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Vorrei solo fosse falso (il contenuto della notizia)

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Insomma la parte dei finanziamenti legata ad un merito calcolato in
maniera non ben precisata dovrebbe essere il 20% del totale, tutto il
resto arriva comunque a chiunque. Dovrebbe essere il contrario.

Sono anche d'accordo, tuttavia il già citato Perotti ("L'università truccata" pag. 95, in basso) dichiara che il RAE inglese assegna circa il 25% delle risorse in base ad una valutazione meritocratica settennale. Il 20% non sarà il 70% ma al 25% del sistema inglese ci si avvicina parecchio (e, almeno secondo Perotti, il sistema inglese risce a dare un'impronta fortemente meritocratica).

il RAE inglese assegna circa il 25% delle risorse in base ad una valutazione meritocratica settennale.

 

Giusto. Adesso chiediti come mai tra Harvard e Oxford continua ad esserci un abisso. Questa ossessione che il mercato non sia ingrado di fare da solo e meglio quello che una commissione ministeriale fa spendendo un sacco di soldi e tempo, a me sinceramente fa ridere. È appunto una ossessione.

Oggi come oggi, come dice michele in un altro commento, la cosa migliore da fare per i nostri studenti sarebbe chiudere la gran parte delle facoltà e dare i soldi a chi vuole andare a studiare all'estero. A quel punto spenderemmo la metà di quello che spendiamo oggi probabilmente.

Guarda non si puo' fare nemmeno il confronto tra sistema anglosassone e italiano, sono due mondi diversi. In italia dare il 20% sul merito vuol dire non voler cambiare nulla. La tragedia italiana e' che mentre negli altri paesi, anche quelli che erano messi come noi, ci sono degli spiragli di luce, in italia e' medioevo.

In francia i CNR sono come da noi ma il settore della fisica, mi dicono, e' assolutamente competitivo tant'e' che e' strapieno di fisici italiani che lavorano in francia (alberto potra' confermare). In spagna hanno programmi di rientro (ramon y cayal) che funzionano benissimo come brain gain, e non solo tra scienziati spagnoli. in austria, soprattutto a vienna, stanno costruendo un centro di eccellenza dopo l'altro con criteri seri. In Italia di posti che funzionano con regole diverse ne conto due e tutti e due in realta' sono creature non italiane (una e' dell'UN, l'altra EU) e la politica italiana non ci mette becco.

Io la mia ricetta l'ho proposta in passato: ed e' vietare per legge per i prossimi 10-15 anni che una persona possa stare piu' di 3-4 anni nella stessa universita', in pratica combattere l'inbreeding rimescolando il mazzo. Dopo quei dieci anni ricominci la partita con regole di mercato. Ovviamente allo stesso tempo iniziare a svuotare posti con pensionamenti e prepensionamenti coatti. A mali estremi, estremi rimedi. Secondo me e' il metodo piu' "economico" per lo Stato e l'unico che avrebbe effetto su tutte le universita'. L'alternativa, che preferirei, sarebbe lasciar fare al mercato ma semplicemente non credo sia possibile in italia.

Che l'inbreeding sia una cosa da evitare mi va anche bene. Tuttavia il divieto "che una persona possa stare più di 3-4 anni nella stessa università" ha senso solo in un contesto dove i capi di un dato gruppo di ricerca (o, al limite, i capi di un dipartimento) hanno la libertà di scegliere chi è il candidato migliore per loro.

Se io domani decidessi di cambiare università (pur restando in Italia) potrei anche mandare il mio cv ad un sacco di prof ma nessuno di loro avrebbe la possibilità di prendermi. Anche assumendo (per amor di discussione) che io sia bravissimo ed il mio curriculum sia stellare l'unico modo con cui un prof può "prendermi" nel suo gruppo di ricerca è di bandire un concorso nazionale per un posto da assegnista di ricerca (o carica equivalente). Se vuole me (perché, nella nostra irrealistica ipotesi, io sono ultra-bravo) la sua unica possibilità è di bandire un concorso nazionale con dei requisiti così assurdamente stringenti che io sia l'unica persona sulla terra a poter partecipare. Guarda caso il mio attuale assegno di ricerca l'ho ottenuto proprio così (forse me ne dovrei vergognare ma "così fan tutti"...).

Obbligare la gente a spostarsi può essere un approccio che ha un suo perché ma (come gran parte di queste proposte) se applicato da solo farà danni e basta. L'unico modo per ottenere in tempi umani un'università ed una ricerca funzionanti sarebbe cambiare il sistema da cima a fondo tutto in un colpo. Ma questo temo sia solo un bel sogno. Nessun politico ha la volontà o la forza di fare cambiamenti così incisivi.

Che l'inbreeding sia una cosa da evitare mi va anche bene. Tuttavia il divieto "che una persona possa stare più di 3-4 anni nella stessa università" ha senso solo in un contesto dove i capi di un dato gruppo di ricerca (o, al limite, i capi di un dipartimento) hanno la libertà di scegliere chi è il candidato migliore per loro. 

A beh certo. Ma solo a quel punto puoi introdurre gli altri due fattori chiavi e imprescindibili: l'abolizione dei concorsi e la liberta' di variare i salari. Il problema e' che se fai quei due prima di aver frenato l'inbreeding ottieni la fine del mondo.

Ok, stiamo convergendo :-)

L'unica cosa su cui sono (forse) in disaccordo con te è che, secondo me, ottieni la fine del mondo anche se cacci la gente a calci ogni 3-4 anni senza aver previsto l'abolizione dei concosi e la possibilità di variare i salari.

 

By the way: fra i "cacciati a pedate ogni 3-4 anni" secondo te ci dovrebbero essere solo i ricercatori precari, tutti i ricercatori o tutti inclusi i professori?

aspe' 3-4 per modo di dire. In realta' la regola, quando esiste, e' che non puoi fare il dottorato dove hai fatto la tesi, non puoi fare un postdoc dove hai fatto il dottorato e cosi' via. Poi di solito sono 4 anni per un dottorato, 4 per un postdoc 5+3 per associato etc etc. poi assistant e full iniziano "rolling tenure" (cioe' verifiche periodiche ogni 7-10 anni). In alcuni paesi, tipo la svizzera, chiudono il cerchio mandandoti in pensione a 65 anni - se vuoi rimanere rimani come professore emerito ma il lab lo perdi (o te ne cerchi un altro finanziato in altro modo).

ovviamente di solito negli altri paesi non c'e' una vera e propria legge che prevede questo: e' una convenzione utilzzata perche' universalmente riconosciuta utile. ma io, su che l'italia diventi un paese liberale, c'ho perso le speranze.

 

Mah, Giorgio, che si possano fare passi avanti solo con leggi di questo tipo mi sembra una speranza vana. Due osservazioni: 

- A 40 anni in Italia sei un "giovane ricercatore". L'ha scritto david nel commento qui sopra, lo confermano i verbali del concorso di Roma del quale stiamo parlando: il candidato piu' giovane e' del 1975, il piu' vecchio del 1966. 40 anni non mi pare un'eta' in cui il professionista medio ha tanta voglia di andare in giro a fare il pirla (si fa per dire) e provare strade diverse cosi' tanto per...

- Se il numero delle sedi continua ad essere cosi' elevato, anche a soddisfare requisiti formali di mobilita' ci vuole poco... molto poco. soprattutto se ho le amicizie giuste.

Quante cose dovrebbe prevedere, la legge?

Giusto per aggiungere qualche dato: un'analisi ufficiale (nel senso che è stata pubblicata su Il Nuovo Saggiatore che è l'organo ufficiale della Società Italiana di Fisica ) mostra che (almeno in fisica) l'età media in cui si diventa ricercatori in Italia è 44 anni e che questa cifra aumenta di 9 mesi l'anno (fonte ).

vietare per legge per i prossimi 10-15 anni che una persona possa stare
piu' di 3-4 anni nella stessa universita', in pratica combattere
l'inbreeding

Negli USA il percorso piu' comune comprende:

  • lo studente va in un'universita' lontana da dove abita
  • il laureato va a fare il PHD in un'universita' diversa da quella in cui si e' laureato
  • il laureato PDH ottiene un contratto di post-doc in una istituzione diversa da quella del PHD
  • il post-doc viene assunto come assistant professor in tenure trac intorno ai 33 anni
  • a questo punto l'80-90% ottiene la tenure al livello di associato e continua la carriera generalmente nella stessa istituzione

Riporto queste informazioni perche' corrispondono a un persorso che contiene tre passaggi efficaci contro l'inbreeding (PHD, post-doc, assistant professor), e tutti e tre sono effettuati ad un'eta' ragionevole (<=~35 anni). Secondo me questo potrebbe essere un modello praticabile anche in Italia, tuttavia siccome la societa' italiana non provvede sufficiente sanzione morale contro i trucchi sarebbe necessario che un parlamento illuminato (mi rendo conto che stiamo scivolando nella fantascienza) provveda alcune norme di supporto, per esempio richiedendo per legge che il percorso includa tre universita' diverse come istituzione (niente sedi decentrate) e come provincia, senza rimbalzi all'istituzione di partenza.