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Università di serie A e di serie B?

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Caro AFT, penso tu ti sia spiegato benissimo. Io sono ingegnere e professore, e sono d'accordissimo con l'assoluta inutilità di un riconoscimento legale.

Da sempre gli studenti della Normale e del Sant'Anna sono selezionati e si preparano su basi simili a quello che chiami "serie A". Studiano all'Università di Pisa insieme agli studenti regolari. In più devono dare degli esami interni. Devono avere certi requisiti (in corso, nessun voto inferiore al 24, media di almeno 27). La chiave è la selezione iniziale: a ingegneria al Sant'Anna prendiamo circa 10 studenti su circa 300 che partecipano al concorso di ingresso. La probabilità che siano persone molto in gamba è quindi abbastanza elevata.Ovviamenti tutti o quasi trovano la loro strada, molti all'estero.

E' possibile replicare questo modello anche in università statali? non ci vedo niente di sbagliato. Però, se non si danno incentivi particolari, non è detto che studenti pur bravi abbiano interesse a fare questi percorsi alternativi. Ad esempio, ignegneria a Pisa ha istituito i "percorsi di eccellenza", in cui gli studenti possono dare esami aggiuntivi (mi sembra fino a 6 crediti/anno) e gli viene riconosciuto un diploma aggiuntivo (senza valore legale). Tali corsi non hanno però avuto un gran successo. Molto dipende dall'obiettivo: oggettivamente, per un ingegnere la carriera accademica ha poche attrattive, specialmente in questo momento. Un percorso di eccellenza non sarebbe comunque valutato granché in un constesto lavorativo. I percorsi di eccellenza che funzionano per mia esperienza personale sono quelli che danno almeno uno sconto sulle tasse o una borsa di studio. basata sul merito e non sul reddito, come invece avviene ora in quasi tutta Italia.

Quindi, corsi di "serie A" e corsi "di serie B" possono convivere dentro la stessa Università, bisogna vedere se sono di successo. Io eviterei "tout court" di parlare di serie A e serie B: una quantizzazione a due valori è ridicola. Piuttosto, bisogna incoraggiare e magari portare avanti "classifiche" tra dipartimenti o facoltà, portare avanti il CIVR, portare avanti studi privati come quelli di Repubblica, ma fatti in maniera seria. Che le Università trovino il modo di farsi concorrenza, e ognuna trovare la loro strada, senza forzature ministeriali (come deportazioni di docenti da una sede all'altra!).