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L'evidenza empirica sul salario orario minimo

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Mi inserisco nel dibattito propenendovi questo OECD working paper di Bassanini-Duval usato come base di lavoro per il re-assesment della job strategy proposta ai member countries nel 2006. Oltre ad analizzare il ruolo di diverse istituzioni (employment protection legislation, tax wedge, unemployment benefits, corporatism) e all'interazione fra di esse sul tasso di disoccupazione (macro panel data per tutti i paesi membri), si occupa anche di minimum wages. Lo cito perché nella review non mi è parso di vedere alcun lavoro cross-country, mentre questo lo è. Ebbene secondo loro il minimum wage non ha alcun effetto significativo sul tasso di disoccupazione, ma risulta invece altamente deleterio in interazione con un alto tax wedge sui salari (guarda un pò proprio il caso dell'Italia). Precauzioni: usano come definizione di mimimum wage lo statutory minimum wages (fissati per legge) mentre è ben noto che in molti paesi OCSE i minimum effettivi sono fissati tramite collective bargaining. Anche questo aspetto (non citato da Tito Boeri) gioca a sfavore di salari minimi fissati per legge: e se poi risultassero di fatto non binding perché inferiori a quelli contrattati fra sindacati? Più ancora: fissare un mimino uguale across occupations? O diverso per ogni occupation (con costi informativi e probelmi connessi)? Insomma dove la si rigiri mi pare che la proposta abbia più contro che pro.