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L'evidenza empirica sul salario orario minimo

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Non capisco dove tutto questo si applica al caso Italiano. In Italia i lavoratori che hanno un contratto nazionale il salario minimo ce l'hanno gia', cosi' come hanno la "protezione" sindacale dei loro diritti. Quindi stan bene cosi'. C'e' poi una categoria che e' quella dei cosiddetti precari che non ha ne' l'uno ne' l'altra e si trova effettivamente in condizioni di contrattazione singola sfavorevole. Un cocopro, ad esempio, e' pagato a progetto in teoria ma lavore ad ore in pratica; probabilmente sulla carta il loro salario orario e' anche buono e non ha certo bisogno di ritocchi. 

Ho sentito di tanti amici che son finiti a fare contratti a progetto: la legge prevede che tu non possa assumere la stessa persona con due o piu' contratti precari di fila. In teoria dovrebbe essere un incentivo a usare il cococo come contratto di prova per poi passare a qualcosa di piu' conveniente. Di fatto quello che succede e' che tutti vengono costretti a lavorare in nero (e spesso non pagati) per un mese dopo la fine del contratto; in questo modo passati i 30 giorni minimi possono essere riassunti cococo e tutto ricomincia. E cosi' nei secoli dei secoli.

Io la vedo cosi': in Italia e' difficile premiare o licenziare un
lavoratore dipendendente perche' il lavoratore ha troppe cautele che
immobilizzano la sua posizione; alla lunga questa diventa una
situazione sfavorevole per il datore di lavoro. Per ovviare a questa
situazione arriva la legge biagi che non tocca il rapporto gia'
esistente ma ne introduce un altro che sbilanciato dall'altra
parte. Cosi' ora abbiamo una categoria di gente che vaga in un limbo
che non ha ne' protezione sindacale ne' salario minimo orario. 

E diciamoci la verita': se ci sono tanti lavori da call center la colpa non e' della legge biagi ma del fatto che l'economia quello offe. Tanto che sarebbe anche opportuno che qualcuno spiegasse ai giovani che se quello che piu' sta loro a cuore e' la stabilita' allora anche a parita' di contratto e' piu' conveniente per un ragazzo prendere un posto da operaio che non al call center perche' le necessita di un personale di call center sono molto piu' volatili.

Siamo d'accordo - infatti qui abbiamo parlato di quello che si potrebbe fare in Italia per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro.

Lo scopo della mia rassegna era molto piu' modesto, ovvero commentare sullo stato della ricerca empirica a proposito di salari minimi. Dire che il salario minimo non ha effetti avversi mi sembra francamente troppo ottimista.

Fra l'altro, un recente lavoro di Neumark e Nizalova, riportato qui (cercate il Discussion Paper no. 1428), suggerisce che gli effetti avversi del salario minimo persistano anche nel lungo periodo: in altre parole, essere esposti, da giovani, ad un salario minimo relativamente alto non solo riduce ore lavorate e occupazione al momento, ma induce una riduzione dei guadagni da lavoro anche successivamente, nell'arco della propria esperienza lavorativa. L'ipotesi avanzata da Neumark e Nizalova e' che gli effetti immediati si traducono in una minore accumulazione di esperienza lavorativa e di abilita' specifiche per il mercato del lavoro.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro segmentato in Italia, direi che la situazione dei precari e' la piu' vicina a quella dei giovani cui si rifersice la maggior parte degli studi citati qui sopra.