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I valori di borsa di alcune società italiane

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Ho apprezzato molto il post perché
contraddice tutti gli atteggiamenti rimozionistici della realtà e
perché utilizza le informazioni del mercato per quello che sono.

Tuttavia nell'analisi che hai precisato
essere molto semplificata spiccano due “semplificazioni”:

  • I flussi di cassa futuri sarebbero
    approssimati dall'EBTDA

  • Andrebbero scontati utilizzando un
    costo del capitale il cui inverso si trasforma in un “multiplo”

Il primo numero non vale allo stesso
modo per tutte le aziende, e neanche il secondo (per Unicredit il
criterio viene sostituito con la valutazione delle doti sovraumane di
un manager congiunta ad un'originale applicazione del plusvalore
marxiano).

Visto che l'impostazione di fondo è
condivisibile ti chiedo:

  • ma perché ti piace così tanto
    l'EBTDA?

  • non hai pensato di sostituirlo con
    qualcosa di meglio?

Il "qualcosa di meglio" dovrebbero essere dei piani economico-finanziari, almeno a 2-3 anni, analizzati ed approvati da un CdA che se ne assume la responsabilità. Talvolta, o spesso, i rapporti con gli analisti sono invece affidati al giovane, brillante ed inesperto laureato responsabile dell'investor relations che pensa che la sua società sia in espansione continua, come l'Universo.  Allora è meglio un bel EBITDA a consuntivo.

Marx è una battuta, ma mi meraviglia quando una banca retail che ha la sua forza nel capitale umano, ha un utile netto quasi pari al costo del lavoro.

Speravo che fossi un po' più suscettibile, allora rincaro la dose.

L'EBTDA è un indicatore reddituale: se un'azienda non incassa i crediti ad esempio nell'EBTDA lo vediamo mooolto tempo dopo. Ora la mia riflessione è che in un momento in cui saltano per aria i patrimoni gli indicatori reddituali (inclusi i valori reddituali inseriti nei piani) rischino di lasciare il tempo che trovano.

Cosa pensi tu?