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Università di serie A e di serie B?

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Anche qui credo di non essermi spiegato bene. Non propongo l'istituzione "formale" di corsi di serie A. Né c'è bisogno di alcun riconoscimento "legale". Faccio un esempio che affonda nella mia lontanissima esperienza di docente dello MIT. Alcuni allievi del primo anno seguivano il corso di Calculus che aveva come libro di testo il libro di Thomas, altri seguivano un corso che usava come libro di testo "Calculus" di Apostol. I primi imparavano ad "usare" gli strumenti del calcolo infinitesimale, senza compenderne pienamente le basi, i secondi affrontavano sin dal primo anno i problemi del "rigore matematico". Questa diversa impostazione (che poteva avere conseguenze anche sulle possibili scelte di insegnamenti degli anni successivi) li preparava in modo diverso, ad esempio, ai fini del proseguimento degli studi o per una successiva attività di ricerca, anche in ambito ingegneristico. Ma era invisibile in termini di diploma formalmente conseguito.  La diversa preparazione poteva risultare da un'analisi del curriulum da parte di un esperto (ad esempio se dopo Calculus si segue Real Analysis è probabile che l'insegnamento di Calculus sia su basi rigorose). Ma in gran parte diventa visibile semplicemente perché chi ha seguito i corsi di serie A ne sa di più degli altri e questo saperne di più può essere (ad esempio ai fini dell'ammissione ad un dottorato) testimoniato da una "recommendation letter". Qualsiasi riconoscimento legale invece snaturerebbe la diversificazione: tutti gli studenti si affollerebbero per entrare nel "canale nobile", tutte le università avanzerebbero pretese di istituire questo canale nobile, ecc. ecc.  Ammetto che solo una sede con molti studenti potrebbe organizzare corsi "di serie A" (che io chiamerei corsi di approfondimento), ma anche una piccola sede potrebbe offrire all'occasionale studente molto bravo che sia disposto a lavorare di più dei percorsi di approfondimento, consistenti, ad esempio, in letture guidate (come succede nel "tutoring" delle università inglesi, o nei "reading courses" di quelle americane), oppure anche, per le scienze sperimentali, occasioni di partecipare alla ricerca di laboratorio. Seguire e insegnare insegnamenti più approfonditi deve essere costoso sia per lo studente che per il docente, si autoselezioneranno così gli studenti più interessati ad imparare e i docenti più interessati ad insegnare a studenti bravi. Beninteso io sono anche convinto che molti studenti potenzialmente bravissimi hanno bisogno inizialmente di corsi calibrati al loro livello di competenza. Sono molti anni che non insegno per un semestre in un'università americana, non credo però che vi siano scomparsi i corsi di "readig comprehension" o "college algebra and trigonometry" che noi nella nostra supponenza considereremmo adatti, al più, ad un liceo.