica razionale, Geometria, Calcolo Numerico, ecc. Insomma, per 2 anni di ingegneria neanche l'ombra. Nei tre anni successivi, gradualmente ci si spingeva verso esami specializzanti. L'ultimo anno era soltanto roba applicata, di quella che dovrebbe servirti nella professione.

Purtroppo, questo tipo di approccio portava a una percentuale di abbandoni veramente elevata; portava a percorsi lunghissimi, in media superiori agli 8-9 anni, con coda lunghissima (gente che dopo 15 anni ancora non si era laureata). Inoltre, se qualcuno abbandonava dopo 3 anni, aveva studiato tanta matematica e fisica che di certo non da il pane.

Il 3+2 sembrava risolvere questo problema. Dopo 3 anni ti do una laurea, con delle competenze, e se vuoi puoi andare a lavorare. Se invece ti vuoi specializzare ulteriormente, fai la laurea specialistica, il +2. Sembrava l'uovo di Colombo.

Purtroppo, dividere a metà il corso vecchio non era possibile: dopo 2 anni le competenze specifiche erano poche. Bisognava quindi:

1) specializzare i primi 3 anni

2) rendere più di base i secondi 2 anni

Purtroppo, didatticamente questo approccio è uno schifo. La laurea triennale deve specializzarsi ma senza assumere conoscenze matematiche di base troppo approfondite, semplicemente perché non c'è tempo. Quindi i corsi si semplificano enormememte. E dopo 3 anni di studio, tornare all'analisi matematica avanzata è davvero più difficile. Inoltre, durante la laurea specialistica bisognerebbe avere il tempo di tornare sui corsi di specializzazione con i nuovi strumenti matematici acquisiti nel frattempo. Darebbe un'altra visione delle cose. Ma anche in questo caso non c'è più tempo.

Notate che, se un laureato italiano in ingegneria "classico" (5 anni) andava negli stati uniti, dall'altra parte si trovava delle persone con Master in Engineering e Computer Science con una preparazione di base notevolmente inferiore. Gli ingegneri italiani (e indiani, e cinesi) sfondavano negli USA anche perché in media il laureato USA ne sapeva di meno di matematica e fisica. Con il 3+2, a mio parere, la situazione nostra e USA si è praticamente allineata.

Per questo motivo, un corso "di eccellenza" ha bisogno di differenziarsi sin dal primo segmento, il +3. Colui che ha intenzione un giorno di fare il ricercatore (all'università o in azienda) dovrebbe seguire un corso che gli permetta di approfondire certi argomenti di base già nei primi anni. Ad esempio, Sant'Anna e Normale integrano i corsi dell'Università con corsi di base in matematica e fisica, per far recuperare ai nostri studenti quello che hanno perso con il 3+2. Come accennava AFT nel suo post, in molte università USA funziona già così, in parte.

Dire che la serie B è la laura triennale e la seria A la laurea specialistica e il dottorato, può funzionare in certi settori, di certo funziona male in ingegneria e in generale nelle materie scientifiche e tecnologiche.

Quanto all'accusa di "voler creare un'elite". Che accusa è? Chiaramente è interesse della società formare persone in gamba che sappiano fare i ricercatori, pubblici o privati. Vogliamo chiamarla "elite"? Va bene. Ma è una parte importante di ogni società avanzata, e dovrebbe essere interesse di tutti creare un elite di livello internazionale in italia.

Purtroppo, didatticamente questo approccio è uno schifo. La laurea triennale deve specializzarsi ma senza assumere conoscenze matematiche di base troppo approfondite, semplicemente perché non c'è tempo. Quindi i corsi si semplificano enormememte.

Dipende dalle Univerisità, forse a Pisa è così. La mia esperieza (ingegneria, Padova e Trento) mostra che per la laurea triennale ci vogliono ancora 5 anni per laurearsi: non direi proprio "enormemente semplice". (i dati sulla durata sono ancora parziali, perchè, per ora, si sono laureati solo i migliori)

Gli ingegneri italiani (e indiani, e cinesi) sfondavano negli USA anche perché in media il laureato USA ne sapeva di meno di matematica e fisica. Con il 3+2, a mio parere, la situazione nostra e USA si è praticamente allineata.

Laurea triennale allineata al master Americano, intendi! Non ho dati, ma l'esperieza diretta mi dice che anche il concetto di "fuori corso" non esiste nel sistema, ad esempio, americano. O gli esami da noi (scritti ed orali!) sono MOLTO più complessi di quelli dei colleghi, oppure vuol dire che qua abbiamo un deficit di apprendimento...

Quanto all'accusa di "voler creare un'elite". Che accusa è? Chiaramente è interesse della società formare persone in gamba che sappiano fare i ricercatori, pubblici o privati. Vogliamo chiamarla "elite"? Va bene. Ma è una parte importante di ogni società avanzata, e dovrebbe essere interesse di tutti creare un elite di livello internazionale in italia.

E chi lo nega! Ma non confondiamo i campi di applicazione. Chi progetta una casa non è chiamato a deddare le norme europee di costruzione, ne un avvocato civilista a riscrivere la Costituzione. Allora bisogna solo ottimizzare le risorse/uomo ed evitare di far studiare per 10 anni (senza stipendio) persone, che necessitano di 5 anni (reali) di formazione.

Quelli che vogliono fare ricerca al MIT studieranno secondo programmi e modi che sono indispensabili per l'eccellenza: ma che percentuale della popolazione vi può aspirare?

 

 

Mah. Io mi riferivo al tuo commento:

La proposta in realtà mi pare mossa essenzialmente dalla mal accettazione che finalmente il numero di studenti che studiano all'Università sia aumentato, avvicinadoci, pur ancora in difetto, alle medie dei paesi avanzati.

E poi anche:

Per questi motivi, ritendo la proposta piuttosto inutile e velatamente (ma neanche poi tanto) di restaurazione. In realtà la soluzione è semplice e sottomano: la difficoltà e la selezione dovrebbe semplicemnte essere applicata sui 3 livelli di istruzione Universitaria:

Cioè, mi sembrava di capire che tu sostenessi la sostanziale inutilità di fare "corsi avanzati" separati per persone brillanti, ma che il percorso 3+2 opportunamente interpretato fosse già previsto per essere sufficientemente selettivo. Probabilmente ho male interpretato il tuo commento, e me ne scuso.

Io invece ho argomentato che chi si limita a seguire il 3+2 così com'è ha comunque una carenza di materie di base, che ad esempio non mancava al vecchio ingegnere. Io ho studiato nel percorso a 5 anni, e insegno nel 3+2, mi sembra di essere in grado di valutare entrambi i percorsi. Sostengo nel mio commento che il vecchio percorso sembrava più adeguato a formare ricercatori: e che non tutti possono fare i ricercatori, mentre ci sarebbe molto bisogno di semplici ingegneri. Il nuovo percorso forma bene semplici ingegneri, ma forse non è poi così adeguato a formare ricercatori.

Per questo sostengo, come l'autore del post, che un numero limitato di persone nelle maggiori Università italiane possano essere maggiormente sostenute, sia economicamente, sia dal punto di vista della formazione fornendogli delle nozioni aggiuntive accanto alla normale formazione 3+2.

Inoltre, collaboro da un paio di anni con docenti e ricercatori di Trento, e crediamo così tanto in questa cosa che forse l'anno prossimo faremo una proposta didattica congiunta "di serie A" limitata a un numero molto ridotto di studenti brillanti.

Con queste premesse, rispondo brevemente alla tua ultima frase:

Ma non confondiamo i campi di applicazione. Chi progetta una casa non è chiamato a deddare le norme europee di costruzione, ne un avvocato civilista a riscrivere la Costituzione. Allora bisogna solo ottimizzare le risorse/uomo ed evitare di far studiare per 10 anni (senza stipendio) persone, che necessitano di 5 anni (reali) di formazione.

Quelli che vogliono fare ricerca al MIT studieranno secondo programmi e modi che sono indispensabili per l'eccellenza: ma che percentuale della popolazione vi può aspirare?

Concordo pienamente con la prima parte. La risposta alla seconda domanda è: sicuramente una percentuale con almeno uno zero dopo la virgola.

Fllimento del 3+2

diego 12/1/2009 - 23:29

Negli ultimi 15 anni, in cui in vario modo ho vissuto l'università (economia a Genova), ho maturato la convinzione che la riforma 3+2 sia sbagliata.
Il motivo principale risiede nella perdita di approfondimento dei singoli insegnamenti e nella minore difficoltà di superamento del relativo esame. Meno ore di studio richieste, molte agevolazioni di vario tipo: compitini, tesine ecc..., comportano una minore preparazione complessiva al termine del percorso di studio.

Secondo me si sarebbe dovuto fare in questo modo.

Prima di tutto le lauree quadriennali avrebbero dovuto essere portate a 5 anni.
Nella mia esperienza non ho conoscenza di studenti che abbiamo finito economia a Genova in 4 anni, pochi anche quelli che sono riusciti a laurearsi in 5 anni. Effettivamente vi erano cose assurde: esami come statistica I e matematica generale con percentuali di superamento intorno al 15-20% (e in certi appelli anche inferiori), anche esami secondari, come storia economica o economia dei trasporti, richiedevano un impegno severo per essere superati con un bel voto. Il paragone con quanto accade oggi è impietoso, di fatto gli esami richiedono un impegno che non arriva al 50% rispetto a quanto accadeva nel vecchio ordinamento (per conferma basta confrontare i manuali di oggi con quelli di 15 anni fa, od assistere a qualche sessione di esame).
Oltre a portare la laurea a 5 anni si sarebbe dovuto dare un valore diverso ai diplomi di laurea. Premesso che il vecchio diploma di laurea era nettamente più impegnativo rispetto alle laure triennali attuali, proprio per questo era poco differenziato rispetto alla laurea, coincidendo coi primi tre anni di quest'ultima, e quindi disincentivando gli studenti a scegliere il diploma (perchè fare 3 anni quando con ancora un anno ottendo un titolo di studio considerato migliore?). Si poteva rendere il diploma di laurea un ideale proseguimento della scuola superiore, in particolare quella tecnica, con insegnamenti mirati alla professionalizzazione (a taglio tecnico più che teorico). In questo modo la laurea avrebbe mantenuto il valore che secondo me merita. Ovviamente non mi riferisco al valore legale (che abolirei) ma al percorso formativo nel suo complesso.

L'università serve soprattutto a formare. Oggi come oggi la formazione è posticipata a dopo l'università, la laurea 3+2 non è sufficiente, è necessario proseguire gli studi facendo master, studiando per conto proprio, o affidandosi alla formazione in azienda (ben rara). Ma anche un master richiede delle basi solide, che la laurea 3+2 non da ecc...

Cari saluti a tutti.