Titolo

L'evidenza empirica sul salario orario minimo

2 commenti (espandi tutti)

Io sono molto dubbioso su una proposta simile ma vorrei capire meglio i dettagli prima di dire alcunché. La mia preoccupazione principale è che non mi pare così semplice separare le componenti di reddito che derivano da "guadagni di produttività". Se stiamo parlando di qualunque aumento dei redditi, sia da lavoro sia da capitale, allora la proposta è equivalente a una tax schedule regressiva e contingente ai redditi passati. Per intenderci, prendiamo due lavoratori, uno che guadagna 100 nel 2008 e uno che guadagna 80. Ipotizziamo zero inflazione, quindi tutti gli aumenti sono in termini reali e dovuti, presumibilmente, a guadagni di produttività. Supponiamo che il salario aumenti del 10% ciascuno nel 2009, così i due lavoratori guadagnano 110 e 88 rispettivamente. Se la proposta dice di non tassare i guadagni di produttività del 2009 allora il primo lavoratore paga le tasse normalmente fino a 100 e zero sul reddito tra 100 e 110, mentre il secondo paga le tasse fino a 80 e zero tra 80 e 88. Quindi , se ho interpretato correttamente la proposta, si ottiene tassazione regressiva e differenziata a seconda del salario storico. Non sono sicuro che una cosa del genere (la differenziazione della tax schedule ad personam) sia costituzionale. Abbassare le aliquote marginali sui redditi alti può essere magari una buona idea, non lo so, ma allora è meglio chiamare le cose con il proprio nome, evitando fancy names come "detassazione dei guadagni di produttività".

Ci sono anche altre difficoltà di carattere pratico. Cosa mi succede se nel 2008 cambio lavoro e ottengo un salario più alto? Se detassiamo l'incremento allora rischiamo di favorire mobilità inefficiente, se non lo detassiamo allora rischiamo di bloccare mobilità efficiente. Cosa succede se gli "incrementi di produttività" sono dovuti esclusivamente a cambiamenti esogeni dei prezzi relativi? In tal caso non forniamo alcun incentivo al miglioramento dell'efficienza.

Insomma, a me pare che la proposta sia complicata assai da attuare praticamente e gli effetti dubbi. Aspetto però di conoscere i dettagli, può essere che abbia capito male. Ma cosa ci sarebbe di male a ridurre semplicemente le aliquote dell'imposta sul reddito per tutti quanti?  Abbiamo veramente bisogno di altri schemi arzigogolati e barocchi?

Sandro, grazie del tuo commento dettagliato. Tra l'altro e' interessante che la tua frase conclusiva mi sembra che combaci con il post che Luigi ha appena scritto con Tito Boeri e che e' anche appena apparso sul sito de iMille (ammetto...faccio un po' di pubblicita' nella speranza che tu e gli altri di NfA facciate qualche commento al post sul nostro sito...). Luigi e Tito Boeri lanciano l'idea di un "patto" sociale pluriennale i) con crescita della spesa pubblica ancorata rigidamente all'inflazione ii) restituzione dell'extragettito fiscale derivante dalla crescita reale sotto forma di minori imposte per i contribuenti. Mi sembrano un patto con linee guida molto chiare e trasparenti che va nella direzione di semplicita' che anche tu sostieni