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Il liberismo non è di sinistra.

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Considero troppo impegnativo per me e anche poco proficuo argomentare se il liberismo sia di sinistra o di destra, specialmente se poi l'applicazione del ragionamento deve essere l'Italia di oggi, dove sia destra che sinistra sono qualcosa di estremamente confuso, composito e diviso.

Suppongo che il saggio di Alesina e Giavazzi sia destinato al "mercato" italiano e debba essere inteso come una raccomandazione alla sinistra italiana di attuare politiche liberiste, dopo che la destra si e' auto-squalificata in questo ambito nella recente esperienza di governo. Da questo punto di vista il loro lavoro mi sembra meritorio.

Purtroppo pero' mi sembrano minime le speranze che in Italia vengano attuate coscientemente politiche liberiste, perche' semplicemente non esistono, o sono ultra-minoritari gli elettori con idee liberiste, non solo i partiti libersiti, come la storia d'Italia lo conferma ampiamente

Premetto che a mio personale parere vi puo' essere interesse e consenso per una politica liberista solo da parte di elettori che

1) siano compiutamente alfabetizzati

2) siano e siano coscienti di essere economicamente produttivi e competitivi nel confronto internazionale

Probabilmente nemmeno queste due condizioni sono sufficienti, ed e' necessaria una terza condizione:

3) siano vincenti e coscienti di esserlo sul piano economico nel contesto internazionale

Secondo me quando si verificano le condizioni sopra c'e' interesse al liberismo, mentre il liberismo non e' un opzione connaturata ad elettori non compiutamente alfabetizzati e istruiti e/o non coscienti di poter competere bene col resto del mondo.

Nella storia dello Stato italiano nessuna delle tre condizioni e' realizzata. O meglio si puo' concedere che in Italia le persone piu' potenzialmente vicine al liberismo secondo il mio schema sono imprenditori e dipendenti qualificati delle piccole e medie imprese private competitive del centro-nord, che pero', forse anche perche' immersi nella palude catto-fascio-comunista italiana non sono compiutamente alfabetizzati e coscienti.

Non essendoci convinzioni liberiste diffuse negli elettori, a parte forse un 2-4% del voto ad essere generosi, mi sembra improponibile in partenza sperare che vengano attuate in Italia politiche liberiste in base ad un disegno coerente, compiuto e condiviso.

Forse Alesina e Giavazzi sperano che un governo pur ideologicamente distante anni-luce dal liberismo adotti mozziconi di provvedimenti liberisti, imperfetti, incompiuti, parziali e soprattutto senza un disegno complessivo coerente al puro scopo di produrre effetti positivi per gli elettori che poi si traducano in consenso elettorale. Questo mi sembra un obiettivo concreto e plausibile. Tuttavia e' sbagliato limitare l'appello alla sinistra, secondo me sia la destra che la sinistra al potere sono potenzialmente in grado di adottare provvedimenti liberisti se ritengono che questo possa avvantaggiarle elettoralmente, anche se sia destra che sinistra adotteranno politiche del genere solo come ultima risorsa, perche' non coerenti coi loro riferimenti ideologici. Perche' qualcosa si muova e' necessario che:

1) la maggioranza al governo veda il proprio consenso polverizzato, e vi sia la realistica prospettiva che la parte politica avversa vinca le prossime elezioni

2) i provvedimenti liberisti appaiano piu' efficaci e meno costosi di altri

Come ho gia' scritto in un precedente messaggio, l'Italia e' amministrata cosi' male che qualunque maggioranza al governo vedra' il proprio consenso sgretolarsi non appena sara' percepita come responsabile del funzionamento dello Stato. Questo e' accaduto immediatamente per la maggioranza di sinistra ora al governo, che ha vinto le elezioni per un soffio, mentre e' accaduto sfortunatamente solo dopo anni con la maggioranza di destra uscita dalle trionfali elezioni del 2001. Al momento, la sinistra vede il proprio consenso a terra, e le possibilita' che una coalizione di destra vinca le prossime elezioni sono elevate.

Valendo la prima condizione, il saggio di Alesina e Giavazzi potrebbe essere utile a soddisfare la seconda condizione: speriamo. Dopotutto provvedimenti come quelli di Bersani, pur con tutti i loro limiti, sono meglio di nulla. Scommetto che un sondaggio rivelerebbe che hanno perfino spostato qualche voto. E sono personalmente convinto che provvedimenti liberisti possono essere articolati in maniera da produrre risultati che dovrebbero appartenere alla visione politica di una sinistra moderna come maggiore parita' di opportunita', maggiore riconoscimento del merito personale rispetto alle rendite ereditarie di posizione, riduzione di extra-profitti dovuti a rendite monopoliste e cosi' via.