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Economisti: che Style!

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Tale Sig. ra Madia Marianna tiene a comunicare come lei "cattolica praticante' (che deve essere un titolo come "praticante nello studio dell' Avv. Dr. Pr. Succhiobenelanellodelpontefice") si occupi della famiglia naturale (cosa e'?) in una acuta disanima, qui sotto riprodotta.

Naturalmente mi informa pure che lei ha il diritto, pena il "fallimento della politica", di decidere come io possa o debba morire.

Che dire? Purtroppo il ventre della madre di questa cricca clericofascista e' sempre pieno.

 

26 marzo 2008 L'intervista integrale alla capolista del Pd in Lazio<em> Il no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale di Marianna Madia<em> “L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”<em>

Marianna
Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime
elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni
come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica
italiana, parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la
sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice.
Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita
pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi
presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione
Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna
elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto
è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico,
economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della
donna, “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le
donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che
non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che
la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato
prima di tutto”, dice. Ma come creare questa nuova concezione
culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito
aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita
è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la
moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara,
anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso
quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo
necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra
l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento
anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono
cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi
non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza
personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di
demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento
terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso
che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi
casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o
dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come
presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere
“lo strumento che ci proietta verso il futuro”. La capolista laziale
del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al
capolinea, vanno ridefinite”. Bisogna capire quali strumenti possano
garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa
figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”.
In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo.
“Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una
famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al
precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale
famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e
della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella
costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va
rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere
pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla
legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una
donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La
politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali:
“Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per
ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà
tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a
intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una
famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue
Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una
donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto
per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo
serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di
strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero
“tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento
alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba
partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur
potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre
riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere
“l’individuo al centro”.

di Piero Vietti