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Università di serie A e di serie B?

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Nella mia (soggettiva) esperienza di studente universitario ho visto persone che si sono maturate con voti più che eccellente perdersi per strada durante l'università, persone che avevano voti galattici in tutti gli esami rivelarsi fallimenti completi nell'ambito della ricerca e persone con curriculum modesti ottenere risultati brillanti una volta messi in condizione di fare ricerca indipendente.

Un sistema essenzialmente a compartimenti stagni come proponi tu, dove i "bravi" vengono selezionati dai "meno bravi" tramite ripetute scremature ha indubbiamente dei grossi vantaggi di semplificazione ma ho il vago timore che taglierebbero le gambe a chi magari è meritevole ma si è trovato, nel corso dei suoi studi, davanti dei problemi che gli hanno impedito di avere voti "eccellenti".

Insomma, mentre da una parte rifiuti la possibilità di giudicare la ricerca tramite indicatori sintetici (IF, h-index ecc) ti sembra normale farlo quando si tratta di studenti e aspiranti ricercatori.

Allora proprio non mi sono spiegato. L'ultima cosa che propongo è un sistema a vicoli chiusi o compartimenti stagni. Dato per scontato che una diversificazione dell'offerta didattica è necessaria, il fatto che la diversificazione avvenga (ove possibile) all'interno della stessa sede, la rende certamente più reversibile. Sono un ammiratore del sistema della California, proprio perché lì riescono a rendere reversibile la diversificazione del livello di istruzione, nonostante la distinzione a priori tra università di serie A, di serie B, e di serie C (i community colleges): il 50% dei "graduates" in matematica di UCLA (serie AA) sono "transfer students" da sedi minori. In Inghilterra invece le scelte sono molto più irreversibili.

Che dire? Ora che ho capito cosa volevi dire (soprattutto leggendo la tua risposta a Luigi Piasano qui sopra) sono molto più d'accordo di prima ;-)