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Economisti: che Style!

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Non concordo affatto. Naturalmente sono contrario agli ordini professionali, siano essi per avvocati o per economisti. Pero' noto che nessuno definirebbe "economista" la signorina in Amerika, ma nemmeno in Francia, ne' in Inghilterra. E quindi mi lamento del mio paese e considero questa evidenza della mancanza di rispetto per il merito. Il fatto che avvenga con gli economisti (e i filosofi, apprendo) frequentemente mi par dovuto al fatto che noi non abbiamo un ordine professionale. Se uno studente di legge si definisse magistrato sulla stampa, i giornali sarebbero inondati dalle lettere e i tribunali dalle denunce.

Come sempre, liberismo e' bello se vale per tutti, se tu sei l'unico p... che fa l'anima bella.... 

se uno studente di legge si dichiara "magistrato" dice il falso. e in base al contesto in cui lo ha dichiarato, potrebbe essere perfino condonnato.

non è grave, invece, che uno studente di economia si definisca economista. è il bello della professione di economista. non ci sono tanti (troppi) aspetti burocratici esterni. molti possono esserlo. ma poi c'è differenza tra l'economista Bisin e l'economista Madia. diciamo che gli economisti rappresentano un gruppo sociale più meritocratico dei magistrati e degli avvocati. mi piacerebbe che restasse così.

sulla candidatura Madia provo invece lo sdegno più assoluto. sentire VW che si vanta della sua scelta innovativa di una giovane sconosciuta economista scelta per merito mi fa venire il voltastomaco. VW ha scelto chi pareva a lui. si dice: ha tutto il diritto di scegliere una persona per sostenere la propria linea politica. peccato che quella linea politica non si è confrontata con niente. era del tipo: prendere o lasciare. e lo era perché indipendentemente da Letta e Bindi, anche quelle che hanno incoronato VW erano primarie "a la Putin"!

smetterò di essere disgustato solo il giorno in cui la linea politica di VW vincerà in un contesto davvero aperto e concorrenziale.

Consiglio una buona scorta di pillole anti-disgusto allora ...

Concordo con il disgusto. Mi faro' mandare le "happy pills" da Michele. Pero' sulla questione della auto-definizione, dire che

se uno studente di legge si dichiara "magistrato" dice il falso. e in
base al contesto in cui lo ha dichiarato, potrebbe essere perfino
condonnato.

e' vero perche' la professione di magistrato (come quella di avvocato, di notaio, di medico, etc) e' regolamentata per legge.

Ribadisco, Madia dicendosi economista fa la stessa cosa di uno studente di legge che si dice magistrato. Uno dei due casi e' regolamentato per legge, l'altro no. Nessuno dei due dovrebbe esserlo (beh, magari per il magistrato, si; diciamo avvocato che e' un esempio migliore). Entrambi i casi dovrebbero essere coperti di risate dalla stampa e dal pubblico. Se non succede, nel caso di Madia, e' perche' le professioni non codificate per legge sono ipso facto considerate non professioni. Per questo, sostengo: o tutte o nessuna. E naturalmente sto con "nessuna" (o quasi, in alcuni casi una certificazione puo' essere utile, ma la discussione ci porterebbe lontano, e non e' questo il caso degli avvocati ne' degli economisti).

A me darebbe fastidio vivere in un paese in cui la mia professione e' irrilevante perche' e' una delle poche in cui vige l'auto-definizione.

Poi ci sarebbe da entrare ancora piu' nel profondo della cultura del paese. Perche' che io sappia nemmeno i calciatori hanno un ordine, ma io che gioco (dovrei giocare) la domenica sera con gli amici, non potrei definirmi tale in Italia senza generare ilarita' generale. Magari un'altra volta provo a pensarci sul serio su queste cose.

Il tuo ultimo esempio è calzante. Se tu fossi al bar e ti chidessero: scusa che fai nella vita, e tu risponseddi calciatore, beh la domanda susseguente sarebbe naturale: e in che squadra giochi? Se ai più risultasse sconosciuta (tipo Casorezzo così faccio un pò di pubblicità al paesino che vide i miei natali) allora è naturale pure aspettarsi una domanda del tipo: in c* di serie gioca?

Fuor di metafora, applicatela al "caso" Madia, (che a quanto capisco è pure panchinara fissa) e tirate un pò voi i conti, io sinceramente non mi sento sminuito (sempre metaforicamente) se una squadra di brocchi non vince la Champions da molto tempo :) (e qui rischio il linciaggio)

 

non mi convince molto questo argomento. quanto da me sostenuto non implica la tua conclusione:

A me darebbe fastidio vivere in un paese in cui la mia professione e' irrilevante perche' e' una delle poche in cui vige l'auto-definizione.

secondo me gli economisti bravi non sono inascoltati in Italia perché non costituiscono un ordine definibile. ma solo perché quelli bravi dicono cose scomode. quelli meno bravi, invece, magari finiscono in Parlamento.

Entrambi i casi dovrebbero essere coperti di risate dalla stampa e dal pubblico. Se non succede, nel caso di Madia, e' perche' le professioni non codificate per legge sono ipso facto considerate non professioni

again: qual'è il vantaggio di essere considerati una "professione"? per me se uno è bravo è bravo. se uno va a Ballarò e argomenta le sue tesi come fate tu e Michele nei vostri post, io lo considero bravo anche se non è nemmeno laureato. che mi frega? i titoli contano relativamente. altrimenti c'è il rischio che i titoli divengano uno strumento di conservazione sociale come lo erano quelli nobiliari.

ripeto, sono abbastanza contento che la categoria degli economisti sia una delle poche in cui si usa distinguere tra economisti di prestigio e non di prestigio. in altre basta essere un avvocato, un professore universitario, un notaio, etcetera... mi piace questo flavor di meritocrazia: è vero, meritocrazia non riconosciuta istituzionalmente. ma non perché manca la casta: solo perché scomoda.

Secondo impegno: «Ritrovare il tempo delle idee e dell’amore, di
ascoltare gli altri e noi stessi». Un «elogio della lentezza» perché,
dice Madia, «solo nella lentezza escono le idee vincenti»

 

La citazione e' della sovramenzionata M. Madia. Come ella stessa dice manca di idee, deve pensarci e ci deve pensare lentamente. Quindi non infierite. Ci sta pensando.

Tale Sig. ra Madia Marianna tiene a comunicare come lei "cattolica praticante' (che deve essere un titolo come "praticante nello studio dell' Avv. Dr. Pr. Succhiobenelanellodelpontefice") si occupi della famiglia naturale (cosa e'?) in una acuta disanima, qui sotto riprodotta.

Naturalmente mi informa pure che lei ha il diritto, pena il "fallimento della politica", di decidere come io possa o debba morire.

Che dire? Purtroppo il ventre della madre di questa cricca clericofascista e' sempre pieno.

 

26 marzo 2008 L'intervista integrale alla capolista del Pd in Lazio<em> Il no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale di Marianna Madia<em> “L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”<em>

Marianna
Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime
elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni
come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica
italiana, parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la
sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice.
Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita
pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi
presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione
Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna
elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto
è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico,
economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della
donna, “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le
donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che
non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che
la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato
prima di tutto”, dice. Ma come creare questa nuova concezione
culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito
aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita
è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la
moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara,
anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso
quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo
necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra
l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento
anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono
cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi
non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza
personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di
demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento
terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso
che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi
casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o
dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come
presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere
“lo strumento che ci proietta verso il futuro”. La capolista laziale
del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al
capolinea, vanno ridefinite”. Bisogna capire quali strumenti possano
garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa
figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”.
In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo.
“Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una
famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al
precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale
famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e
della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella
costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va
rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere
pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla
legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una
donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La
politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali:
“Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per
ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà
tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a
intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una
famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue
Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una
donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto
per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo
serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di
strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero
“tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento
alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba
partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur
potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre
riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere
“l’individuo al centro”.

di Piero Vietti