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L'evidenza empirica sul salario orario minimo

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Riassumendo, direi che l'evidenza empirica tende a confermare l'idea che l'imposizione di un salario minimo in Italia avrebbe probabilmente effetti avversi su occupazione e ore lavorate. Soprattutto per quelle fasce di lavoratori - giovani, donne, lavoratori con bassi livelli educativi - che si vorrebbero maggiormente aiutare. Davvero non una buona idea.

Non capisco come le argomentazioni portate nell'articolo ti facciano arrivare ad una conclusione così netta. Mi pare che il quadro che disegni sia più complesso. Se ho ben capito, quasi tutti gli studi empirici che citi sono su dati USA. Queste analisi porterebbero alla conclusione che il salario minimo attuale negli USA è troppo alto (con qualche se e qualche ma, vedi i lavori di Krueger e Card). La stessa conclusione si ottiene guardando al paper teorico di Flinn. Bene. A questo punto però ho un paio di domande:

1) Questo cosa c'entra con l'Italia? Qualcuno ha considerato le caratteristiche specifiche del nostro Paese? Ad esempio che il nostro mercato del lavoro è spaccato in 2, e che quindi gli effetti del salario minimo sulle "categorie deboli" potrebbero essere molto diversi? Qualcuno ha effettuato studi empirici o simulazioni basate sui nostri (bassi) livelli salariali?

2) Non mi pare che nel tuo articolo ci siano forti argomentazioni contrarie all'inserimento di un salario minimo per se. Gli elementi più forti (e cmq, mi sembra, non conclusivi) sono contro l'aumento dello stesso negli USA (e, in un caso, in UK).

Dico idiozie?  ;)

Nessuna idiozia. Fammi rispondere innanzitutto fornendo qualche ulteriore risultato basato su dati europei:

- Un lavoro di John Abowd e coautori, citato da David Neumark, confronta l'esperienza di Francia e Stati Uniti negli anni ottanta: il confronto e' interessante perche' in Francia il salario minimo reale e' aumentato nel priodo in considerazione, mentre negli Stati Uniti e' diminuito. Abowd e compagnia trovano forti effetti di disoccupazione derivanti dal salario minimo in entrambi i paesi, proprio per i lavoratori colpiti dal salario minimo. Purtroppo non ho ancora l'articolo di Abowd sotto mano, ma appena lo trovo aggiungero' i dettagli.

- Aggiungo qualche dettaglio sui risultati del lavoro di van der Berg e Ridder, che usano dati longitudinali olandesi dal 1985 al 1990. Nelle loro simulazioni sull'effetto del salario minimo, trovano che un aumento del 25% del salario minimo rende il 16% dei lavoratori permanentemente disoccupati, in quanto rende quei segmenti di imprese non-profittevoli. La maggior parte degli individui colpiti sono lavoratori giovani, fra i 22 e i 30 anni. Inoltre, questo studio trova che il potere di monopsonio delle imprese e' debole, specialmente per quelle maggiormente colpite dal salario minimo.

E' vero, non ho trovato studi che usano dati italiani. E sicuramente gli effetti specifici dipenderebbero dal livello del salario minimo stesso e da altri dettagli. La mia congettura sui probabili effetti di un salario minimo in Italia si basa sull'evidenza empirica riportata qui sopra, basata sull'esperienza francese e olandese. Inoltre, i lavori di Flinn e di van der Berg e Ridder esplicitano un possibile effetto di equilibrio generale sul comportamento delle imprese, che possono ridurre le vacancies da loro annunciate o addirittura essere costrette ad uscire dal mercato. In Italia, poi, ritengo probabile che l'introduzione di un salario minimo possa indurre, al margine, la fuoriuscita di un certo numero di imprese nel sommerso. Di nuovo, l'entita' di quest'effetto dovrebbe essere quantificata usando dati italiani.