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Il liberismo non è di sinistra.

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Sinistra

Pannunzio 28/7/2015 - 02:11

Chiedo perdono. So di commentare un articolo di diversi anni fa, ma ho avuto modo di leggerlo solo oggi.

Per quanto condivida buona parte delle cose scritte nell'articolo, mi limito a dissentire sul fatto che buona parte di cio` che di liberista abbiamo visto in Italia venisse da destra.

Se certamente si puo` considerare il PLI di destra, non credo che lo stesso ragionamento si possa fare per il PRI. Che fosse "centro laico", "sinistra democratica" o "centrosinistra" mi sembra che si evitasse sempre di definirli di destra. Anche perche` gli stessi elementi chiave, da Spadolini a La Malfa senior e Visentini, credo non avrebbero gradito.
Certo, in altri paesi PLI e PRI non verrebbero probabilmente neppure considerati cosi` laissez-faire come qui, ma ci tenevo a fare questa piccola (forse insignificante) precisazione.

La tesi di fondo ha un suo perche`. Trovo, ad esser sincero, che sarebbe molto piu` facile far riferimento alle culture politiche piu` che allo schieramento parlamentare.
D'altronde sinistra e destra vengono percepiti in maniera diversa in diversi paesi.
Quando invece parliamo di liberalismo, sappiamo meglio a cosa andiamo incontro.

Credo che in molti di noi influisca il fatto che una destra moderata e moderna in Italia non sia mai esistita. Si passava dall'MSI alla DC, dai fascisti ai preti. Forse, tutto sommato, dirsi di sinistra democratica e non marxista ci fa (e faceva) sentire meglio per questo. Poi arrivato Berlusconi definirsi liberali di sinistra faceva capire in poche parole la nostra grande distanza da quel personaggio. Certo, con il senno di poi sarebbe stato meglio chiarire il concetto che si era liberali autentici, e che SB e i suoi erano/sono una cricca di colberisti populisti.

PS: interessante notare come nonostante tutto tanti liberisti vengano dal PCI-PDS e dintorni. Non solo, mi sembra di capire, l'autore dell'articolo.

Oltre ai rilievi che fai, che condivido, ed alle osservazioni sui tragitti personali sottolineo questa tua frase

"Trovo, ad esser sincero, che sarebbe molto piu` facile far riferimento alle culture politiche piu` che allo schieramento parlamentare."

che coglie lo spirito dell'articolo.

Infine, sulle osservazioni "personali", che valgono per moltissime persone e non solo per i redattori di nFA. Esse meriterebbero una riflessione storica attenta che io non so fare.

Com'è che il "liberalismo moderno" in Italia è sia cosa recente, post anni '70, sia prodotto quasi interamente di persone che in gioventù svilupparono la loro indipendenza culturale e politica nella "sinistra" degli anni '70? Prima degli anni '70 il "liberalismo italiano" ha avuto espressione limitata a circoli intellettuali molto ristretti e socialmente super-elitari. Si', certo, ci furono Einaudi e Leoni e, prima di loro, alcuni notevoli pensatori ed economisti. Ma il loro impatto sociale fu infinitesimo, un infinitesimo ancor minore di quanto lo sia ora, che e' gia' microscopico. Ma la storia sociologica delle idee non la so fare ... :(