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Vorrei solo fosse falso (il contenuto della notizia)

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Non faccio finta di niente, è chiaro che esistono i candidati "privilegiati", ma devo anche dire che in entrambi i casi questi candidati erano migliori degli altri. Quindi non abbiamo dovuto fare scorrettezze nei confronti degli altri partecipanti. 

Aspetta, diciamola tutta. Diciamo che di solito sono i "migliori" di quel gruppettino perche' per un ipotetico concorrente non esiste nessun incentivo a candidarsi tanto le possibilita' di vittoria sono nulle ed e' solo una perdita di tempo. Ergo, chi si iscrive di solito e' uno che non ha niente da perdere (nemmeno il tempo). Oppure una "comparsa" a cui e' stato chiesto di far numero.

Se si iscrive uno con una storia migliore, poi, gli arriva mesi prima la telefonatina dall'amico comune che dice "senta, caro lei, vede. Il suo CV e' talmente buono che se lei mi si presenta al concorso le dobbiamo dare un voto all'orale talmente basso che poi ne va della sua carriera futura. Non le conviene, si ritiri". (e non parlo per ipotesi, of course).


>Per quanto riguarda la selezione, una cosa che forse non sempre viene ricordata è che le facoltà e i dipartimenti quando indicono un posto da ricercatore hanno in mente un certo profilo che serve per la ricerca e per la didattica, profilo che naturalmente corrisponde ad una persona che è stata formata e che lavora nel modo richiesto.

E perche' nel resto del mondo e' diverso? In america prendono il primo che passa per la strada? No. Hanno un bando, cercano un profilo piu' o meno preciso a seconda della posizione. Fanno uscire il bando, ricevono centinaia di domande per quella posizione da tutto il mondo e scelgono la migliore. Secondo te chi ha piu' possibilita' di trovare il candidato migliore? Quelli che scelgono tra 100 senza bias o quelli che scelgono tra 1? Tra l'altro, anche se quell'1 fosse bravissimo, l'inbreeding fa comunque male a lui e agli altri perche' in questo lavoro una grandissima parte del contributo di crescita personale deriva dal confronto con persone diverse, paesi diversi, tecniche diverse, mentalita' diverse. Quell'1 e' stato sotto l'ala del suo capetto per tutta la vita, tutto cio' che ha imparato lo ha imparato dal capetto. Che cavolo di stimolo intellettuale vuoi che porti al gruppo?

Il sistema italiano e' indifendibile e se c'e' una cosa che mi da in testa e' quando si prova a difenderlo per far pace con la coscienza.

Re(5): Il nome

david 29/10/2008 - 13:33

Io non faccio discorsi in generale, parlo solo per la mia disciplina, anzi per il settore scientifico disciplinare al quale appartengo e che credo di conoscere discretamente. Le cose che dici rispetto alle telefonatine non le commento, confermo però che le mie esperienze dirette da componente di commissione (e anche quelle di numerosissimi colleghi) mi insegnano che negli ultimi anni i candidati sono sempre degni e meritevoli. Sto parlando dei concorsi da ricercatore, sia chiaro.

Sono ormai almeno una quindicina d'anni che durante il dottorato e anche successivamente gran parte dei giovani va a trascorrere ripetutamente periodi più o meno lunghi all'estero, e questo ha sicuramente alzato il livello e la consapevolezza delle nuove generazioni aprendoli agli stimoli di cui tu dici. Ribadisco che questi senz'altro non sono inferiori ai loro coetanei europei o amerikani, diversamente dai docenti più anziani.

Credo di sapere anche quello che accade in diversi altri paesi, e cioè che le pratiche claniche esistono eccome (per esempio in Francia, in Germania, in Spagna). Probabilmente le università top negli USA e UK seguono logiche diverse, ma temo siano più l'eccezione che la regola. Chiaro che noi dovremmo imitare i migliori e non i peggiori, però bisogna anche fare i conti con il mondo reale.