Titolo

Un volgare despota medievale

4 commenti (espandi tutti)

Ok, D'Alema s'è comportato come un Chavez qualsiasi, ma veramente siamo qui a difendere i giornalisti italiani?!? Non credo che questo sia il primo post in cui si è parlato della piaggeria, della partigianeria e del pressapochismo della categoria (e del suo suo inutile ordine, aggiungerei).

Certo, la libertà di stampa è importante, e giustamente sancita dalla Costituzione, ma la situazione che si sta venendo a creare in questi ultimi mesi sembra ricordare l'inizio di Tangentopoli. Così come allora c'era il "tintinnare di manette" annunciato a mezzo-stampa da giornali compiacenti (ricordiamo l'avviso di garanzia a Berlusconi durante il G8 di Napoli, e la figuraccia internazionale che l'Italia fece in quell'occasione), oggi abbiamo le intercettazioni e i report di un'agenzia investigativa americana.

I giornali, nascondendosi dietro la libertà di stampa, sono diventati teste di ponte della lotta per il potere, con l'aggravante di punzecchiare la becera curiosità del popolo bue e un pericoloso qualunquismo di terza classe (e lo dico da fiero qualunquista).

Mi viene quasi voglia di stare dalla parte di Baffo di Ferro, certe volte...

Non si tratta di difendere i giornalisti italiani, spesso indifendibili e quasi sempre servili ed asserviti. Tanto poco da difendere che non sanno nemmeno difendere se stessi: in un altro paese, di fronte al volgare comportamento di D'Alema, tutti gli altri giornalisti accreditati si sarebbero probabilmente rifiutati di salire sull'aereo per solidarietà con il collega censurato. Non l'hanno fatto, da quanto mi risulta, nemmeno quelli del Manifesto e di Liberazione, dando prova una volta ancora della loro statura morale di rivoluzionari dei miei stivali.

Ma il punto NON è quello. Non è che se il Ministro degli Esteri si comporta da despota con i giornalisti, allora i giornalisti debbono essere considerati "buoni", o viceversa. I giornalisti italiani fanno spesso un pessimo lavoro, ma questo non elimina per nulla la gravità dell'atto in questione, e la sua natura anti-democratica e despotica. Anzi, come mi sembra abbastanza ovvio, le due cose sono parte dell'equilibrio fra il potere politico italiano che controlla, manipola, foraggia, minaccia, blandisce, possiede, vende, presta, violenta, umilia, utlizza, e finalmente distorce l'informazione, e coloro che tale informazione producono. Ad una classe politica del genere può solo accompagnarsi un giornalismo cialtrone e servile come quello che sperimentiamo nove volte su dieci [insisto sul distinguo, perchè nell'informazione, al contrario della politica, i buoni o persino eccellenti giornalisti ci sono], e viceversa.

Su Lenin, permettetemi di dissentire: che fosse intelligente, non ho dubbi. A modo suo lo è anche l'attuale Ministro degli Esteri. Questo non toglie che, in entrambi i casi, l'intelligenza sia sottodimensionata rispetto alle ambizioni e all'autostima dei due soggetti. Inoltre, cosa più grave, entrambi palesano un'ignoranza del mondo e di come funzionano i sistemi sociali che fa paura: ignoranza vera e profonda, tipica di gente che non ha mai studiato il problema seriamente e che, se lo ha fatto, non ha capito nulla. Per questo il defunto volle costruire il socialismo nella Russia zarista a colpi d'assalti al Palazzo d'Inverno, collettivizzazioni delle campagne e poi NEP, mentre il tuttora fra noi presente ha fatto quello che ha fatto dai tempi in cui (in pantaloncini corti) leggeva le odi socialiste al signor Togliatti Palmiro sino alla grande esperienza da Presidente del Consiglio a fine anni 90.

 

Che poi, vogliamo sfatare il mito dell'intelligenza di D'Alema? È stato presidente della Commissione Bicamerale che doveva cambiare la Costituzione, e ha brigato talmente tanto con Fini che è riuscito a fare arrabbiare Berlusconi, che ha fatto saltare il tavolo; andato al governo, la riforma del mercato del lavoro che aveva proposto è stata immediatamente boicottata e stoppata dai sindacati; poi, s'è fatto cacciare da un Mastella qualunque per le solite elezioni regionali perse; dopo essere stato il grande elettore di Fassino alla segreteria DS, ha assistito a Fassino stesso che allontanava tutti i suoi uomini dai centri di comando; vinte le elezioni 2006, voleva fare il presidente della Camera (eletto Bertinotti), il presidente delle Repubblica (eletto Napolitano), s'è ritrovato agli esteri; durante una votazione al Senato, dice che se il governo perde si va tutti a casa, e il governo effettivamente perde.

Non è che siccome uno c'ha la faccia da str... allora deve essere per forza una mente superiore!

Re(2): Certe volte

Ja 18/6/2007 - 01:49

e' che d'alema e' cosi' intelligente che si fa prendere per i fondelli dalla sua stessa intelligenza.