Titolo

Horror Economics (I)

5 commenti (espandi tutti)

D'accordo prima della scorsa estate lo spread coi bund tedeschi era di 19 punti e ieri ha raggiunto i 54,1. Sulle riforme l'ultimo rapporto OCSE ci promuove sulle liberalizzazioni e la lotta all'evasione fiscale e ci boccia sulla mancata detassazione dei salari, sull'assenza della contrattazione di secondo livello e sulla scarsa produttività. D'accordo, quindi, che in Italia le riforme procedono a rilento. Ma quello che io mi chiedevo è di quanto è aumentata la probabilità di uscire dall'euro per l'Italia dal 2006 nel quadro tracciato da Roubini. (PS Pur non avendolo scritto ritenevo e ritengo anch'io lo scenario di Roubini per l'Italia "altamente improbabile").       

Lo spread tra bond di paesi diversi può essere un indicatore di un inizio di divaricazione. Per ipotizzare una uscita dall'euro occorre pensare ad una crisi finanziaria generalizzata, che localmente pesa in maniera drasticamente differente in due paesi diversi.

Se, per ipotesi fantasiosa, le banche italiane fossero gravemente compromesse con i mutui subprime, se la BCE fosse costretta ad immettere liquidità per salvare dette banche, i tedeschi potrebbero legittimamente chiedersi perché devono pagare anche loro per le scelleratezze altrui.

Chiaramente l'uscita dall'euro sarebbe soprattutto una scelta politica. Ma per ragioni finanziarie. 

Lo spread tra BTP e Bund è anzitutto l'indicatore del diverso merito di credito di Italia e Germania; questo allargamento è causato da una maggiore percezione del rischio, piu' che dall'aumento del rischio paese relativo all'Italia - altrimenti non si spiegherebbe perché l'avanzo primario e lo spread si muovono nella stessa direzione.

Quanto all'ipotesi fantasiosa, non mi sembra comunque sufficiente a determinare un'uscita dell'Italia dall'Euro. Se applichiamo lo stesso ragionamento, noi italiani (o i francesi, gli spagnoli, ecc.) potremmo chiederci perché la BCE dovrebbe intervenire per salvare le banche tedesche compromesse coi mutui subprime (e al momento la situazione è proprio questa, IKB docet). Il caso limite dovrebbe essere un default della Repubblica Italiana, ma qui siamo nel reame dell'altamente improbabile...

Lo spread tra BTP e Bund è anzitutto l'indicatore del diverso merito di
credito di Italia e Germania; questo allargamento è causato da
una maggiore percezione del rischio, piu' che dall'aumento del rischio
paese relativo all'Italia - altrimenti non si spiegherebbe perché
l'avanzo primario e lo spread si muovono nella stessa direzione.

Esatto: non dimentichiamo quanto si e' allargato lo spread tra i tassi LIBOR di dollaro, sterlina ed euro e i loro corrispondenti tassi di sconto... E per certe banche poi e' pure peggio: ieri FT riportava che l'islandese Kaupthing, a cui Fitch peraltro assegna un piu' che rispettabile rating A/F1, sta raccogliendo soldi con piazzamento privato di obbligazioni non assicurate perche' che assicurarle con CDS le costerebbe circa il 7% (dallo 0.3% che era otto mesi fa)!

La verita' e' che gli investitori stanno tardivamente riconsiderando il rischio di insolvenza, forse ora valutandolo anche piu' del dovuto.

http://www.ft.com/cms/s/0/604ce6c6-e564-11dc-9334-0000779fd2ac.html (non trovo equivalente senza registrazione)

Lending to non-financial corporations increased at an annual rate of
14.6 per cent in January – the fastest since the launch of the euro in
1999, according to European Central Bank figures. In December, lending
had increased by 14.5 per cent.