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Vorrei solo fosse falso (il contenuto della notizia)

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Nel complesso mi sembrano proposte di buon senso, pero' mi domando perche' non abbiano combinato praticamente nulla di quanto propongono ora, nei due anni in cui sono stati al potere. Parlano di aumentare il finanziamento all'universita': perche' non lo hanno fatto dal 2006 al 2008 nei due anni in cui hanno governato??? Il PIL cresceva, l'evasione fiscale era in corso di riduzione a zero, c'era il tesoretto: perche' non hanno portato il finanziamento all'universita' alla media OCSE??? Facile promettere ora che sono all'opposizione, ma perche' chi vota dovrebbe dimenticare quanto avvenuto due anni fa?

Riguardo reclutamento e promozioni vedo una serie di buone idee, comincia ad affiorare l'idea di dare autonomia di scelta agli Atenei e valutare i risultati e le proposte di ricerca.  Come detto, la quota meritocratica del finanziamento (20%) appare modesta, tuttavia credo che ora siamo al 2-4%.

Disapprovo in generale tutte le forme di idoneita' e valutazioni nazionali e internazionali che propongono, dove chi valuta non ha alcun incentivo a valutare appropriatamente. Certo all'estero sono piu' seri e a livello nazionale forse certe scelte locali scandalose sarebbero avversate, tuttavia sottolineo quando chi sceglie non patisce responsabilita' per le sue scelte risulta troppo facilmente influenzabile a scegliere male per fare favori ad amici e parenti: non perde nulla (in Italia non c'e' sanzione sociale apprezzabile) e guadagna il credito di un favore da restituire.  Secondo me, se si assume che la chiave di volta per reclutamento e promozioni sia responsabilita' delle scelte a fronte di finanziamenti proporzionali ai risultati, occorre poi elaborare norme draconiane per valutare le universita' e finanziarle ancora prima che inizino a reclutare autonomamente, magari approfittando per dare qualche legnata sui finanziamenti a quelle che hanno abusato il sistema vigente fino ad oggi.

Un commento specifico su questa frase, per finire:

E’ velleitario pensare di competere in Europa e nel mondo definanziando le università. Le università devono accettare di riformarsi profondamente ma devono essere messe in condizioni finanziarie almeno pari alla media degli altri Paesi europei, ad esempio portando in cinque anni la spesa pubblica per l’università alla media OCSE (2,8%).

Immagino che intendano 2.8% del PIL (dovrebbero scriverlo).  Non capisco pero' da dove prendano questa cifra. Nel rapporto OCSE "Education at a glance 2008" tabella B2.4 "Expenditure on educational institutions as a percentage of GDP, by source of funds and level of education (2005)" la media OECD risulta 1.1% pubblico piu' 0.4% privato per l'istruzione universitaria. Approfitto per dare le cifre della spesa italiana (in passati interventi ho menzionato il totale): 0.6% pubblico piu' 0.3% privato. Le spese sono: Francia 1.1/0.2, Germania 0.9/0.2, UK 0.9/0.4 e USA 1.0/1.9.

Lo Stato italiano spende meno di altri Stati comparabili per l'universita', in questo confronto. E' interessante notare che la spesa privata e' nettamente superiore a Francia e Germania, presumo per il miglior supporto che questi paesi danno agli studenti rispetto all'Italia.  Confrontando queste spese, visto che ormai nel 2005-2006 la percentuale dei giovani che si laureano e' comparabile, per esempio tra Francia e Italia, credo sia opportuno considerare anche che la Francia ha molti piu' giovani rispetto all'Italia, la natalita' e' circa 2 per donna in USA, UK, Francia, contro 1.2-1.3 in Italia e Germania ora, e mi pare che questi numeri siano simili da 20 anni ad oggi.  Correggendo per il numero di giovani nella popolazione, la spesa pubblica UK per istruzione universitaria e' del 7% inferiore a quella italiana, la spesa USA e' il 4% superiore, la spesa francese 15% superiore, la spesa tedesca 50% superiore, tutto come percentuale sul PIL. Da tutto questo personalmente trovo conferma che i problemi dell'universita' italiana non sono primariamente problemi di risorse.

Da tutto questo personalmente trovo conferma che i problemi
dell'universita' italiana non sono primariamente problemi di risorse.

Hai ragione. Anche Perotti e Co. arrivano a conclusioni simili (vedere la sezione 2.3)