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Vorrei solo fosse falso (il contenuto della notizia)

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Il punto e' che il laureato in lettere in un facolta' di medicina non va a curare la gente ne' ad insegnare come funziona il cuore. Da quel punto di vista era tutto legittimo e non meritevole di inutili sospetti.

La lettura della valutazione e' comunque interessante i presentano solo 3 candidati, dei quali uno con una sola pubblicazione nella rivista "il pediatra". La tipa invece ha 38 "pubblicazioni" (non ho capito bene quanto "scientifiche") piu' 2 monografie. Ci sono due posti... vittoria assicurata. Chiaramente la selezione dei candidati e' alla fonte possibilmente per i motivi che menzioni: sarebbe interessante sapere chi NON si e' presentato, ma questo non lo sapremo mai. Il sistema e' marcio fino all'osso, al punto da generare sospetti anche su chi vince legittimamente, persino in un'universita' privata. 

Re(3): Il nome

david 29/10/2008 - 10:27

Nelle numerose discussioni inerenti i concorsi universitari che si sono svolte su questo sito, che seguo con molto interesse, mi pare che nessuno abbia mai avuto il coraggio di raccontare le proprie esperienze come componente di commissione. Ebbene, io ho partecipato ad un concorso da ricercatore l'anno scorso, e sto partecipando ad un altro concorso da ricercatore in questi giorni. Non faccio finta di niente, è chiaro che esistono i candidati "privilegiati", ma devo anche dire che in entrambi i casi questi candidati erano migliori degli altri. Quindi non abbiamo dovuto fare scorrettezze nei confronti degli altri partecipanti. 

Per quanto riguarda la selezione, una cosa che forse non sempre viene ricordata è che le facoltà e i dipartimenti quando indicono un posto da ricercatore hanno in mente un certo profilo che serve per la ricerca e per la didattica, profilo che naturalmente corrisponde ad una persona che è stata formata e che lavora nel modo richiesto. Immagino che molti obietteranno che spesso i posti vengono messi a bando per sistemare qualcuno, ma questa non è la mia esperienza (nella mia disciplina e nel contesto in cui lavoro). In altri termini, spesso vengono formati dei ricercatori che dopo un percorso più o meno lungo vengono stabilizzati perchè sono pienamente integrati in quel contesto accademico. Aggiungo che, almeno nella mia disciplina, i giovani ricercatori, diciamo quelli con meno di 40 anni più o meno, sono sicuramente non inferiori come capacità agli omologhi europei e anglosassoni, ma sono penalizzati dalla lentezza delle carriere, dalla difficoltà di ottenere fondi di ricerca personali e dalla dipendenza dai più anziani. Ecco, i più anziani sono in moltissimi casi molto modesti e inesistenti dal punto di vista internazionale: aspettiamo con ansia la grande ondata di pensionamenti!

La selezione degli associati e degli ordinari è invece molto più politica e risponde ad una logica di spartizione tra le diverse componenti del settore che è abbastanza sganciata dalle capacità del candidato.

Una curiosità: ad Annozero ad un certo punto si vede un gruppo di studenti di Milano che interrompe una riunione di ordinari tutti delle stesso settore scientifico disciplinare: secondo voi, che cosa stavano facendo?

Per quanto riguarda la selezione, una cosa che forse non sempre viene ricordata è che le facoltà e i dipartimenti quando indicono un posto da ricercatore hanno in mente un certo profilo che serve per la ricerca e per la didattica, profilo che naturalmente corrisponde ad una persona che è stata formata e che lavora nel modo richiesto. Immagino che molti obietteranno che spesso i posti vengono messi a bando per sistemare qualcuno, ma questa non è la mia esperienza (nella mia disciplina e nel contesto in cui lavoro). In altri termini, spesso vengono formati dei ricercatori che dopo un percorso più o meno lungo vengono stabilizzati perchè sono pienamente integrati in quel contesto accademico.

Questo si chiama "inbreeding". I dipartimenti piu' prestigiosi lo evitano come la peste; oltretutto pare faccia male (l'unico riferimento che ho trovato in 2 minuti e' questo; sono sicuro che altri lettori potranno dare forza a queste mie argomentazioni). Sicuramente e' indice di scarso dinamismo. In ogni caso: non mi piace.

Non faccio finta di niente, è chiaro che esistono i candidati "privilegiati", ma devo anche dire che in entrambi i casi questi candidati erano migliori degli altri. Quindi non abbiamo dovuto fare scorrettezze nei confronti degli altri partecipanti. 

Aspetta, diciamola tutta. Diciamo che di solito sono i "migliori" di quel gruppettino perche' per un ipotetico concorrente non esiste nessun incentivo a candidarsi tanto le possibilita' di vittoria sono nulle ed e' solo una perdita di tempo. Ergo, chi si iscrive di solito e' uno che non ha niente da perdere (nemmeno il tempo). Oppure una "comparsa" a cui e' stato chiesto di far numero.

Se si iscrive uno con una storia migliore, poi, gli arriva mesi prima la telefonatina dall'amico comune che dice "senta, caro lei, vede. Il suo CV e' talmente buono che se lei mi si presenta al concorso le dobbiamo dare un voto all'orale talmente basso che poi ne va della sua carriera futura. Non le conviene, si ritiri". (e non parlo per ipotesi, of course).


>Per quanto riguarda la selezione, una cosa che forse non sempre viene ricordata è che le facoltà e i dipartimenti quando indicono un posto da ricercatore hanno in mente un certo profilo che serve per la ricerca e per la didattica, profilo che naturalmente corrisponde ad una persona che è stata formata e che lavora nel modo richiesto.

E perche' nel resto del mondo e' diverso? In america prendono il primo che passa per la strada? No. Hanno un bando, cercano un profilo piu' o meno preciso a seconda della posizione. Fanno uscire il bando, ricevono centinaia di domande per quella posizione da tutto il mondo e scelgono la migliore. Secondo te chi ha piu' possibilita' di trovare il candidato migliore? Quelli che scelgono tra 100 senza bias o quelli che scelgono tra 1? Tra l'altro, anche se quell'1 fosse bravissimo, l'inbreeding fa comunque male a lui e agli altri perche' in questo lavoro una grandissima parte del contributo di crescita personale deriva dal confronto con persone diverse, paesi diversi, tecniche diverse, mentalita' diverse. Quell'1 e' stato sotto l'ala del suo capetto per tutta la vita, tutto cio' che ha imparato lo ha imparato dal capetto. Che cavolo di stimolo intellettuale vuoi che porti al gruppo?

Il sistema italiano e' indifendibile e se c'e' una cosa che mi da in testa e' quando si prova a difenderlo per far pace con la coscienza.

Re(5): Il nome

david 29/10/2008 - 14:33

Io non faccio discorsi in generale, parlo solo per la mia disciplina, anzi per il settore scientifico disciplinare al quale appartengo e che credo di conoscere discretamente. Le cose che dici rispetto alle telefonatine non le commento, confermo però che le mie esperienze dirette da componente di commissione (e anche quelle di numerosissimi colleghi) mi insegnano che negli ultimi anni i candidati sono sempre degni e meritevoli. Sto parlando dei concorsi da ricercatore, sia chiaro.

Sono ormai almeno una quindicina d'anni che durante il dottorato e anche successivamente gran parte dei giovani va a trascorrere ripetutamente periodi più o meno lunghi all'estero, e questo ha sicuramente alzato il livello e la consapevolezza delle nuove generazioni aprendoli agli stimoli di cui tu dici. Ribadisco che questi senz'altro non sono inferiori ai loro coetanei europei o amerikani, diversamente dai docenti più anziani.

Credo di sapere anche quello che accade in diversi altri paesi, e cioè che le pratiche claniche esistono eccome (per esempio in Francia, in Germania, in Spagna). Probabilmente le università top negli USA e UK seguono logiche diverse, ma temo siano più l'eccezione che la regola. Chiaro che noi dovremmo imitare i migliori e non i peggiori, però bisogna anche fare i conti con il mondo reale.