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Il liberismo non è di sinistra.

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Anch'io vorrei intervenire con una puntualizzazione su un aspetto credo controverso ma poco sottolineato nei commenti visti sinora: la seguente definizione data da michele:

se credi che il primo teorema del benessere sia una buona approssimazione alla realtà, usabile sul piano pratico e nel disegno di politiche economiche, sei di destra; se credi l'opposto sei di sinistra.

La definizione non mi e' piaciuta per due motivi. Primo perche' una buona parte dei nostri fedeli lettori non ha la piu' pallida idea di cosa sia il primo teorema del benessere. Cerco di chiarire con un grafico, che mi serve poi a spiegare il motivo piu' sostanziale per cui questa definizione non mi aggrada. Spero di non annoiare troppo chi queste cose le sa gia'.

first welfare theorem

Il grafico presuppone che al mondo ci siano 2 sole persone (il ragionamento e' facilmente estendibile a 2 miliardi, ma i grafici li so fare solo in 2 dimensioni nonostante il mio diploma di geometra). Gli assi rappresentano il benessere dei nostri due individui e la parte gialla rappresenta tutte le combinazioni di benessere tecnicamente e fisicamente raggiungibili in natura. I due possono morire di fame, ed in questo caso il loro benessere verrebbe rappresentato dall'origine degli assi. Oppure potrebbero stare entrambi benone, come nel punto R.

Il primo teorema del benessere dice che, a certe condizioni sulle quali non vale la pena soffermarsi, mercati concorrenziali conducono a risultati che stanno sulla frontiera dell'area gialla (la curva rossa su cui stanno i punti P ed R). Non ci dice dove si arriva, ma dice che con certezza non sara' possibile migliorare il benessere di qualcuno senza peggiorare quello di qualcun altro (la definizione di "ottimo paretiano", che definisce tutti i punti sulla curva rossa).

Ebbene Michele vorrebbe raccontarci che credere in questo corrisponde ad essere di destra. Michele non e' nuovo a definizioni eterodosse e temo che il suo disaccordo con le tesi di A&G stia tutto qui. Temo che A&G pensino ad una definizione diversa, per esempio la seguente: e' di sinistra chi preferisce il punto R al punto P, di destra chi e' indifferente, purche' siano uguali le condizioni di partenza che hanno condotto gli individui ad arrivare all'esito, qualunque esso sia. La definizione di destra che propongo non e' tanto diversa da quella di Michele (specialmente considerate le puntualizzazioni contenute nel resto dell'articolo). Quella di sinistra si'. Azzardo un'ulteriore precisazione: e' di sinistra preferire istituzioni che generano risultati che massimizzino l'esito di chi sta peggio (il concetto Rawlsiano di giustizia). Cioe' istituzioni che permettono di avvicinarsi piu' al punto R che al punto P.

Non capisco come credere in questo significhi non credere nei teoremi del benessere. Uno puo' credere nel teorema ed ugualmente preferire il punto R al punto P. C'e' un punto di contatto con la definizione di Michele, credo, ma sta in una parte non esplicita della sua definizione: chi e' di sinistra crede anche che debba essere l'intervento del governo a ricondurre l'esito ad una situazione preferibile. E questo puo' valere anche per chi usa la mia definizione e pensa che debba essere il governo a sollecitare il passaggio da P a R (e che possa farlo).

Ma passiamo ad A&G e alle liberalizzazioni. A&G, io credo, pensano ad una definizione simile alla mia. Pensano che l'Italia si trovi nel punto AG (la posizione precisa non e' importante, importa solo quella relativa con gli altri punti). E questo non perche' non credano nei teoremi del benessere, ma perche' in Italia le condizioni sulle quali il teorema si basa (la concorrenzialita' dei mercati, per esempio), non sono verificate. Berlusconi vorrebbe tanto spingere il paese verso B; i rifondaroli e i sindacati vorrebbero spingerci alla destra di AG, ma propongono politiche che ci mandano verso K (e cioe, come abbiamo spiegato piu' volte in questo sito, danneggiano non solo le elites, ma anche i lavoratori, vuoi per ignoranza, vuoi perche' il "cipputi" del mio grafico e' un coacervo di tipi diversi dei quali i protetti dei sindacati sono una sparuta minoranza, e facendo una media nel complesso ci rimettono).

Ebbene, a cosa servono le liberalizzazioni? A muoverci da AG verso la frontiera togliendo le barriere che impediscono al teorema di verificarsi. Si rischia di finire sul punto P, certo, ma c'e' un sacco di spazio alla sua destra che permette esiti preferiti dalla "sinistra", secondo la definizione da me data. Io credo che una seria discussione del libro si possa fare cercando di discutere se liberalizzazioni esistano che spingano il paese verso un punto a Nord-Est di AG, o se questo sia inevitabilmente impossibile. Se fosse cosi' allora si', le liberalizzazioni sono di sinistra.

Lascerei stare Rawls. Delle due l'una:

1) Se lo prendi seriamente, il max_{C}[ min_{i} U(C^i)] di Rawls implica che la sinistra diventa il partito dei punkabestia ...

2) Se non lo prendi seriamente, allora Rawls diventa max_{Club} [Med{i}U(Club^i)] e la sinistra diventa il partito del Club Med ... 

In medium stat virtus: questa sinistra sembra una combinazione convessa di 1) e 2), ora che ci penso!

 

a proposito di rawls e del maximin.


Arrow ha dimostrato che il maximin e' equivalente alla massimizzazione di una funzione di utilita' piu' "tradizionale" con un coefficiente di avversione al rischio che tende ad infinito.


ora con buona pace dei rawlsiani e nonostante l'equity premium puzzle sfido chiunque ad argomentare che le persone siano infinitamente avverse al rischio.


for further reference:
Kenneth J. Arrow "Some Ordinalist-Utilitarian Notes on Rawls's Theory of Justice", 1973, J of Philosophy

andrea, scusa ma anche tralasciando rawls: il discorso di A&G, se lo interpreto come lo interpreti tu, non regge. Dici che la sostanza e' tra punto R e punto P. Posso darti ragione. Ma non e' che uno di destra dica che e' indifferente tra R e P. Lui dice semplicemente che se l'economia si dirige verso P e tu tenti di spostarla verso R, allora R magicamente diventa non-feasible. Perche' questo? Secondo Teorema del Benessere: ridistribuendo gli endowments IN MODO NONDISTORSIVO,  e poi lasciando agire i mercati, ottengo un qualsiasi punto sulla curva rossa.

Il trick e' IN MODO NON DISTORSIVO: qualsiasi meccanismo a cui puoi pensare e' distorsivo. Ridistribuire gli endowments in modo non distorsivo e' una cosa impossibile in realta', perche' nella realta' esiste una cosa che si chiama tempo, e il tempo cambia tutto nel tuo ragionamento, perche' fa cambiare gli endowments endogenamente. Ipotizzando che abbia costo amministrativo uguale a zero, un metodo redistributivo (i.e., tasse e trasferimenti) e' non distorsivo se colpisce solo basi imponibili fisse per sempre. Ti sfido a trovarne una, in un mondo dinamico. 

Mi correggo, si' certamente, una posizione di "sinistra" preferisce un punto a sud-ovest di R al punto P. In altre parole, le curve di indifferenza della destra sono piu' piatte di quelle della sinistra. Ma questo non cambia il discorso di A&G. Mi pare che loro dicano che siamo sul punto AG e che liberismo significa spostarsi a nord-est di esso, hence in una posizione preferita dalla sinistra ad AG.

Che poi ci si possa spostare non-distorsivamente da R a P e' un altro paio di maniche come hai giustamente sottolineato. Che ci possa essere un trade-off fra efficienza ed equita' quando siamo vicini alla frontiera e' probabile. Ma mi pare il punto sia che siamo cosi' lontani da essa che efficienza ed equita' non siano necessariamente sostituti. Che sia questo l'assunto di A&G non lo so, il libro non l'ho letto. Magari Giavazzi ci legge e puo' rispondere?

 

Sembro tanto imbecille a inserirmi in una discussione vecchia di 3 anni? Però quando Pareto chiama...

Mi pare che loro dicano che siamo sul punto AG e che liberismo significa spostarsi a nord-est di esso, hence in una posizione preferita dalla sinistra ad AG.

Il guaio è che non mi sembra sia proprio così. Se politiche liberiste comportassero un miglioramento paretiano, rispetto all'utilità degli individui (che votano) oggi, non avremmo bisogno di A&G. E nemmeno di MB: saremmo tutti d'accordo! Come giustamente indicato da MB, invece, un sacco di gente ci perderebbe. Molti non solo nel breve periodo.

Il miglioramento paretiano sarebbe possibile se i contemporanei scontassero diversamente il benessere dei loro figli, nipoti etc. Ma se non lo fanno, Pareto è nel sacco, mi pare! A meno di non imporre gusti che, evidententemente, non hanno.