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Economisti: che Style!

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Talmente trendy che mettono capolista una laureata in scienze politiche, spacciandola per "giovane economista"...

www.theye.it

Della dott.ssa Madia abbiamo già abbondantemente parlato in altri post. In effetti lei sta facendo un PhD in Economia. Ma il punto resta. Spesso si vedono in televisione improbabili personaggi definiti come "economisti". Mi ricordo che alcuni anni fa Gianni Mura su Repubblica si lamentava del fatto che ormai tutti si autodefinissero giornalisti. E diceva: "Avanti, c'è posto per tutti. Ma almeno non spingete". Credo che gli economisti possano fare propria l'esortazione di Gianni Mura.

No, effettivamente non è un problema di titolo. La mia voleva essere una provocazione.

Molti professori ed economisti di rispetto hanno avuto curriculum universitari diversi, per poi passare all'economia, molto meglio di chi l'ha studiata in un corso universitario di 4 anni in cui si fa tutto e niente.

Il problema è di scelta, si parla di meritocrazia, ma qui mi pare si continua con la cooptazione.


Vedete questi ragazzi che bella iniziativa (una lettera-blog) hanno fatto in merito: http://youth4pd.ilcannocchiale.it/

 

 

In un mondo perfetto, sottoscriverei in pieno il documento che proponi. L'idea di fondo è condivisibile; inoltre, capisco bene quanto possa essere importante il ricevere stimoli e gratificazioni "serie" quando ci si impegna in un progetto politico "di base".

Nel nostro mondo, ben lontano da soluzioni di first best, il tutto mi sembra assai più problematico.

In sunto, e credo di averlo già scritto, nell'Italia di oggi vedo POCHISSIMI mezzi di selezione che possano sostituirsi ad una trasparente cooptazione, col corollario della responsabilità personale e politica delle proprie scelte (anche questo un ideale a cui tendere, per ora). Non ci si può fidare dell'industria, non ci si può fidare dell'accademia. Men che meno ci si può fidare di iniziative di "lotta ed organizzazione del consenso", i cui risultati sono spesso a dir poco assai opachi e non misurabili, e che molto raramente raggiungono dimensioni rilevanti, proiettandosi così sulla scena nazionale (parlo di cose un po' più concrete di qualche pagina di blog e 2 titoli di giornale). Se questo deve essere, secondo te, il modo per scegliere i PARLAMENTARI ITALIANI siamo freschi.

Insomma:

1) le elezioni NON sono e NON debbono essere un concorso per titoli ed esami, né l'occasione per distribuire contentini.

2) l'unico mezzo serio di selezione della classe politica passa per la formazione di strutture di partito solide e trasparenti e con buone antenne nella società, nei comuni. Questo permetterebbe anche di cooptare (sì, cooptare) i promotori di iniziative valide, per metterli alla prova nelle prime tappe del cursus honorum politico. Chiedere di più è correr troppo...